QUALCOSA NELLA NEBBIA di Roberto Camurri

E lì, davanti a un mare sconosciuto e lontano, tenendo tra le braccia una versione irreale di me, sono dentro ai miei racconti. (…).
Mi sento travolto, e tutto trema attorno a me. Trema il mare e trema il canale, e la città e i suoi tetti, tremano le nuvole sopra la mia testa, i profumi degli alberi, dell’erba, della rugiada nelle albe invernali, del sole e dei fiori nell’afa delle estati.
Tremano il profumo e il candore della neve.
 

Trama

Uno scrittore sceglie di ambientare i suoi romanzi a Fabbrico, un paese che non ha mai visto ma che lo attrae inspiegabilmente. È un uomo insoddisfatto e arrabbiato, odia la sua famiglia e il suo lavoro. Il suo primo libro ha avuto successo, e ora sta scrivendo nuove storie, diverse, ambientate in una Fabbrico spettrale in cui si muovono tre personaggi: Alice, che ha avuto una grottesca carriera in tv e ha scelto di tornare a vivere in paese; Giuseppe, da sempre innamorato di Alice anche se può averla solo in un perverso gioco sessuale; e Andrea detto Jack, che da bambino assiste all’arrivo di un’inquietante famiglia nella casa con cinque comignoli vicina alla sua, diventando testimone di una terribile tragedia. Invitato a un festival letterario in Olanda, lo scrittore comincia a confondere realtà e finzione, e grazie a una donna misteriosa scopre un passato che non sapeva di avere.

Amore e amicizia, fiducia e tradimento, vita e morte: Roberto Camurri torna ai temi di A misura d’uomo in un romanzo intimo e intenso, radicalmente sincero. E con una lingua suadente e musicale, e delicati tocchi sovrannaturali, svela la natura ammaliante del passato, che ci attrae con il suo incessante richiamo ma ha il potere di liberarci dalle nostre più recondite paure.


Recensione

Ci sono luoghi che finiscono per diventare una trappola per chi li ha immaginati. Luoghi del cuore, della mente. E luoghi geografici veri e propri, popolati di persone, di storie, di destini che si attorcigliano al collo togliendoci  il fiato.

Fabbrico è uno di questi. Esiste davvero, ma Roberto Camurri lo ha destrutturato, reinventato. Lo ha cancellato per farlo risorgere in un mondo di fantasia.

Fabbrico è come un imbuto che risucchia vita e vitalità di uno scrittore in crisi, che risponde con l’odio agli interrogativi che sente gravare sulle sue spalle. Nel suo matrimonio aleggia indifferenza e rabbia e un solo ricordo, di quando dopo l’amore fatto in auto con la moglie, una nebbia repentina e improvvisa li avvolge fino a svelare Fabbrico, con le sue case e, una su tutte, una casa con cinque comignoli.

Fabbrico si materializza davanti a lui ed è il paese che lui stesso racconta nei suoi romanzi. A Fabbrico c’è Alice, c’è Giuseppe e c’è Andrea, detto Jack. Sono i personaggi che lo scrittore ha creato, che ha partorito con la sua penna, che vivono grazie a lui ma che ad un certo punto è come se si riappropriassero delle proprie vite, per viverle in maniera autonoma. Si staccano dalla volontà del loro creatore, e gli vanno incontro con lo scopo di confonderlo. La dimensione onirica è molto forte in questo romanzo, così come la confusione mai risolta tra immaginario e reale. E c’è anche autoinganno, quell’istinto di auto protezione che colora e confonde una realtà che non possiamo accettare.

Lo scrittore scrive per capire, per far dissolvere quella nebbia che ormai l’ha avvolto. Scrive per delineare un ricordo che scatta quando vede davanti a sé i cinque comignoli di una casa.

Un grido di aiuto e il desiderio di velarsi gli occhi per non vedere. Lo scrittore ha bisogno dei suoi personaggi, e loro di lui. Fabbrico è un luogo immaginato ma i suoi contorni sono sempre più netti e più spaventosi.

Fabbrico è un magnete che gira impazzito come l’ago in una bussola. E che si ferma davanti a Alice, a Jack, a Giuseppe, alla loro voglia di dimenticare, di rifare, di distruggere e di ricostruire. Lo scrittore non può che guardarli vivere, perché dopo che ha dato loro la vita ne ha anche perso il controllo. E ne subisce il giudizio.

In un vortice di confusione, dove memoria e sensazione si intrecciano e si sovrappongono, le recondite impressioni di una vita lontanissima tornano a galla. E riaffiorano consapevolezze che erano state celate. E i personaggi tornano ad essere lievi ectoplasmi che fluttuano dentro ad una coscienza che recalcitra dentro a sensazioni attutite, che spaventano e fanno male. E Fabbrico torna ad esistere.


L’autore

Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico che esiste davvero. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Il suo libro d’esordio, A misura d’uomo (NNE 2018), ha vinto il Premio Pop e il Premio Procida ed è stato tradotto in Olanda, Spagna e Catalogna. Il suo secondo romanzo, Il nome della madre, è stato tradotto in Olanda e Germania. Qualcosa nella nebbia è il suo terzo romanzo.


  • Casa Editrice: Enne Enne Editore
  • Collana: La Stagione 2022
  • Genere: narrativa
  • Pagine: 172

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