IL PESO di Liz Moore

Ero meditabondo. Dentro, tremavo tutto. Sentivo che al mio interno qualcosa si era rotto, come se le costole si fossero spezzate e qualcosa volesse venir fuori. Da quando sono confinato qui ho spesso smetito che la mia casa è diventata una manifestazione fisica della caverna di Platone, e che io sono l’uomo che la abita. La mia mente rimbalza sulle pareti e sui soffitti anche se il mio corpo non riesce a farlo. Mi sentivo un po’ claustrofobico e avrei voluto uscire e invece ho aperto la porta e ho respirato profondamente. Fuori faceva freddo, sono rimasto lì sulla soglia e per un po’ ho rabbrividito.
Poi, senza concedermi il tempo sufficiente per meditare su ciò che era accaduto, sono tornato dentro, ho preso il telefono e ho fatto il numero di Charlene, che sapevo a memoria.
Ho aspettato di perdere ogni sensibilità. Non avevo nemmeno sotto mano il dialogo che avevo scritto nel caso avesse risposto. Il telefono è squillato cinque volte. E poi, per la prima volta, ha risposto la segreteria, e per la prima volta ho sentito la voce del ragazzo, più acuto di come me l’aspettavo, più giovane della fotografia.
Qui casa Keller, ha detto la voce. Ora non possiamo rispondere. Sapete cosa fare.
Ho aspettato il bip e poi ho riattaccato.
Io non lo sapevo, cosa fare.


Trama

La vita di Arthur Opp, ex professore di Letteratura, è disegnata dai confini del suo corpo. Incapace di governare la fame di cibo, di amore, di rispetto, Arthur non esce più dalla sua casa di Brooklyn. L’unica persona che gli sta a cuore è Charlene, una ex allieva con cui ha mantenuto per anni una corrispondenza tenera e profonda, ma che da qualche tempo non sente più. Finché un giorno Charlene lo chiama per chiedergli di aiutare negli studi il figlio Kel, giovane promessa del baseball. Arthur prova a contattare il ragazzo senza riuscirci: Kel è in crisi, ha grandi aspirazioni ma poche risorse, e non tollera di vedere sua madre consumarsi nell’alcol e nella depressione. Poco alla volta, attraverso piccoli gesti e umanissime coincidenze, l’amore di Charlene avvicinerà Kel e Arthur, liberandoli dal peso del proprio dolore, e darà loro la possibilità di mostrarsi agli altri senza più disperazione né vergogna. Con una scrittura limpida e magistrale, Liz Moore parla dei vuoti d’amore e di felicità che la vita può scavare nei corpi, vuoti da riempire a ogni costo. E racconta del desiderio di cura e di affetto capace di avvicinare le generazioni, creare famiglie, e scacciare per sempre la solitudine.

Questo libro è per chi legge negli occhi di una persona tutto il suo passato, per chi non può fare a meno di tifare per la dolce Olive di Little Miss Sunshine, per chi trova nel proprio nome un indizio prezioso per conoscersi meglio, e per chi ha vissuto una vita intera seduto in disparte, finché non ha incontrato qualcuno capace di rompere l’incantesimo e aprire la porta del futuro.


Recensione

Arthur Opp ha avuto una vita, un tempo. Ma l’ha perduta. Oggi vive da recluso, in un appartamento polveroso e buio, che racchiude il peso dei ricordi. Quelli dell’infanzia e quelli dell’età adulta, entrambi dolorosi e insopportabili. La sua esistenza è come implosa su se stessa. Arthur si lascia vivere,ma dentro è come se fosse morto. Solo, senza più un lavoro, senza uno scopo se non quello di mangiare. Il cibo riempie a stento i suoi vuoti. Il cibo rapisce ogni suo pensiero e giorno dopo giorno l’ha reso molto grasso. La sua mole rallenta ogni suo gesto. Il suo corpo è un fardello che lo allontana dal mondo esterno. Un guscio impenetrabile, una trapunta fitta e asfissiante verso la quale provare vergogna. Il suo corpo è uno scudo, che attutisce i colpi dei ricordi e la pena verso la sua stessa vita, gettata al vento. Una vita che non sa riprendersi e che lascia consapevolmente fuggire via da sé.

Kel Keller invece è poco più di un ragazzino. Ma la sua breve vita è stata già molto dura. Il padre se n’è andato quando era piccolo e la madre Charlene  è un’alcolista. Kel ha sempre dovuto arrangiarsi. Con i soldi, che non bastano mai e con i piccoli e grandi problemi della sua vita da studente e da sportivo. Kel è una giovane promessa del baseball e lo sport è l’ancora che lo tiene agganciato alla realtà. La sua solitudine e i suoi tentativi di condurre un’esistenza quanto più normale possibile. La speranza  di sfondare nello sport. I primi batticuori. La paura di fallire.

Liz Moore entra senza indugio in queste due vite, dando voce ad Arthur e a Kell. Entra,  con la prepotenza di un ariete ma anche con la delicatezza di un battito d’ali. La sua scrittura è tanto cruda quanto densa di sentimento, pietà, pathos. La sua penna sublime sa destreggiarsi con maestria dentro al disagio di due vite calpestate, oltraggiate dal destino, che non sanno trovare un baricentro. Che faticano ad andare avanti, che cercano un appiglio, una mano.

Il peso è un romanzo fatto di solitudine. E’ il racconto di due vite disabitate, vuote, schiacciate. Un racconto fatto in prima persona, con una prosa che dilania. Che distrugge.

Il peso è metafora di qualcosa che schiaccia e che rende impossibile muoversi, reagire. Ed è anche materia che serve a riempire un vuoto, che diventa abisso e che sembra impossibile da colmare.

I vuoti sempre più presenti nelle nostre vite, che spesso possono riempirsi con un semplice gesto. La fame di amore, che il cibo non può rimpiazzare. La solitudine, che disorienta e fa paura.

La prosa di Liz Moore incanta e devasta al tempo stesso. La sua delicatezza, la sua sensibilità e l’acume millimetrico che impiega nel suo romanzo sono motivo di continua meraviglia, quella stessa meraviglia che ci prende quando qualcuno ci tende la mano per non farci cadere, per accompagnarci in un cammino impervio che sembra impossibile da affrontare.

Un romanzo bellissimo, che si insinua  nella carne. Un romanzo che ci trova impreparati, scoperti e nudi nell’affrontare le nostre paure. Un romanzo coraggioso. Crudele. Ma anche pieno di speranza, di incanto, di meraviglia. Un romanzo sulla forza dell’amore, che spazza via ogni tempesta. Che riporta la quiete. Balsamo per ogni ferita. Luce che squarcia le tenebre. Speranza, guarigione. Vita.


L’autrice

Liz Moore è una scrittrice e musicista americana, e insegna Scrittura creativa alla Temple University di Philadelphia. Il suo romanzo Il peso (Neri Pozza 2012) è stato selezionato per l’International IMPAC Dublin Literary Award. Dopo aver vinto il Rome Prize nel 2014, l’autrice ha trascorso un anno all’American Academy di Roma, dove ha completato la stesura del romanzo Il mondo invisibile (NNE 2021).


  • Casa Editrice: Enne Enne Editore
  • Traduzione: Ada Arduini
  • Genere: narrativa
  • Pagine: 363

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