IL SILENZIO DEL MONDO di Tommaso Avati

Ma fu in quell’istante che si dissero tutto. Fu in quel silenzio perfetto che il destino si compì in tutta la sua ineluttabile precisione. La madre le posò una mano sul grembo. Lasciò che la figlia ne avvertisse il calore. Lo aveva fatto? Non glielo chiese. L’altra non lo disse. Desideravano solo rimanere così ora – la mano dell’una sul grembo dell’altra – ripetendo un gesto che già una volta aveva aggiustato un destino. Non volevano altro che rimanere così, ora, mentre la sera fuori scendeva lentamente su tutto, mentre il silenzio tornava a posarsi sul mondo.

Trama

Questo romanzo narra una saga familiare che si svolge in un periodo di tempo che va dall’avvento del fascismo fino ai giorni nostri. È la storia di tre donne: nonna, madre e figlia, tutte non udenti. Rosa viene dal tempo antico e contadino. Impara una lingua simile a quel che vede e tocca: forte e sanguigna. Quella lingua è come una madre, se la porta con sé fino alla fine, e per essa si scontra col mondo civilizzato che non la capisce, e che lei non può comprendere. Da Rosa nasce Laura, che cresce nella grande città, conosce la lingua della gente, la governa, la padroneggia. Ma quella lingua che tutti parlano in realtà non le appartiene. Riconoscerlo è doloroso, richiede fatica, ci vuole coraggio. Una volta accettata la verità, sarà difficile tornare indietro. E da Laura nasce Francesca che è il prodotto dell’oggi. Parla la lingua di tutti, usa codici sofisticati, alterna tivi, evoluti. Ma Francesca sospetta che non bastino, lo capisce poco alla volta mentre l’ansia del mondo lentamente la assale. Il silenzio del mondo è un romanzo sulla diversità dell’essere sordi, sul linguaggio, sul dolore del comunicare. Un libro dove i gesti sostituiscono le parole, dove l’ascolto è qualcosa che va inventato nuovamente, ogni giorno. Ma è anche un romanzo che l’autore ha cucito per sé.


Recensione

Quante facce ha il silenzio, quali significati cela nella sua perfetta assenza? Ed è vero che il silenzio è assenza di suoni? O è, invece, il suono più perfetto dell’universo? Quello che tutti possono sentire? Quello a cui ognuno può dare un significato solo suo?

Questo romanzo ruota intorno al silenzio, che è anche scelta, non solo casualità. La sordità insegue le protagoniste di generazione in generazione, le colpisce con lievità, come neve al suolo, senza contaminare la loro essenza profonda, senza minare la loro fragilità, inserendosi nella loro vita come un seme su di un terreno grasso e fertile.

Il silenzio ha le sue ancelle, che portano su di sé tutto il peso dei suoni. Sono l’isolamento in un mondo disabitato, che riversa la sua bellezza negli odori, nei colori, nelle sensazioni. Ma un uomo non è un isola. Ed ecco che i segni arrivano a colmare i vuoti del silenzio. Dapprima per caso, poi per precisa intenzione.

I segni sono voce, rumore, urla e sussurri. Sono gesti che esprimono l’universo privato di chi li usa.

Rosa li impara per caso e deve nasconderli agli occhi del marito, che non riesce ad accettarli e che tiene la figlioletta prigioniera del silenzio. Laura imparerà i segni da lei, Rosa,  quasi in segreto. Perché i segni suscitano negli altri un sordo timore e una insensata voglia di nasconderli.  Laura potrà realizzarsi grazie ai segni e ambire ad una vita felice. Ma la felicità a volte è una chimera, che si dona al capriccio e del capriccio diventa schiava. Laura voterà le spalle al mondo degli udenti e anche a sua figlia Francesca, che è una donna del suo tempo e del tempo cavalca il buono e il brutto, senza chiudersi mai in se stessa.

Il silenzio del mondo è la storia di tre donne la cui vita ruota intorno ad una assenza. Non è solo assenza di suoni. Ma anche altri tipi di assenza, forse anche più complicati da gestire e da comprendere. L’assenza di amore, di comprensione, di radici. Un assenza che sembra creare i maggiori scompensi proprio a chi i suoni li sente. Sentire non è appannaggio solo dell’udito, ma di tutti i sensi. E anche del cuore, dell’intelletto, della sensibilità e della profondità di una persona.

Rosa, Laura e Francesca sono i frutti del loro tempo e vivono la sordità in modo diverso, come del resto la vive anche la società che le circonda, dapprima chiusa e ostile. Il tempo crea crepe nella percezione del silenzio e si apre ai segni, che diventano una lingua universale.

Tommaso Avati ci regala una storia ad alta intensità emotiva e ci porta in un universo denso di echi e di coni d’ombra, dove la luce irrompe quando il silenzio spezza i legami e poi li riunisce, li modifica, li irrobustisce.

Una prosa asciuttissima, che scava in un passato avaro, intima e tagliente come una lama. Una storia indimenticabile, in cui il perdono e voglia di comprendere riescono a penetrare la cortina, spesso impenetrabile di ogni assenza, quale che sia.


L’autore

Tommaso Avati si è sempre diviso tra cinema e letteratura. Nel 2014 ha vinto il Montreal World Film Festival per la miglior sceneggiatura per Il ragazzo d’oro. Nel 2020 ha vinto il Nastro d’argento al miglior soggetto per il film Il signor Diavolo. Ha scritto due romanzi, Ogni città ha le sue nuvole (2017) e Quasi tre (2018). Vive a Roma.


  • Casa Editrice: Neri Pozza
  • Collana: Bloom
  • Genere: narrativa italiana
  • Pagine: 206

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