Patricia Highsmith – diari e taccuini 1941-1995

22 settembre 1950: Sono tollerabilmente felice. Eppure non vivo ancora, vivo solo nel pensiero che la vita sarà di più: più piacevole, più gratificante, più bella nel prossimo futuro. Naturalmente, è tutto legato alla soddisfazione emotiva. Se Kathryn non esistesse, dovrei contemplare l’idea di cercare quella soddisfazione a New York., Ma ora so anche che nessuno mi colpisce più profondamente, nessuno ha radici in me come Kathryn.

Considerata per tutta la vita la regina del mystery, Patricia Highsmith è oggi riconosciuta come “una delle più grandi scrittrici moderniste” (Gore Vidal). Amata dai lettori di tutto il mondo, la Highsmith non ha mai autorizzato una propria biografia, lasciando fino alla fine i lettori, dal suo ritiro in Svizzera, all’oscuro delle vere ragioni dei turbamenti che si intravedono nella sua scrittura. Soltanto nel 1995, mesi dopo la sua scomparsa, l’editor Anna von Planta ha ritrovato in un cassetto i diari e taccuini dell’autrice: un patrimonio di oltre ottomila pagine manoscritte, che aiutano a scoprire il mondo segreto nascosto dietro alle sue pagine leggendarie.
A partire dagli anni giovanili al Barnard College, nel 1941, Patricia Highsmith tiene costantemente un diario delle sue giornate, e appunta su numerosi taccuini idee e spunti per le sue storie. Questo volume organizza e presenta per la prima volta questi testi, preziosi per cogliere l’intreccio fatale tra la vita privata dell’autrice e il suo immaginario letterario.
La giovane Pat si scatena nei bar del Greenwich Village degli anni quaranta, grazie a Truman Capote frequenta Flannery O’Connor nella colonia di artisti di Yaddo, ma già davanti ai primi successi (come il romanzo Sconosciuti in treno, pubblicato nel 1950 e presto adattato da Alfred Hitchcock per il cinema) una domanda la tormenta: “Qual è la vita che ho scelto?”. Una libertà di pensiero e scrittura che si scontra con il bigottismo dell’America di McCarthy, costringendola a pubblicare sotto pseudonimo il suo capolavoro Carol, che pure riceverà una straordinaria accoglienza commerciale. In cerca di sollievo dal provincialismo degli Stati Uniti, la Highsmith gira l’Europa con le sue inseparabili sigarette fino ad approdare in Italia, a Positano. Qui, rivelano i suoi appunti, nasce il personaggio che l’avrebbe consacrata, l’antieroe affascinante e pericoloso Tom Ripley.

Per cinquant’anni Patricia Highsmith ha raccontato la sua vita turbolenta nei diari e taccuini: un’autobiografia irrituale e fedelissima, la cronaca della ribellione di una donna contro le convenzioni, e del percorso luminoso di una scrittrice verso l’olimpo della letteratura.

I miei pensieri

“Non farti spaventare dalle dimensioni”, mi sono detta più volte. Eppure, farsi prendere dal panico davanti ad un tomo di oltre mille pagine credo sia legittimo e comprensibile.

Ma. Il privilegio di leggere dei diari è indubbiamente un buon motivo per affrontare la lettura.

Ma. Sbirciare nell’intimo della vita di questa enorme autrice è cosa davvero irresistibile.

E così ho iniziato. Il libro è così voluminoso che sembra di tenere sul tavolo un dizionario. Leggi bene solo quando sei a metà, quando le pagine si aprono perfettamente al centro, come le acque del Mar Rosso davanti a Mosè in persona. All’inizio e alla fine, invece, il baricentro si sposta sensibilmente e occorre una mano a tenere fermo il tomo, pena perdere il segno.

Ed ecco che giunge l’inatteso: la lettura vola via, la pagine si sfogliano da sole, come mosse da una piacevole brezza.

Una lettura intima, rivolta a se stessa, che copre un periodo lunghissimo, che va dal 1941 al 1995.

Diciotto diari, intimi e pieni zeppi di riflessioni, alcune secche e serafiche ma enormemente efficaci, nel loro significato immediato. Trentotto taccuini, inderogabilmente scritti su quaderni a spirale della Columbia University, contenenti testi di viaggio, riflessioni su svariati temi letterari e politici, idee sull’arte, sulla scrittura e sulla pittura, appunti, commenti.

Ottomila pagine manoscritte, che furono scoperte per caso dopo la sua morte e che aiutano a comprendere l’essenza di questa leggendaria autrice e ad azzardare una spiegazione dei suoi turbamenti, che ben si intravedono dalle sue pagine.

Con i diari di Pat si apre un cono di luce anche su un’epoca, che ha visto disastri e guerre ma che ha segnato anche alcune importanti rivincite dei diritti civili, uno su tutti quello di poter affermare la propria identità sessuale. Con un’ampio spettro geopolitico, che travalica l’America per giungere fino in Europa.

Pat viaggiò molto, forse anche alla ricerca di un luogo in cui potersi riconoscere. L’America ad un certo punto della sua vita la respinse, perché troppo corrotta da molteplici cancri, uno su tutti quello del razzismo. Pat si rifugia in Europa, toccando vari paesi (tra cui anche l’Italia) per poi finire il suo vagabondare in Svizzera.

La lettura scorre, dicevo. Forse proprio perché secca, senza abbellimenti. Notizie scarne ed essenziali sulle sue giornate, in cui l’umore si diverte a salire in un lampo per poi scendere a picco, nella desolazione più totale. Giorni della sua giovinezza, quando il genio fa capolino a lasciarle intravedere la via dell’arte come salvezza. Il lavoro, duro e intransigente. La ricerca di una perfezione artistica che si estrinseca nella pittura prima e nella scrittura poi. Giorni segnati dalla fame di trovare il proprio io e dalla necessità di amare profondamente, persa in un turbine di sensazioni e di stordimento.

Pat è omosessuale e ha tante relazioni, alcune delle quali la lasciano stremata. Ma vive ed ama intensamente, persa nel bisogno spasmodico di innamorarsi.

Non sono epoche facili per amare così disordinatamente. Pat elabora molti pensieri e riflessioni sul tema. Sulla sessualità, sul matrimonio, sugli uomini e sulle donne della sua vita, sulla religione e sulla morale.  Niente sembra fermarla, eppure sarà costretta ad utilizzare uno pseudonimo quando pubblicherà “Carol”, un romanzo incentrato su un amore gay. Eppure la sua ribellione sarà costante, mai in chiaroscuro, ma sempre esasperata e ostentata, negli anni che videro gli attivisti scagliarsi contro l’anacronistica morale che soffocava ancora la mente e il cuore di molte persone.

Con “Due sconosciuti in treno”, arriva il successo. Mentre proseguono i suoi vagabondaggi, costantemente caratterizzati dall’enormità delle sue emozioni e dei suoi pensieri, spesso eccessivi, ma sempre fortemente caratterizzati dalla ricerca continua di un suo equilibrio, che forse non raggiungerà mai ma che probabilmente è la miccia che accende la genialità delle sue opere.

Per Pat la scrittura arriva a sostituire la vita che non può vivere. In bilico tra follia e disamore, tra esaltazione e depressione, tra estasi amorosa e rovinosa caduta nella delusione d’amore.

Tra l’amore per le donne, così frizzanti e belle e quello per gli uomini, più ordinario ma foriero di quell’accettazione sociale che probabilmente non avrà mai.

Pat, che ha avuto una madre ingombrante, che non ha mai accettato del tutto la sua omosessualità. E che raggiunge in poco tempo una chiarezza letteraria che la consacrerà nell’olimpo dei più grandi scrittori.

Pat, capace di elaborare trame millimetriche e incredibilmente dotata di una chiarezza interiore e di una capacità di sintesi incredibile, quella che le fa scrivere decine e decine di massime, di aforismi, di battute. Idee, commenti, considerazioni, pensieri così illuminati da costituire brevi sentenze, intelligenti precetti che meritano di essere imparati a memoria e che ho già iniziato a trascrivere per ricordarli.

Pat sembra entrare dritta nel cuore di moltissime questioni attuali, con grande chiarezza di pensiero. E questo è uno dei motivi per i quali ho trovato questa lettura assolutamente illuminante.

Credo che a questo punto sia inevitabile voler sapere di più su Patricia Highsmith, a cominciare dai suoi romanzi. Capolavori come “Due sconosciuti in treno” , “Carol”, “Vicolo cieco” “Il talento di mister Ripley” e molti altri, sono stati rieditati recentemente e sono tuttora in corso di riedizione da La Nave di Teseo. Sono opere senza tempo, thriller psicologici meravigliosamente congegnati e che non smettono mai di elettrizzare il pubblico, rimanendo immutati nel suo ricordo.

L’autrice

Patricia Highsmith è nata a Fort Worth, in Texas, nel 1921; ha trascorso la maggior parte della sua vita in Francia e Svizzera, dove è morta nel 1995. Nel 1955 compare il suo personaggio più famoso, Tom Ripley, protagonista della fortunata serie – Il talento di Mr. RipleyIl sepolto vivoL’amico americanoIl ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott’acqua – che ha ispirato grandi registi, da Wim Wenders (L’amico americano) a Anthony Minghella (Il talento di Mr. Ripley) a Liliana Cavani (Il gioco di Ripley). Nel 1963 Patricia Highsmith si trasferisce definitivamente in Europa, dove da sempre i suoi libri ricevono un’accoglienza entusiasta. Tra i suoi romanzi e le sue raccolte di racconti, ricordiamo Vicolo ciecoAcque profondeGioco per la vitaQuella dolce folliaIl grido della civettaUrla d’amorePiccoli racconti di misoginiaDelitti bestialiIl diario di EdithLa follia delle sirene. Dal romanzo Carol è stato tratto il film di Todd Haynes con Cate Blanchett e Rooney Mara, mentre da Acque profonde Adrian Lyne ha tratto un film con Ben Affleck e Ana de Armas. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione in una nuova edizione presso La nave di Teseo.


  • Casa Editrice: La Nave di Teseo
  • Collana: Oceani
  • Traduzione: Viola Di Grado

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