FRIDA KAHLO, strappi, voli e bizzarrie. Una vita oltre di Valeria Bilotti

Ho dipinto il dolore, ho giocato con la morte, ho celebrato la vita. Nessuno dimentichi quanto gli elementi siano tutti aprte di una stessa, unica, storia ancestrale. Lo raccontano le balie indiane mentre allattano al seno i figlio, lo disegna questa vecchia di quarantasette anni che ha provato a miscelarle insieme e a bere vita e morte tutte di un fiato. Prigioniera dell’ennesimo “apparecchio”, ho dipinto La colonna spezzata in cui, scavata nel busto e nell’anima, passata ormai da parte a parte, le punte acuminate dei chiodi non risparmiano nemmeno la mia faccia. Ho realizzato Il cerbiatto e Pensando alla morte, certo, in cui l’immagine della Calaca è inscritta al centro della mia fronte; o addirittura Senza speranza, in cui nel letto vomito tutto: un maialino, un pesce, una testa di morto, la vita stessa!
Ma ho dipinto anche Viva la vida!, il mio ultimo lavoro: angurie aperte con le mani e fatte a pezzi. Perché se qualcuno vorrà vedere nella frutta spaccata l’imminenza della morte, non dimentichi che la loro èpiena e canale esplosione non può che essere un inno alla vita.
Il mio vecchio amico Andrés Henestrosa ha scritto che sono vissuta morendo. MA voi non credetegli: sono morta vivendo.

Trama

Una donna spezzata e orgogliosa.

“Ho sofferto due gravi incidenti nella vita: uno quando un tram mi ha gettata a terra, l’altro era Diego”. La realtà travolge Frida con una violenza inusitata. L’impatto che le frantuma la colonna vertebrale e la immobilizza a letto per mesi è quasi nulla a confronto con le ferite che le saranno inferte dai tradimenti del marito. Eppure la sua vita ne viene, sì, stravolta, ma anche esaltata. La sua lettura del mondo esplode in un caleidoscopio ardito di ritratti, concetti, associazioni e colori: è caos e bellezza. Ricostruzione e destrutturazione. Amore e vendetta. Politica e arte. Sogno, incubo. E una surrealtà che per Frida non è altro che l’ambiente naturale della propria percezione del mondo. La presente biografia si permette una chiave inconsueta, non battuta, per raccontare l’immaginario, gli amori, gli strappi e i voli di una combattente straordinaria. Recuperando non solo la portata dirompente che l’ha resa un simbolo, ma anche la dimensione individuale, strettamente personale. Per liberare la narrazione della vita di una donna – umanissima e, insieme, fuori dal comune – dalle sovrastrutture che le ha caricato sulle spalle la Storia.Uno stile narrativo ricco di variazioni. Intimista, a tratti; sgranato e quasi violento, in altri frangenti. Chiodi e fiori. Fatti e specchi. L’animo di una donna inquieta che, nelle sue battaglie, trova un equilibrio dinamico, vorticoso e perfetto.

Recensione

Un’icona, un’artista incredibile, un simbolo. Una donna che ha vissuto la terribile dicotomia tra il corpo e l’anima. Un corpo tiranno, sul quale si concentrano tutti i mali del mondo. Deforme dalla nascita, colpito dalla malattia, straziato dalla sorte, come fosse destinato ad essere incapace di contenere il genio, la trasgressione, il bisogno di esprimere se stessa, di amare, di travalicare gli ostacoli.

Un corpo amatissimo da chi lo ha percepito, da chi ne ha subito il fascino maledetto. Un corpo leggero, un viso intenso, occhi neri come pozzi, sopracciglia come ali di uccello, capelli neri come la notte. Abiti lunghi a coprire la gamba malata, quella che non è cresciuta, quella che a fatica la sostiene.

Un corpo che tradisce la donna, l’artista completa che è Frida Kahlo. Ma che è anche causa della sua arte, che nasce, acerba, come dono al suo primo amore, Alejandro, che la abbandona all’indomani dell’incidente che l’ha quasi uccisa.

Un corpo che non riesce a contenere il genio e l’arte che fuoriesce come lava.

Frida è descritta dalla sua vita drammatica. Dall’amore travagliato per Diego Riveira, dalla maternità mancata, dai graffi del tradimento, dal cedimento della sua schiena, che si arrende, dopo infiniti interventi chirurgici.

Frida è la deformità che illumina la scena. E’ la bellezza di un viso tormentato e lontano dai canoni classici della bellezza. Perché la bellezza non vive nella forma, ma nell’impronta che un corpo lascia in chi lo guarda.

E Frida è irresistibile. Ed è acuta, passionale, intensa interprete del suo tempo, che vede la luce con la rivoluzione messicana e chiude gli occhi negli anni cinquanta del novecento.

Frida lascia le sue opere, che esprimono il suo sentire, intimo e fuori dagli schemi. I suoi quadri sono graffianti e carichi, mai arresi ai dettami e alle convenzione dell’epoca. Scioccanti, insoliti, colmi di dolore. Non immagini mute, ma grida che richiamano l’attenzione su se stessa, sulla sua vita travagliata, sui suoi sentimenti maturi, intensi, carichi di sensualità e di dolore.


Diarkos torna con la biografia di un’artista iconica e anticonvenzionale, Frida Kahlo (1907, 1954). Una biografia accurata, godibile, densa di sensazione e di pathos. Scritta alternativamente in prima (come se fosse la stessa Frida a parlare) e in terza persona, l’opera riesce a entrare con incisiva partecipazione nella vita dell’artista, interpretandone i pensieri e gli stati d’animo. Capitoli che sono introdotti da brevissimi  sunti che racchiudono piccoli tasselli della vita di Frida. Una lettura completa, trascendente, piena di passione che ci introduce con grande sensibilità nella vita di questa artista travagliata e talentuosa.


L’autrice

Valeria Biotti (Roma, 1978)

Giornalista, autrice, speaker radiofonica, vignettista. Ha al suo attivo collaborazioni con diverse testate, tra cui «Il Fatto Quotidiano», «Pubblico», «Il Male», «Il Misfatto». Sociologa, si occupa di Politiche Familiari e Diritti dei Minori presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Scrive sul «Corriere dello Sport» e ha una rubrica di satira sociale su «People for Planet. Magazine di ecologia, benessere e solidarietà». Vincitrice di cinque “Microfono d’oro – Oscar della radiofonia romana”, conduce una trasmissione quotidiana di approfondimento sportivo.

Per Diarkos ha pubblicato Ayrton Senna (2020), e Frida Kahlo (2021).


  • Casa Editrice. Diarkos Editore
  • Genere: biografie
  • Pagine: 216

BEETHOVEN di Rocco Di Campli

La nostra storia comincia in una serata di dicembre di due secoli e mezzo fa, nella città di Bonn, dentro a una palazzina in stile barocco. Siamo al numero 515 di Bonngasse. La città ha appena dato i natali a Ludwif Van Beethoven ma non è ancora pronta ad accogliere nel grembo questo figlio d’arte, non è ancora consapevole di cosa stia davvero succedendo.

Trama

Ludwig Van Beethoven fu uno dei più grandi geni mai esistiti, secondo l’opinione di molti, il più grande musicista di tutti i tempi. Il suo contributo fu inestimabile, la parabola artistica inseparabile dal suo percorso umano. Beethoven fu il primo musicista “indipendente” della storia. Compose per sé, non per i committenti, e per esprimere i palpiti segreti dell’anima. Ponendo se stesso al centro della propria opera, divenne una figura eroica, riversando nella musica i propri affanni personali e trasformandoli in un messaggio di pace e di speranza universale. Questo volume è un viaggio per accostarci a Beethoven, scandagliandone l’animo e le sfaccettature della complessa personalità. A partire dalla descrizione delle caratteristiche fisiche, attraverso la ritrattistica e le testimonianze di personaggi coevi (come Rossini), conosceremo il Maestro affrontando vari aspetti della sua esistenza: il quadro storico, le vicende politiche, gli amori, le amicizie, il coinvolgimento con gli ideali illuministi, gli slanci emotivi e gli influssi sui futuri romantici.


Recensione

Di Beethoven è stato scritto tantissimo. Genio assoluto della musica, uomo dalla vita tormentata, burbero, caparbio, destinato all’immortalità. Una vita consacrata all’arte della musica. Un musicista geniale e trasgressivo, che il destino ripaga con la sordità, quasi a sottolineare la natura divina delle sue note, mescolate in combinazioni sublimi e irripetibili, così meravigliose da accostarsi alla perfezione o alla magia, rifuggendo la matrice umana, rigettata appunto dalla sordità del suo illuminato artefice.

Un artista assoluto, che ha rivoluzionato la musica, che ha creato suoni mai ascoltati prima da orecchio umano. Un artista immortale, la cui musica viaggia nello spazio dentro alla capsula del tempo delle sonde Voyager, ad indicare l’eccellenza e l’estasi che un uomo può essere in grado di produrre. Un uomo che in vita fu tormentato da molti tarli e che adoperò la musica per scacciarli, consapevole di avere tutti i mezzi per rivoluzionare il mondo dei suoni e la concezione stessa di musica.

Questa biografia, accurata ed entusiasmante, mostra tuttavia alcuni lati inediti proprio per la sua struttura.

Il susseguirsi dei capitoli, che segue un preciso schema cronologico. L’abbondanza di riferimenti storici, così pregnanti per l’intera vita del musicista, che fu anche interessato e conoscitore degli eventi politici del tempo. Costellata da riferimenti testuali e bibliografici e da citazione di personaggi coevi al maestro. Con la precisa evidenza dell’intera produzione artistica del periodo. Rocco Di Campli fa davvero un lavoro certosino e si immerge nell’intima quotidianità di un genio, che subì l’indigenza economica e che mai conquistò una relazione amorosa duratura e stabile, mancanza che compensò consacrando alla musica l’intera sua vita.

Una biografia che riesce a tenere alta l’attenzione di chi legge dall’inizio alla fine, grazie alla freschezza della prosa utilizzata, alle curiosità e agli aneddoti che sovente propone al lettore e, non ultima, alla passione e all’entusiasmo dell’autore che traspare dalle pagine senza alcuna remora. Un entusiasmo e una passione altamente contagiosi.

Del resto la vita di Beethoven è affascinante. Non solo per la genialità e la meraviglia della sua produzione artistica,  ma per la sua complessità e la sua tragedia. Immaginarsi di comporre musica immortale non potendola ascoltare. Creare musica sentendola da dentro, immaginandola, è un concetto che sfiora l’assurdo e che racchiude l’intensità e la unicità di questo genio assoluto.

Rocco di Campli riesce nell’intento di scrivere l’ennesima biografia di Beethoven con grande maestria e freschezza regalando al lettore anche dei focus delle sue opere, in particolare  le nove sinfonie, ma anche le sue sonate. Insomma, Di Campli riesce a confezionare un’opera completa e ben fatta, che si legge con facilità e profondo interesse. Certo, non si nega che questo sia anche merito del protagonista, un artista poliedrico e tormentato. Ma ciò non toglie il valore di questa biografia, che è davvero un’opera completa, che merita di essere letta.

Il risultato della lettura è un’empatia istantanea verso Beethoven, le sue debolezze e le sue incredibili virtù. Di Campli riesce nell’impresa di umanizzare questo sublime e immortale genio musicale, di avvicinarlo al lettore, di spogliarlo di un’aura di perfezione che non ha mai avuto nella realtà. Una sorta di riabilitazione di un genio per restituirlo alla sua dimensione umana.


L’autore

Rocco Di Campli. Ingegnere meccanico, coltiva da sempre la sua passione per la musica sinfonica. La storia e la musica di Beethoven lo hanno coinvolto da sempre, fino a farlo diventare un profondo esperto. Ha tenuto conferenze sulla figura del grande musicista.


  • Casa Editrice: Diarkos
  • Genere: biografia
  • Pagine: 474