TEDDY di Jason Rekulak

Entra in casa e io mi incammino verso il cottage. Ancora una volta sento dei passi ad Hayden’s Glen, altri cervi o adolescenti ubriachi o gente morta, chi lo sa, ma il rumore non mi spaventa più.

Perché ho deciso che Adrian ha ragione.

Non devo avere paura di Anya.

Non sta cercando di farmi del male.

Non sta cercando di spaventarmi.

Sta cercando di dirmi qualcosa.

E credo sia il momento di levare di mezzo gli intermediari.


Trama

Teddy è un dolce bambino di cinque anni, intelligente e curioso, che ama disegnare qualsiasi cosa: gli alberi, gli animali, i genitori e, occasionalmente, anche la sua amica immaginaria, Anya, che dorme sotto il suo letto e gioca con lui quando è da solo. Ma ora a occuparsi di lui per tutta l’estate c’è Mallory, la nuova babysitter. I due si sono piaciuti fin dal primo incontro, tanto che il signor Maxwell non ha potuto opporsi all’assunzione della ragazza, che nonostante la giovane età ha dei difficili trascorsi con la droga. All’apparenza tutto è perfetto: i Maxwell sono gentili e comprensivi, la loro casa sembra uscita direttamente dalla copertina di una rivista e le giornate sono scandite da una routine serena, che comprende giochi, pisolini e bagni in piscina. Fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare, diventano sempre più strani, cupi, quasi macabri e rivelano un tratto decisamente troppo complesso per un bambino di quell’età. Che cosa sta succedendo? Per Teddy è colpa di Anya, è lei a dirgli cosa rappresentare e a guidare la sua mano. Qualcosa non va e, anche se può sembrare una follia, solo Mallory può scoprire la verità prima che sia troppo tardi. Un thriller che sconfina nel paranormale e che, grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà, pagina dopo pagina, in un inquietante crescendo, fino all’imprevedibile colpo di scena finale.


Recensione

## L’inebriante miscela tra suspense e orrore. La lacrima che scivola lenta e inesorabile e corrode ogni certezza. Il brivido che irrompe quando la morte non è l’ultima, irrevocabile parola prima della fine. Il dubbio inenarrabile che qualcosa torni dall’aldilà per correggere un errore che è insopportabile. E l’infanzia, corrotta e sporcata, che non è più l’eden che credevamo ##

<<Teddy, perché l’hai fatto?>>

Lo so, non bisognerebbe mai giudicare un libro dalla copertina. E’ un po’ come dire che l’abito fa il monaco. Ma è davvero impossibile resistere alla cover di questo strabiliante thriller che tende all’horror. Una casetta disegnata con i tratti incerti di un bambino, che figura anch’esso in primo piano, sorridente. E a fianco, l’immagine stilizzata di una figura agghiacciante. Un fantasma, uno zombie. Una presenza demoniaca che diffonde nell’aria tutta la sua forza e il suo orrore. E altri disegni, prodotti da una mano infantile, che scivolano fuori dalle pagine. Disegni che diventano sempre più lugubri, cupi, macabri.

Perché, ammettiamolo,  non c’è niente di più inquietante di quell’angolino dell’infanzia che odora di inquietudine, di ambiguo, di subdolo e spaventoso. Quell’innocenza che si trasforma in sottile crudeltà. Quel candore che si traveste da inquieta preveggenza. Quell’aria infida che non è inconsapevolezza, ma una lucidissima e potente visione oltre il reale, oltre il raziocinio e l’intelletto.

Giunti Editore ha intercettato quest’opera fuori dalle righe, capace di scatenare nel lettore un’enorme curiosità. E l’ha data in pasto al lettore condita dalle migliori premesse. Se si pensa che perfino un certo King si è scomodato a dare un giudizio su questo libro, possiamo stare certi che “Teddy” sia e sarà il thriller dell’anno.

Teddy è un bambino di 5 anni, che vive sereno con i genitori in una casa bellissima. E Mallory è la sua nuova babysitter. Una ragazza dal passato tormentato e dai trascorsi tragici. Mallory assisterà ad una repentina metamorfosi dei disegni di Teddy e dovrà scoprire cosa ha scatenato, nel bambino, questo cambiamento. Quali eventi conosce, qual è la mano che guida la sua, piccola e inesperta? E’ davvero solo frutto di una fantasia che galoppa a tutta velocità?

In effetti ci sarebbe qualcosa da approfondire, in Teddy. Per esempio, l’identità della sua amica immaginaria, Anya. Quella che, a suo dire, non esiste davvero. Ma che è una presenza inquietante e indefinibile, che sembra voler pretendere qualcosa dal bambino. Anya, che sembra legata a Teddy da qualcosa di profondo, sopravvissuto al tempo e ad ogni regola.  Per esempio, il passato, che fa capolino, tragico e insanguinato dalle  finestre del cottage in cui Mallory trascorre le sue ore libere.

Qualcosa sembra voler rompere una cateratta ed esplodere all’esterno. Una voce che chiede aiuto e vendetta. Troppi interrogativi si addensano sulla casa perfetta dei genitori di Teddy.  Forse, dietro ogni facciata si celano segreti che non ci aspettiamo. Un passato indecifrabile sembra gridare sempre più forte e Teddy sembra essere il mezzo attraverso il quale una forza innominabile cerca voce ed eco.

Il romanzo è arricchito dalle illustrazioni di Will Staehle, che ha curato la grafica di Anya, e di Doggie Horner, che ha confezionato i disegni di Teddy. L’immediatezza delle immagini, la loro forza evocativa, fanno di questo libro un vero gioiello per il lettore, che potrà godere di un affaccio privilegiato sulla storia senza scomodare troppo il suo spirito di osservazione.

La prosa di Jason Rekulak fa il resto. Limpida ma martellante. Senza alcuno sforzo, rinunciando completamente a qualsiasi effetto speciale se non quello delle parole e delle immagini, induce nel lettore un sottile brivido sulla schiena, quello che ci coglie quando aspettiamo qualcosa di subdolo, di viscido, di terribile. E’ un attesa incessante, che ci fa stare in bilico tra il paranormale e la suggestione. Ma è un brivido che non fa danni, quello che confeziona  Rekulak. Perché questa non è solo una storia che toglie il sonno. E’ anche una storia di riscatto, di guarigione. Che ci fa guardare dentro di noi e scendere  patti con l’impatto annientante dei nostri sensi di colpa e con la necessità, universale, di fare pace con il nostro passato.

L’essere umano troneggia dall’alto con le sue contraddizioni, le sue paure e i suoi desideri, spesso motori di scelte aberranti, alle quali pare impossibile sottrarsi. Ed il confine tra bene e male diventa labile e sfuocato. E solo una forza inarrestabile può interrompere una catena di errori, debolezze, cadute.

Teddy non è solo una storia di fantasmi. Teddy è uno specchio in cui guardare e guardarsi. Teddy è il balsamo che ripara ciò che un uomo ha rotto. Con la sua brama, i suoi desideri, i suoi errori e le sue debolezze. Ed è il pungolo che ci induce a chiederci fin dove siamo disposti a spingerci per difendere ciò che amiamo. E cosa siamo disposti a perdere per mantenere puro e incorrotto ciò che è innominabile.

L’autore

Jason Rekulak, prima di dedicarsi alla scrittura, è stato, fino al 2018, l’editore di Quirk Books. Il suo romanzo d’esordio, I favolosi anni di Billy Marvin (Rizzoli, 2018) è stato tradotto in 12 lingue e nominato per un Edgar Award. Teddy è il suo secondo romanzo che presto diventerà una serie per Netflix.


  • Casa Editrice: Giunti Editore
  • Traduzione: Roberto Serrai
  • Illustrazioni: Will Staehle e Doogie Horner
  • Genere: Thriller/horror
  • Pagine: 414

CAMBIARE LE OSSA di Barbara Baraldi

 
Senza nemmeno finire la colazione , Aurora si alzò e si diresse a passo spedito verso il parcheggio dove aveva lasciato l’auto. Non aveva tempo per le distrazioni, per l’autocommiserazione o i rimpianti. Aveva di meglio da fare, adesso. Era il momento di sciogliere i polsi dalle manette e fare quello che sapeva fare meglio. Seguire le tracce.
Perché lo sapeva che l’uomo (…) era là fuori, da qualche parte, e presto avrebbe ucciso di nuovo.

Trama

Torino, 1988. Tito Ferretti ha solo quattro anni quando assiste all’omicidio di sua madre e del suo amante: è opera del “mostro”, il serial killer che sta terrorizzando la città e che sarà catturato, dopo un’indagine serrata, dal sostituto procuratore Francesco Scalviati. Sono passati 34 anni da allora. Il ricordo di quei fatti è lontano, ma il rinvenimento di un cadavere sfigurato sembra improvvisamente riaprire l’incubo: è Tito Ferretti. L’hanno massacrato con un antico spaccaossa, terza vittima di un assassino che agisce secondo una precisa, feroce dinamica. C’è un collegamento con il mostro, e quale? Il commissario Damiano Provera sa che solo una persona può venirne a capo: Aurora Scalviati, figlia del magistrato che negli anni Ottanta seguì il caso del mostro, venuta al mondo la stessa notte in cui le mani del padre si macchiarono di sangue. Capace, soprattutto, di scorgere le connessioni che nessun altro vede, e farne materia per identificare il killer. Aurora realizza subito che, anche se non sembrano avere nulla in comune, le vittime sono state scelte in base a un disegno preciso. E viene attratta da due indizi inquietanti: delle inspiegabili incisioni sulle ossa di Ferretti e un libro misterioso sulle connessioni fra teoria quantistica e fede. Mentre cerca di decifrare l’enigma arriva un’altra notizia sconvolgente: Giorgia, una ragazzina di dodici anni, è appena stata rapita… È l’inizio di un viaggio allucinante dove Aurora dovrà ricostruire un meccanismo perfetto e spietato, confrontarsi con la potenza della mente umana e capire, una volta di più, che il passato è l’unica chiave per penetrare il presente. E l’unica possibilità di redimersi.

Aurora Scalviati torna in un thriller impetuoso, costruito con precisione chirurgica, sorprendente fino all’ultima pagina.


Recensione

Tornare ai luoghi che l’hanno vista bimba, ragazza e poi giovane poliziotta. Tornare là, dove tutto ha avuto inizio  e dove tutto è finito. Ai ricordi di infanzia, di un padre amato ma distante. All’amore, quello che ti fa tremare e per il quale faresti di tutto. Al sogno, al battito d’ali di una vita che prende forma. Alla felicità, che completa una persona e che a volte fa persino paura, tanto è perfetta e fragile.

I ricordi disegnano un vuoto, ma lei sa cosa deve fare. Fuori, nascosto nel buio, c’è il male assoluto. Che uccide, che distrugge, che sembra animato da qualcosa di grande e di misterioso. Che richiama alla mente il ricordo di un altro assassino.  Un mostro, che seminò la morte sul finire degli anno ottanta a Torino.

Lei è Aurora Scalviati, una profiler, la migliore in circolazione. Lei stilerà il profilo dell’assassino che tiene in scacco la città. Ma prima, deve fare scendere a patti con il suo passato. Con il ricordo della notte in cui ha perso tutto e la sua carriera è andata a pezzi. Aurora serba un segno indelebile di quella notte. Quel proiettile che non l’ha uccisa ma l’ha resa vulnerabile.

Torino la accoglie di nuovo. Una città magica, in cui Aurora distingue le eco di suo padre Francesco, che sembra voler tornare indietro da lei, per darle gli abbracci che non ha avuto da bambina.

L’indagine è un rompicapo. Le morti si susseguono, cruenti e inspiegabili. E Aurora è magnifica, forte, determinata, assetata di verità, di giustizia. E non cede di un millimetro, neanche quando la sorte le si torce contro.

Barbara Baraldi è da applausi, in questo thriller al cardiopalma dove il mistero e il sangue si dividono la scena. La sua capacità incredibile di vivisezionare l’intimo dei personaggi, la loro psicologia, i loro moventi. Lo studio accurato degli impulsi che manovrano l’uomo, che lo rendono eroe o portatore di morte. L’arguzia di mantenere sempre un filo conduttore tra le sue opere, il cui denominatore comune è lei, Aurora.

Tornare nei luoghi de La stagione dei ragni è stata una scelta azzeccatissima. Trovare una trade-union con le vicende del mostro dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, la stupefacente disinvoltura con cui Barbara padroneggiala trama, la modella con garbo e arguzia per creare un  meccanismo perfetto di suspense e di introspezione capace di rapire il lettore e tenerlo prigioniero delle pagine, senza sosta.

Cambiare le ossa è un ritorno in luoghi che ci fanno stare bene. E’ la serenità che ci sorprende mentre ritroviamo qualcuno in cui ci siamo rispecchiati, che ci ha toccato nel profondo,  che abbiamo desiderato conoscere in profondità e al quale abbiamo teso una mano.

No, non ci siamo stancati di Aurora Scalviati. Al contrario, l’impressione che si trae dalla lettura è che Aurora abbia ancora molte cose da dire. E questo è anche un po’ un augurio che fa capolino dalle pagine.

Aurora tornerà, ne sono certa….


L’autrice

Barbara Baraldi è originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti per la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in In­ghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC per la realizzazione del documentario Italian noir sul giallo italiano.

Per Giunti ha pubblicato con straordinario suc­cesso la trilogia Aurora nel buio (2017), vincitore del Premio Garfagnana in giallo 2017 e del NebbiaGialla 2018, Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019). Nel 2021 è uscito il nuovo avvincente thriller La stagione dei ragni.


  • Casa Editrice: Giunti Editore
  • Genere: thriller
  • Pafgine: 390

INSPIRA, ESPIRA, UCCIDI di Karsten Dusse

Soltanto un uomo che non fa ciò che non vuole fare è veramente libero.

Trama

E se qualcuno applicasse alla lettera i princìpi della mindfulness per liberarsi dei propri problemi, facendoli fuori uno a uno (non solo in senso metaforico)? È quello che succede a Björn, avvocato in carriera dalla clientela molto esigente, quando la moglie lo spedisce a fare un corso di mindfulness minacciando di divorziare e di allontanarlo dalla figlioletta. A meno che non impari a conciliare famiglia e lavoro. Ma non è semplice applicare quei sani princìpi quando il tuo maggiore cliente è un mafioso narcotrafficante, che per sfuggire alla polizia si nasconde nel tuo bagagliaio durante una gita con tua figlia. Per impedire al lavoro di entrare nella sfera privata, Björn ha un’unica scelta: lasciare il “lavoro” nel bagagliaio sotto al sole, con conseguenze letali ma salvifiche. Finché la scomparsa del boss lo obbliga a prendere in mano la gestione dei suoi loschi affari e… sostituirlo!

Inspira, espira, uccidi è la storia di un omicidio deliberato ma non premeditato, un’inaspettata fusione tra una guida di mindfulness e un poliziesco, e soprattutto un originale romanzo di intrattenimento.


Recensione

Conquistare la serenità, conciliare vita privata e i sempre più pressanti impegni di lavoro, gestire lo stress, acquisire la completa padronanza di sé. Chi non vorrebbe raggiungere questo obiettivo e riuscire a dedicare più tempo a se stesso e a chi gli sta accanto?

Certamente non Bjorn, avvocato in attesa di successo, con il sogno di diventare finalmente socio dello studio per il quale lavora e che si trova, invece,  a lavorare con un unico e ingombrante cliente, dal passato poco chiaro e dal presente altrettanto dubbio. Bjorn è schiavo del suo lavoro, che gli porta via tutto il suo tempo, a discapito della moglie Katharina e della figlioletta Emily. Ed è  sempre più coinvolto nei loschi traffici del suo cliente al quale è decisamente complicato dire di no.

Ed ecco che la mindfulness si affaccia nella sua vita. Una filosofia che pretende di risolvere tutti i suoi problemi esistenziali, di affrancarlo dal lavoro e concedergli una visione consapevole e non critica di se stesso e della realtà, riuscendo nel controllo delle proprie emozioni e dei pensieri negativi.

Tutto bene, direte voi. Un problema, una possibile soluzione.

Eh no!, rispondo io. Perché la mindfulness, se presa alla lettera e senza un filtro critico, potrebbe condurre proprio dove ha condotto Bjorn….. in luoghi non esattamente confortevoli….

Il nuovo Bjorn, riveduto e corretto dopo ogni incontro con il suo terapeuta,  risulterà consapevole, scevro dai condizionamenti esterni, positivo, estremamente abile nell’applicare la filosofia del “qui e ora”. Concretamente indirizzato a cogliere la meraviglia della vita, se vissuta con la giusta consapevolezza e con l’obiettivo di viverla pienamente.

Purtroppo, con un imbarazzante  eccesso di zelo,  il nostro consapevole eroe non disdegnerà di colpire chi o cosa gli impedisce di raggiungere il benessere. E qui iniziano i guai!

Definire questa chicca un thriller non renderebbe giustizia al meraviglioso lavoro di Karsten Dusse, che lancia ironia e sottile sarcarmo alle stelle, nel tratteggiare i disastri che si compiono quando prendiamo le cose alla lettera.

Così, per non inquinare la sua isola temporale con la piccola Emily, per evitare accuse e gogne varie, per cogliere a pieno la potenza del presente e la sacralità del vincolo familiare, Bjorn spargerà sangue a destra e a manca, pensando di essere nel giusto nel seguire pedissequamente i consigli del suo terapeuta.

Angoli delle labbra all’insù e piacere di lettura al massimo, nel seguire le vicende di Bjorn, che subisce un tremendo effetto domino nel tentativo di risolvere i problemi che gli si parano davanti, non ultimi quelli con la giustizia.

Un’esperienza di lettura altamente originale, brillante, deliziosamente divertente è ciò che si coglie da questo libro, che l’autore conduce con grande dimestichezza e sicuramente divertendosi egli stesso per le sue esilaranti trovate. Si sorride tanto, in questo romanzo e ci si delizia della genialità del suo autore, che confeziona un manuale di istruzioni per vivere in perfetta armonia con noi stessi e liberi da qualsiasi giudizio.

Istruzioni da filtrare bene prima dell’uso, mi raccomando!

L’autore

Karsten Dusse è un avvocato e autore di format televisivi di grande successo. Inspira, espira, uccidi è il suo romanzo d’esordio, il primo di una serie di thriller che hanno scalato la Top Ten dello Spiegel e non ne sono mai usciti da due anni a questa parte. La storia del cinico eppure ingenuo avvocato Björn Diemel, che diventa un vero e proprio criminale grazie alla mindfulness, ha conquistato milioni di lettori in 13 Paesi e sarà presto un film.


  • Casa Editrice: Giunti Editore
  • Traduzione: Rachele Salerno
  • Pagine: 390

LA MAMMA SI E’ ADDORMENTATA di Romy Hausmann

Nel bosco la notte è senza contorni, non posso più correre, solo procedere passo dopo passo, con le braccia tese in avanti. E’ come se mi avessero bendato gli occhi per poi farmi girare due volte su me stessa. Avanzo a tentoni tra gli ostacoli, da un tronco d’albero all’altro. Sotto i miei piedi sento i ramoscelli spezzati e le foglie scricchiolare; nelle orecchie il sangue sta scrosciando come l’acqua in uno scarico.

Trama

Era solo una ragazzina di quindici anni quando è stata condannata per un crimine atroce, di cui si è sempre dichiarata innocente. Adesso Nadja è una donna adulta e ha ormai scontato la sua pena. Non chiede altro che una vita normale, e quel lavoro anonimo come assistente in uno studio di avvocati sembra l’unico modo per tenere a bada gli incubi e il panico che la assale all’improvviso. Un’esistenza grigia e ripetitiva che però la fa sentire protetta. Ma un giorno, inaspettatamente, la morte rientra di nuovo nella sua vita. Laura, la moglie del suo capo, l’unica persona che le abbia mai dimostrato amicizia, ha commesso un tragico errore, un errore che è finito nel sangue. Adesso potrebbe perdere tutto: suo marito, sua figlia, le sue sicurezze. Nadja sa bene che cosa significhi. Ma sa anche che aiutarla la renderebbe sua complice. Mentre si dirige nei boschi dello Spreewald con un carico inquietante nel bagagliaio della macchina, non può certo immaginare che quel luogo popolato di oscure leggende diventerà teatro di una caccia spietata. Qualcuno sta cercando di trascinarla in un gioco perverso e Nadja capirà ben presto che il suo passato sanguinoso potrebbe fare di lei la vittima perfetta. O l’assassina perfetta. Chi si è macchiato di una colpa potrà mai essere libero? Ancora una volta Romy Hausmann ci regala un thriller che porta alla luce i lati più insidiosi della psiche umana.


Recensione

Due racconti in parallelo, che sembrano non incontrarsi mai. Due storie maledette, che non sembrano essere capaci di deviare verso un lieto fine.

Una passione insana, travolgente, ossessionante. Alla quale lei, Nelly, non sa sottrarsi, e che per lui, Paul,  è come la tela di un ragno, tessuta con malcelata innocenza ma pronta a chiudersi sulla preda.

E un disagio che affiora sempre più evidente, tra le pareti di un appartamento sporco e senza luce. Una madre distratta  e una bimba, Nadja, che tenta di sopire, di celare, senza riuscirci, tutte le sue mancanze. Per amore del fratellino. Per salvarlo e per salvarsi.

Un avvocato di successo sarà l’anello che metterà in relazione i due scenari, attraverso una storia nera come la notte, in cui l’inganno e la mistificazione giocano il ruolo principale.

Il risultato è un thriller che tiene il lettore costantemente sulla corda. Che porta la tensione al parossismo per stemperarla, subito dopo, attraverso un cambio di scena repentino. Un balzo tra uno scenario e l’altro. Tra due storie in cui crudeltà e cinismo corrono sul filo del rasoio.

La legge, per mezzo dei suoi tutori, appare come una creatura camaleontica e viscida. La legge si presta ad adattarsi agli scopi dell’uomo. Sa tutti dei suoi vizi. Sa come aggirare la colpa e come assolvere.

Ma siamo proprio sicuri che l’arguzia dell’uomo e il suo deplorevole doppiogioco siano in grado di deviare il corso della giustizia? Siamo proprio sicuri che chi ci appare debole e vulnerabile sia destinato a soccombere?

“La mamma si è addormentata” è un romanzo che serba molte sorprese. E che soggiace, in ultima istanza, alla convinzione che il bene debba sempre prevalere sul male.

In un continuo cambio di scena e attraverso alterne vicende al cardiopalma, Romy Hausmann mostra al mondo il suo talento narrativo. Le sue atmosfere, i suoi personaggi, il gioco delle apparenze che sa creare senza sforzo, sono calamite per il lettore, che sarà ammaliato dal susseguirsi ossessivo delle vicende.

La scrittura di Romy Hausmann è brillante, suadente e ipnotica. L’impianto narrativo che costruisce è un capolavoro di perfezione in cui si alternano i due piani narrativi e le lettere che Nadja, ormai adulta, scrive al fratello, nel tentativo di spiegargli cosa successe la notte che la loro madre si addormentò nel sonno irrevocabile della morte.

L’innocenza perduta, la voglia di riscatto da un lato. Il desiderio di essere amato, la follia che ci fa credere di poter deviare i corso degli eventi, l’impossibilità di ottenere un processo giusto,  dall’altro.

La Hausmann è bravissima a farsi interprete delle pulsioni umane, spesso innocue ma talvolta, invece, talmente avverse da creare fratture insaldabili.

Una storia distorta, cattiva, che mostra al lettore il nero che può celarsi dietro alle apparenze. Una storia nera, in cui non si salva nessuno. Nessuno, quando, forse, sarebbe bastato così poco per correggere il corso degli eventi. Ma l’uomo è così. Codardo, insincero, avido. E soccombe, alla sua codardia, alla sua falsità, alla sua avidità. Una storia che soppesa il passato e decide che è enorme, ingombrante, incancellabile.

Difficile sottrarsi ad un destino segnato. Facile farsi abbacinare dalle illusioni. Meraviglioso perdersi nel labirinto creato da una penna illuminata, in cui soccombere, in cui rassegnarsi e perdersi.


L’autrice

Romy Hausmann (1981) ha lavorato come caporedattrice di una casa di produzione televisiva a Monaco e poi come libera professionista per la tv. Vive con la sua famiglia in un cottage nei boschi vicino a Stoccarda. Il suo romanzo d’esordio, La mia prediletta (Giunti 2020), è stato un grande bestseller internazionale, rimasto per mesi al 1° posto della classifica dello Spiegel e opzionato per un film di prossima uscita. Un successo confermato dal suo secondo thriller La mamma si è addormentata. I libri di Romy Hausmann sono tradotti in 24 Paesi.


  • Casa Editrice: Giunti Editore
  • Traduzione: Alida Daniele
  • Genere: thriller
  • Pagine: 346