INTERVISTA A PAOLO PINTACUDA

Sabato 21 maggio, Salone Internazionale del Libro di Torino, Stand Fazi Editore

Paolo Pintacuda, sguardo azzurro cielo, sorriso aperto e un malcelato accento siciliano, mi si para davanti mentre io mi aggiro, un pò in ansia, tra le meravigliose pubblicazioni dello stand di Fazi Editore, che ha pubblicato il suo romanzo JACU, uscito a febbraio. I modi schietti e aperti mi conquistano all’istante e scacciano ogni nube dalla mia testa. L’imbarazzo è dissipato, sono a mio agio e mi dedico a Jacu con tutto l’entusiasmo possibile.

La mia intervista è in realtà una chiacchierata a ruota libera, che prende le mosse dal suo personaggio, Jacu, e crea un cerchio concentrico sulla Sicilia, terra magica, che non cessa di suscitare meraviglia e incanto in me.

Anche con Paolo Pintacuda utilizzo il mio semplice schema basato sulle question words, le parole che in inglese introducono le domande, nel tentativo, che spero andato a segno, di standardizzare le mie interviste, dando tuttavia l’occasione all’autore di toccare i temi principali del suo romanzo.

Per un breve cenno al romanzo (sinossi, recensione, biografia dell’autore), lascio qui sotto il link al mio articolo del 16 Febbraio 2022, che ho pubblicato in contemporanea all’uscita del libro.

https://librinellaria.org/2022/02/16/jacu-di-paolo-pintacuda


Who (il protagonista)

Paolo Pintacuda: ” il protagonista del mio romanzo è Jacu, un settimino nato alla fine del IXX secolo. Secondo la tradizione Jacu sarà un guaritore, un uomo che toglie la malattia con l’imposizione delle mani. Di Jacu sappiamo molte cose, fatti che conosciamo in modo anomalo, sia dal punto di vista “oggettivo” di un narratore, sia da un punto di vista “soggettivo”: Jacu viene raccontato dagli altri, da chi lo ha conosciuto. Ognuno di questi narratori propina al lettore un suo punto di vista che può coincidere o meno con la realtà dei fatti.

Di conseguenza il lettore vive un’esperienza totale di ricerca: Jacu è di fatto ciò che altri dicono che sia. Il lettore, ad un certo punto dovrà chiedersi a chi deve credere: ai fatti narrati o alla versione di chi lo ha conosciuto?

Inoltre, quando Jacu sceglierà di andare in guerra, le sue azioni faranno nascere una ulteriore domanda: il lettore dovrà guardare la sua straordinarietà, riferita alle sue abilità di guaritore, oppure la sua umanità, quella che lo farà in qualche modo disertare dalle azioni e dalle battaglie?

La guerra, peraltro, di fatto sarà l’unica scelta che compie Jacu. Il resto della sua vita sarà governato dall’etichetta di guaritore che gli viene suo malgrado cucita addosso. Etichetta che sarà sia dono che maledizione per Jacu”.


Where (i luoghi del romanzo)

Paolo Pintacuda: “La vicenda di Jacu si svolge in Sicilia, in una zona non meglio identificata nell’interno dell’isola. Il paese in cui si svolgono le vicende è Scurovalle, un luogo inesistente nella realtà ma perfettamente plausibile con i tempi e la geografia della regione. I luoghi sono pervasi dalle suggestioni tipiche di un luogo chiuso in se stesso, prigioniero di ataviche tradizioni, che resistono agli stimoli del progresso e alle novità del nuovo secolo che si sta affacciando.

La piccola comunità in cui Jacu vede la luce è lo specchio dell’umanità intera e ne condensa tutte le caratteristiche. E’ un luogo che dà e che toglie. Jacu sarà per loro il guaritore, ma anche un traditore. Jacu sarà osannato e poi dimenticato dai suoi compaesani”.


When (epoca del romanzo)

Paolo Pintacuda: “la vicenda inizia nel 1899 e si snoda fino alla prima guerra mondiale. Ho studiato a fondo e mi sono documentato attentamente attraverso ricerche e approfondimenti, per evitare di scrivere delle imprecisioni sul periodo storico in cui si svolge il romanzo.

Mi sono ispirato alla storia di mio nonno, anch’esso settimino e anch’esso soldato durante la prima guerra mondiale, Di lui si sono narrate molte vicende, tra cui anche quella del “sabotaggio”, se così si può dire, della sua arma da battaglia, che ho riproposto per Jacu.

La storia di Jacu doveva nascere come soggetto cinematografico, ma mentre stavo scrivendo, è come fuggita dalla mia penna ed eccola qui”.


JACU di Paolo Pintacuda

«Vittoria intese l’inquietudine del figlio giacché lo scrutava di sfuggita. Avrebbe voluto dire qualcosa, qualsiasi cosa che lo preparasse, ma scelse di tacere e lasciare che fosse Jacu a scoprire da solo ciò per cui era nato».



Trama

Una narrazione originale che mescola ricostruzione storica e romanzo in una maniera completamente spiazzante.
Negli ultimi giorni del 1899, la misera quiete di Scurovalle, un grumo di case su di un anonimo monte siciliano, è turbata da un incredibile evento: Vittoria, ventidue anni e già vedova, partorisce l’ultimo settimino del secolo, un bambino che, secondo le credenze popolari, avrà poteri magici e curativi e sarà in grado di assistere qualsiasi sventurato. Sebbene Vittoria tenti di assicurare un’infanzia normale al figlio, sin dalla tenera età il piccolo Jacu dimostra di possedere questo dono prodigioso, diventando un punto di riferimento irrinunciabile per tutti i compaesani.
Anni dopo, però, gli effetti della guerra raggiungono perfino la sperduta comunità di Scurovalle, riempiendo i cuori di paura, diffidenza e rancore. Jacu, che per un errore dell’anagrafe non viene spedito al fronte insieme ai suoi coetanei, vede il proprio paese natale voltargli le spalle e sprofonda così in un periodo di grande tristezza cui decide di mettere fine arruolandosi volontario. Ma la guerra non risparmia nessuno e da quel momento né Jacu né la sua amata Scurovalle saranno più gli stessi.
Una storia potente e visionaria che intreccia le sorti di un eroe dal cuore puro con quelle di una comunità arcaica, raccontando con una lingua nuova e incalzante le vicende di un protagonista luminoso oscurato dal buio della Grande guerra.
Una realtà appartata, quella dell’immaginario paese presente nel libro, con una manciata di anime in cui si ritrovano tutte le sfumature dell’indole dell’uomo: la superstizione, l’invidia, il rancore, ma anche la generosità e la speranza.
Uno straordinario affresco umano e corale con una prosa densa e raffinata che conferisce a Jacu il sapore di un classico.


Recensione

Magia, credenze, un groviglio potentissimo tra misticismo popolare e narrazione incantata e incantevole. Sullo sfondo un secolo che volge al termine e che si apre impaurito e schivo al nuovo, al progresso, alla scienza. E i profumi e le suggestioni della Sicilia, che in quel lontano 1899 sembra ancora prigioniera di tradizioni ataviche e avvolgenti.

Vittoria è troppo giovane per essere vedova, ed è incinta. Gli occhi di Scurovalle non hanno ancora finito di esaminarla e giudicarla che il piccolo Giacomo, Jacu in dialetto, viene alla luce. E’ settimino, l’ultimo settimino del secolo, per giunta. Sarà un guaritore, come dicono tutti. Destinato a assistere e a curare gli sventurati che troverà sul suo cammino.

E Jacu guarisce, e cura. Lenisce, consola, prigioniero egli stesso di un ruolo che gli hanno cucito addosso e che, come quell’aria di stramberia e di mistero che lo avvolge da sempre, non sembra destinata a dissolversi.

Il destino di Jacu è segnato. Ed è un destino buono e crudele allo stesso tempo. Un destino che non gli concederà, mai, di porsi ai margini, fuori dalle luci della curiosità e delle ottuse convinzioni dei paesani.

Una sorte che brucerà la sua infanzia e la sua vita, prendendone un pezzo alla volta. Una sorte che incatena Jacu alla Sicilia e al suo popolo, intransigente, superstizioso, ma anche capace di grandi slanci e di potente umanità.

Paolo Pintacuda, al suo esordio come autore di narrativa ma assolutamente non nuovo al mondo delle parole, costruisce una storia che odora di favola e di magia. La sua Sicilia non serba misteri per lui, cresciuto nei vicoli di Bagheria, annusando fin da piccolo gli odori inebrianti e assorbendo sulla pelle quel sole che abbacina il corpo e la mente.

Ed è questa Sicilia, ammiccante e pretenziosa, che racconta nel suo romanzo, riuscendo in pieno a rendere al lettore la sensazione asfissiante ed esaltante che deriva dalla consapevolezza di  appartenere ad una comunità, ad una sensazione, ad un’idea comune, quella che ti fa cedere alla sensazione e arretrare davanti al raziocinio. Un linguaggio che si accosta a quello dei grandi narratori del passato, che si reinventa dentro ai confini colorati del Sud, che incanta e che è balsamo sulle labbra del lettore, vittima anch’esso di un incantesimo che lo trasporta nello spazio e nel tempo fino a lambire un passato intransigente e capriccioso.

La ballata di Jacu diventa subito fiaba e dannazione e buio. E la guerra, che incombe e che sconvolgerà tutto e tutti, diventa una madre bugiarda, che spegne la luce e porta freddo e dannazione.


L’autore

È nato a Bagheria nel 1974. Durante l’infanzia ha frequentato assiduamente il Cinema Nazionale dove il padre, Mimmo Pintacuda, noto fotografo e figura cui si è ispirato Giuseppe Tornatore per il personaggio di Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, lavorava come proiezionista. È sceneggiatore per il cinema e vincitore del Premio Solinas 2010. Come coautore, nel 2019 ha firmato il soggetto e la sceneggiatura del film Tuttapposto, diretto da Gianni Costantino, con Luca Zingaretti e Roberto Lipari.


  • Casas Editrice: Fazi Editore
  • Collana: Le Strade
  • Genere: narrativa italiana
  • Pagine: 152