La generazione che non perdona di Stefano Terra



La Storia irrompe nella giovinezza.

I rimbombi delle canne dei fucili, i caffè fumosi di Torino, le parole sussurrate per paura di essere ascoltati, i libri letti come fossero armi, l’odore acre della guerra che ancora non è guerra ma già grava sull’aria come una tempesta estiva. La giovinezza che scalpita, gli ideali che divorano, la verità che chiama e pretende di essere guardata in faccia. Sensazioni che squarciano lo sguardo, che sorprendono per la forza che esprimono, per l’attualità che riverbera da queste pagine, che dal passato interpretano le complessità del nostro presente.

La generazione che non perdona di Stefano Terra racconta un gruppo di giovani mentre l’Europa si affaccia alla guerra. Nel 1939, in una Torino imbruttita dalle case popolari, dalle fabbriche e da interi quartieri di baracche, cinque giovani intellettuali lottano per i loro ideali e decidono di progettare qualcosa che possa risvegliare le coscienze e spingere i cuori assopiti all’azione.

Il loro è il tempo delle convinzioni assolute, delle amicizie come alleanze, delle domande che non possono restare senza una risposta. E’ il tempo che stringe le morse, che acuisce la fame di verità e di giustizia, che rende famelica l’urgenza di assoluto e di vero. Gli anni in cui la Storia irrompe nella vita privata e costringe ciascuno a confrontarsi con la responsabilità delle proprie decisioni.

Stefano Terra: uno scrittore che ha attraversato il Novecento

Stefano Terra apparteneva a quella generazione. Nato a Torino nel 1917 con il nome di Giulio Tavernari, operaio prima ancora che Stefano Terra: uno scrittore che ha attraversato il Novecentoquesto che la sua scrittura sembra sempre diffidare delle verità assolute, preferendo i chiaroscuri degli uomini e delle loro contraddizioni. La storia, per Tavernari, non è materia da raccontarsi a distanza. E’ esperienza vissuta, carne, polvere, confine.

I protagonisti di questo romanzo sono figli di un tempo malato. Sono ragazzi inquieti, proletari e intellettuali, anime spostate che cercano un senso nelle idee, nell’amicizia, nell’amore e nella ribellione. Li unisce un’insofferenza che ha il sapore della giovinezza e della disperazione. La sensazione che il mondo stia andando incontro a una catastrofe e che sia impossibile restare a guardare. La guerra incipiente è un animale paziente. Si insinua nei discorsi, nei silenzi, nelle notizie ascoltate alla radio. È un presentimento che deforma le speranze e costringe a scegliere.

Un romanzo che continua a interrogare il presente.

Eppure, sotto la superficie politica e storica, La generazione che non perdona custodisce qualcosa di ancora più universale. La nostalgia feroce per una stagione della vita in cui tutto sembrava decisivo. Quando si credeva che la verità fosse una linea retta e che bastasse volerla abbastanza per conquistarla. Quando l’amicizia era una patria e il futuro una terra ancora vergine.

C’è una malinconia sottile che attraversa queste pagine. La consapevolezza che nessuna generazione riesca davvero a salvare il mondo e che ogni epoca consegni ai propri figli la stessa eredità fatta di paure, slanci, errori e illusioni. Cambiano le parole, i confini, i nemici. Resta intatto il bisogno di credere che la vita possa essere qualcosa di più della semplice sopravvivenza.

E forse è proprio questo che rende ancora vivo il romanzo di Stefano Terra. Non il suo valore di testimonianza, né la sua collocazione nella storia della letteratura resistenziale. Ma quella struggente fame di autenticità che anima i suoi personaggi e che continua a interrogare anche i figli di questo secolo che, come chi prima di loro, deve decidere se accontentarsi delle verità ereditate oppure rischiare tutto.

Nella prosa viva e scabra di Stefano Terra, lontana dai salotti e vicina alle strade, ai sogni e alle ferite degli uomini comuni, continua a pulsare quella giovinezza irriducibile che non smette di interrogare il mondo. Una scrittura generosa, inquieta, innamorata della vita e delle sue contraddizioni. La scrittura di chi ha conosciuto il peso della Storia sulla propria pelle e ha scelto di trasformarlo in memoria, affinché il tempo non consumasse il senso delle cose.

Forse è proprio questo il dono più prezioso che La generazione che non perdona consegna ai suoi lettori. Ricordarci che ogni epoca possiede la propria soglia di buio e la propria occasione di coraggio. Che ogni generazione eredita domande alle quali nessuno ha saputo rispondere fino in fondo. E che la libertà, la giustizia, la dignità non appartengono mai definitivamente al passato: chiedono di essere riconquistate, custodite, raccontate.

Così questo romanzo attraversa gli anni senza perdere voce. Ogni pagina restituisce il respiro di un tempo lontano e, nello stesso istante, illumina il nostro. Del resto, i libri capaci di attraversare la Storia smettono di raccontare ciò che è stato e iniziano a svelare ciò che siamo.

Perchè leggere o rileggere oggi La generazione che non perdona.

Per concedersi il lusso di una prospettiva.

Per guardare un tempo che sembra lontano ma che parla ancora il linguaggio delle inquietudini di oggi.

Perché ogni epoca attraversa la propria vigilia e ogni generazione cresce nell’illusione di vivere un tempo eccezionale.

Perché l’incertezza è forse l’unica vera eredità che si tramanda.

Questo romanzo ci rammenta che gli ideali non appartengono ad un’epoca. Cambiano volto, parole, persino i nemici contri cui si misurano. Resta identico il bisogno di trovare un senso, di scegliere da quale parte stare, di opporsi all’indifferenza che anestetizza le coscienze.

Perché tornare a questo romanzo significa rallentare, ritrovare il valore del dubbio, della scelta. Perché ogni generazione riceve un mondo incompiuto e lo abita, senza smettere di cercare la verità.

Perché nessuno sceglie il secolo in cui nascere. Ognuno, però, sceglie come attraversarlo.

Riscoprire Stefano Terra, oggi.

Riscoprire Stefano Terra significa interrogarsi sul destino di tanti autori che il canone ha progressivamente relegato ai margini. Scrittori che hanno osservato il Novecento da prospettive insolite, senza trasformarsi in nomi da manuale, e che oggi possono restituirci una complessità di cui sentiamo ancora il bisogno.

Cliquot Edizioni continua, con il suo lavoro di recupero, a ricordarci che la letteratura non è fatta soltanto di novità. Esiste un patrimonio di libri che aspetta semplicemente di essere rimesso in circolazione. Libri che, letti oggi, acquistano significati nuovi perché siamo cambiati noi.

In un presente che consuma le storie con la velocità dello scorrimento di uno schermo, fermarsi davanti a un romanzo che invita a riflettere sugli ideali, sulla responsabilità e sul bisogno di verità assume quasi il valore di un gesto controcorrente.

Non sappiamo se la generazione di Stefano Terra abbia trovato tutte le risposte che cercava. Sappiamo però che ha avuto il coraggio di porsi le domande giuste. Ed è forse questa l’eredità più preziosa che può consegnare ai lettori di oggi.


L’autore

(Torino 1917 – Roma 1986) scrittore italiano. Esule antifascista al Cairo, nel dopoguerra fu redattore del «Politecnico». È autore di poesie ispirate al mondo classico e al paesaggio greco con cui familiarizzò durante il suo lungo soggiorno ad Atene (Quaderno dei trent’anni, 1956; L’avventuriero timido, 1969). Nei numerosi romanzi (La generazione che non perdona, 1942; La fortezza del Kalimegdan, 1956; Alessandra, 1974, premio Campiello; Le porte di ferro, 1979, premio Strega; Un viaggio una vita, 1984) il filo dei ricordi e dell’evocazione di ambienti esotici tende costantemente a irrompere nella narrazione di minuti fatti quotidiani.


  • Casa Editrice: Cliquot Edizioni
  • Pagine 227
  • Prezzo: E 18,00

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Ma la fame.

Quella stessa fame di senso che ci accompagna da sempre e che nessuna epoca, per quanto disincantata, è mai riuscita a mettere a tacere.

Pubblicato da laurasalvadori

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