LA CHIAVE MISTERIOSA E IL SEGRETO CHE SVELO’ di Louisa May Alcott

“L’oro dei Trevlyn e le loro proprietà nessun erede o ereditiera ma i godrà in pace, se, sebbene arrugginita, la verità nella polvere dei Trevlyn svelata non verrà”

Trama

Nessun membro della famiglia Trevlyn riuscirà a godere in pace dell’eredità della dinastia, finché una verità nascosta nella polvere non verrà svelata.

Questa antica e oscura profezia fa da sfondo alle vicende di cui Lady Trevlyn, sua figlia Lillian e Paul, servitore dal passato misterioso, sono i protagonisti nell’Inghilterra vittoriana di metà secolo XIX.

In un continuo susseguirsi di inganni e sotterfugi, la realtà che circondava i personaggi si sgretola inesorabilmente, lasciando spazio a una verità che né il tempo, né gli uomini sono riusciti a nascondere.

Recensione

Sapevate che Louisa May Alcott non ha scritto solo Piccole Donne, il celeberrimo romanzo che l’ha resa immortale?

La Alcott ha una biografia di tutto rispetto. Nata da una famiglia modesta, lottò per tutta la sua gioventù contro l’indigenza, impegnandosi in una miriade di occupazioni, facendo l’infermiera volontaria durante la Guerra di Secessione ed infine, cimentandosi nella scrittura. Una scrittura, in massima parte, ben lontana dal registro utilizzato in Piccole Donne. I suoi primi scritti sono opere gotiche, noir, immerse in atmosfere decisamente lontane da quello che furono poi utilizzate per il suo capolavoro assoluto.

E’ stata dunque la curiosità che mi ha spinto a leggere questo breve romanzo, che vide i natali nel 1867.

Il racconto è una storia di segreti familiari che, una volta svelati, potrebbero potenzialmente essere distruttivi e minare alla base i rapporti familiari dei protagonisti. In realtà, i buoni sentimenti avranno la meglio. Il perdono e la rinuncia in nome del bene comune faranno il resto. Insomma, un racconto a lieto fine dove il bene vince su tutto, ribaltando improvvisamente le sorti dei personaggi, che invece, proprio sul finale, mostrano la loro vera faccia. Una storia che si preannuncia alquanto noir ma che in ultima analisi non riesce a calcare la mano fino in fondo, quasi a dover cedere alla necessità del”vissero tutti felici e contenti”.

Le atmosfere che la Alcott introduce nel racconto sono alquanto lugubri e sono preannunciate, nell’incipit, da una avversa profezia . Una morte improvvisa, una notizia tenuta segreta, la figura ambigua della Signora Trevlyn, le atmosfere gotiche della dimora familiare. E poi, la venuta di un servitore, altrettanto misterioso, della cui vita intuiamo dei lati oscuri. Stanze buie, scorribande notturne, sonnambulismo, presenze oscure fanno il resto.

E’ facile intuire che all’epoca i racconti lugubri e i segreti familiari erano molto apprezzati.  E scrivere di essi doveva rappresentare, per un’artista, per di più donna, possedere anticonformismo e originalità, entrambi caratteri che successivamente la Alcott attribuirà alla sua beniamina Jo March, che non a caso è un personaggio che l’autrice accostò a se stessa. Ed infatti nel romanzo Piccole Donne, Jo March inizierà la sua carriera di aspirante scrittrice con racconti di questo genere, che saranno poi giudicati poco più che spazzatura dal suo futuro marito, che la indirizzerà a scrivere qualcosa di più profondo, che fosse attinente alla sua vera esperienza di vita e verosimilmente più spendibile presso il grande pubblico.

Nella vita reale dell’artista, invece sarà vero l’esatto contrario. La Alcott solo successivamente prenderà le distanze dal genere noir-gotico, ma solo per conformarsi ai gusti letterari del momento e anche per compiacere l’editore di Piccole Donne che, dopo il successo ottenuto, la obbligò in qualche modo a scrivere altri romanzi similari.

Ne “la chiave misteriosa e il segreto che svelò” ritroviamo intatto il talento letterario della Alcott. Una scrittura scorrevole, densa di potere evocativo, che fa vivere al lettore la storia quasi in prima persona.

Un racconto interessante quindi, non solo per la sua valenza letteraria ma perché ci fa conoscere un tipo di racconto in voga nella seconda metà del XIX.  Una lettura che tiene i piedi un due staffe, indecisa se calcare la mano sul mistero o se invece virare verso l’epilogo romantico.

Insomma, una Louisa May Alcott inedita per i più, che vi invito ad andare a conoscere.

  • Casa Editrice: 13Lab – Milano
  • Genere: noir
  • Pagine: 127

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