
Recensione de Il silenzio di Atalanta di Kirsten Sundberg Lunstrum, edito da NN Editore: un romanzo su libertà, identità, maternità ed emancipazione femminile.
In questo romanzo, opera prima di Kirsten Sundberg Lunstrum, tutto riflette e restituisce luce, un fulgore inatteso che impedisce di lasciar andare, di consumare, dissolvere e azzerare il ricordo dopo la lettura. La materia è scarsa, l’incontro prezioso, irripetibile e, proprio per questo, ancora più unico. Un’amalgama pressoché perfetta, condotta da una prosa rotonda, pervasiva, ispirata. Intima senza essere ossessiva, illuminata da quella rara capacità di penetrare i personaggi senza renderli eccessivi, senza annullare il loro spazio intimo, lasciando al lettore il dolce onore di costruire, immaginare e sognare oltre le pagine, sbirciando dentro vite delle quali si vorrebbe sapere di più, anche quando ne sappiamo a sufficienza.
Una prosa quieta, luminosa, capace di lasciare traccia
Un romanzo che mescola sapientemente il narrato con la storia personale della protagonista, colta trasversalmente in un momento storico in cui la figura della donna è relegata ai ruoli domestici, al di fuori dei quali diventa un errore, un inciampo imbarazzante da occultare. Ne Il silenzio di Atalanta la parabola dell’emancipazione femminile, con i suoi lacci e le sue contraddizioni, è costruita magistralmente. Urla senza alzare la voce, lasciando, proprio per questo, una scia evidente e dolorosa nella quale tutte noi, prima o poi, siamo inciampate: quella del difficile compromesso che quotidianamente paghiamo tra l’amore e l’indipendenza.
Bernadette, una donna fuori posto
La protagonista, Bernadette, lavora come docente in un ambiente assolutamente declinato al maschile, nel mezzo degli anni Cinquanta in America, dopo che la guerra ha distorto tutto, rompendo equilibri e certezze. La guerra, alla quale ha contribuito come infermiera, ha tracciato un solco nella sua vita, spazzando via alcune sicurezze ma indicandole con chiarezza una via: quella dello studio del linguaggio, del suo apprendimento. Dare un ordine dove tutto appare casuale, decodificare quello che sembra a tutti gli effetti un dono, la cui portata è così enorme da apparire neutra. L’apprendimento, che progredisce soltanto quando il corpo è sazio e al sicuro.
L’amore per Fred arriva senza chiedere permesso. Il matrimonio e poi la nascita di Willie sono dolcissime zavorre. La vita accademica si interrompe e il matrimonio finisce. Fred insegue i suoi sogni mentre quei pesi, quelle pietre così affascinanti, trascinano Bernadette verso il fondo di un mare che sembra impenetrabile.
Ma l’urgenza di accompagnare Willie nella scoperta del mondo la riporta in carreggiata. Trova un impiego all’Università e attraversa, come tante donne prima e dopo di lei, quel deserto insidioso che è il senso di colpa, mostro camaleontico che sa come azzannarti la caviglia quando vuole.
Tra Bernadette e Willie c’è un rapporto simbiotico, un legame profondissimo che ha le sue radici nel bisogno di protezione, reso più acuto dal fatto che Bernadette è l’unico punto di riferimento della bambina. L’autrice affronta questo tema con grande profondità, con l’attenzione millimetrica di una madre che osserva la figlia crescere, immaginando i suoi progressi, i suoi traguardi e il momento in cui si staccherà da lei. Un territorio che disegna inquietudine, incertezza e preoccupazione per quel tempo in cui la figlia non dipenderà più da lei e nel quale anche Bernadette dovrà fare i conti con l’assenza.
Elita, Adela e il mistero di Atalanta
La ragazzina selvaggia e le isole di Elita e Adela sono i catalizzatori delle dinamiche che governano la narrazione. La miccia che fa partire il conto alla rovescia. Atalanta rappresenta l’anomalia che espone l’ordine costituito al rischio del ridicolo. Un mistero nel mistero. Chi è? Chi l’ha portata su Elita? Come ha fatto a sopravvivere all’isola selvaggia, agli animali, agli elementi? Elita, indomita come i venti che la spazzano. Solitaria e grigia, con il carcere che la cannibalizza e restituisce l’immagine di un luogo reietto. Adela, isola gemella. Una terra di donne. Come Haven Wright, la levatrice che pratica aborti e favorisce le adozioni clandestine. Come Signe Aalund, amante dei libri e delle piante. Accogliente e misteriosa come l’isola in cui vive. Luoghi che escludono e, al tempo stesso, riparano le cose rotte con indulgenza, attenzione, pazienza. Luoghi in cui nascondersi, ma anche riposare, guarire. Luoghi chiusi, nei quali i segreti germogliano, fermentano, trasformando la realtà.
Atalanta, la libertà allo stato selvaggio
Atalanta incarna un ideale di libertà selvaggio, senza costruzioni né limiti. Quell’indipendenza che Bernadette insegue per sé e per la figlioletta e che sa bene essere qualcosa di inconcepibile per la società in cui vive. L’ordine costituito vuole sopire l’impeto ribelle di Atalanta e usa ogni mezzo per raggiungere lo scopo. Bernadette è sola in una battaglia che nasce già perduta. Sola in una società nella quale lei stessa costituisce un’anomalia. Finché Fred non ricompare nella sua vita, deciso a riprendersi il posto che aveva lasciato, quello spazio vitale, indispensabile e prezioso che Bernadette si è faticosamente ritagliata.
La donna, il matrimonio e il prezzo dell’indipendenza
Tutto il romanzo, la cui storia si snoda attorno al mistero della ragazzina selvaggia, in realtà ruota intorno al ruolo della donna nella società di allora e di oggi.
Bernadette deve lottare ogni giorno per difendere il proprio valore. Guadagna meno del professore maschio che sostituisce, è guardata con sospetto perché considerata sempre fuori luogo, sia nella sfera familiare, che in quella professionale. La ricomparsa di Fred le restituisce immediatamente credibilità e un ruolo preciso e delineato: quello della moglie. Di nuovo inserita nei ranghi che le competono, invitata a parlare di cucina e dell’educazione dei figli, attorniata da donne che hanno accettato di buon grado di rimanere ai margini.
Il personaggio è complesso, completo e drammaticamente rilevante. L’autrice è maestra nel tratteggiarne le debolezze emotive, ma anche l’intima ribellione e la volontà di difendere la propria identità, continuamente travisata e messa in discussione. Nel rendere al lettore la forza necessaria per decidere per sé e per la figlia, per sollevarsi dal fango che le viene gettato addosso e dai pregiudizi che rischiano di schiacciarla, Lunstrum costruisce una donna che attraversa il proprio tempo senza lasciarsene definire completamente.
Due forme di resistenza: Atalanta e Bernadette
E mentre Atalanta lotta per difendersi da chi vuole annientarla e metterla in catene, Bernadette lo fa per proteggere il suo mondo, faticosamente costruito mattone dopo mattone sulle macerie di un passato dilaniato dalla morte precoce dei suoi genitori e dagli aghi della guerra.
Pagina dopo pagina, il mistero di Atalanta si lascia scoprire, con modalità e coerenza degne di un thriller. Bernadette decide per la propria vita, sottraendosi ai gorghi che vorrebbero trascinarla a fondo, dimostrando che è possibile fuggire da un destino segnato, riscrivere la propria storia e rivendicare la propria identità.
Il silenzio di Atalanta: quando il silenzio diventa una forma di libertà
Il silenzio di Atalanta è un contenitore di temi importanti attraversato da una storia davvero coinvolgente, in cui ogni forma di libertà, indipendenza e identità trova il proprio culmine e la propria collocazione. La ragazzina selvaggia che corre tra i boschi, amalgamandosi con essi e con gli animali che li abitano. La donna che vuole emergere in un ambiente fatto e governato da uomini. La madre consapevole, che cresce sua figlia preparandola e preparandosi al distacco che verrà, che non sarà peggiore di quello che prova ogni mattina, quando la lascia ad altri per andare a lavorare.
Kirsten Sundberg Lunstrum ha una penna quieta e tagliente allo stesso tempo. La sua compostezza, il suo rigore, la sua sensibilità rendono il romanzo un luogo dal quale è difficile allontanarsi. I tempi del racconto accendono il ritmo con coerenza e la capacità di sentire la storia sgorga naturalmente tra le pagine. Il tema della discriminazione femminile emerge immediatamente, tanto da essere, per certi versi, il vero protagonista del romanzo, la cui storia sembra essere il pretesto per introdurre un argomento che non ci stancheremo mai di vivisezionare.
La forza di questo romanzo sta nella sua estrema compostezza. Nella rassegnazione con la quale Bernadette affronta il proprio percorso di vita senza tuttavia piegarsi alle istanze che la vogliono debole, invisibile, senza nervo. Tutto questo rappresenta al meglio il cammino delle donne, fatto di scelte silenziose. Un silenzio che pesa più di un grido.
Il romanzo
Seattle, 1951. Bernadette Baston lavora in università come specialista dell’apprendimento del linguaggio, unica donna in un ambiente di soli uomini. Un giorno viene convocata al penitenziario dell’isola di Elita per occuparsi di un caso singolare: nei boschi circostanti è stata ritrovata una ragazzina che non parla. È una creatura selvaggia, il suo passato è un mistero, e viene ribattezzata Atalanta, come l’eroina della mitologia greca. Bernadette ne è subito affascinata: quella ragazzina, capace di sopravvivere da sola in un territorio ostile, incarna la libertà che lei vorrebbe per sé e per la figlia Willie, che sta crescendo senza il marito Fred, uscito dalle loro vite senza spiegazioni. Ostacolata dal personale del carcere, Bernadette si dedica al caso con passione insieme al detective Norquist, ma ogni pista si infrange contro il muro di segreti della comunità dell’isola, finché l’improvviso ritorno del marito minaccia la sua ricerca e la sua indipendenza.
L’autrice
Kirsten Sundberg Lunstrum vive vicino a Seattle e insegna Letteratura e Scrittura creativa. Suoi articoli e racconti sono stati pubblicati su numerose riviste, tra cui McSweeney’s, Ploughshares, North American Review. Il silenzio di Atalanta è il suo primo romanzo, ambientato nel Puget Sound dove ha vissuto a lungo.
- Casa Editrice: Enne Enne Editore
- Pagine: 368
- Prezzo: E 19,00
COMPRALO Q U I