111 BIGLIE D’ACCIAIO di Daniele Amitrano

Ed è in quel lasso di tempo che concepiamo quale sia la vera dimensione e la forza del nostro timore. Potrà risultare paradossale ma in fin dei conti è proprio così. E’ il sussulto provocato dal coraggio a farci capire quant’è stata grande la paura che l’ha preceduto.

Trama

111 biglie d’acciaio, una dopo l’altra, segnarono fatalmente il 16 novembre del 1988 un paesino del centro-nord Italia, Bagnara di Romagna. Attraverso documenti, interviste e la collaborazione con Marco Conte, Daniele Amitrano ha riletto e romanzato uno dei più grandi misteri irrisolti della storia contemporanea. Il racconto ruota intorno ai cardini dell’emotività: saranno, infatti, i ricordi, articolati  in forma di flashback, di una delle famiglie coinvolte in questo episodio, a  ricostruirne  in  parte le dinamiche. L’autore tiene i fili intricati di verità taciute, sospetti e tradimenti che mettono in scena, davanti agli occhi del lettore, quegli avvenimenti bui che, collegati con un filo rosso alla ‘ndrangheta e alla collusione di alcuni esponenti delle Istituzioni, scossero la Caserma dei Carabinieri.

Recensione

Di casi irrisolti, di vicende oscure ne è piena la Storia. Lo sappiamo bene noi italiani, che di faccende misteriose ne abbiamo vissute parecchie, anche sulla nostra pelle. Vicende che ci hanno segnato e che hanno contribuito a formare in noi quell’alone nebuloso e quella ammorbante incertezza sfociata, in tinte più o meno accentuate, in una forma congenita di sfiducia.

Una sensazione, questa, che non ha confini precisi. Ma che inevitabilmente abita in noi, come un male che ci attanaglia e che prima o dopo si paleserà a minare il nostro fisico. Un male contagioso e purulento, destinato a venire allo scoperto. Un male che non ci coglierà di sorpresa, quando verrà a contagiarci.

Eppure la storia che Daniele Amitrano con Marco Conte ci propina con il romanzo “111 biglie d’acciaio” ha la capacità di ammutolirci. Di stordirci, di scuoterci e poi di lasciarci senza fiato. Senza parole, senza soluzioni. Solo con un vuoto e con l’amarezza e il senso di colpa di non averla neppure ricordata.

“111 biglie d’acciaio” è la storia di una strage, accaduta nel 1988 in un paesino di 2000 anime in Emilia Romagna. Una strage in cui persero la vita cinque dei sei carabinieri del comando di Bagnara di Romagna. Una mattanza, un massacro, apparentemente frutto di un’aberrazione. Cinque corpi crivellati di colpi. Un solo corpo colpito da un unico colpo, alla testa. 111 proiettili. Una vicenda subito abbuiata. Molte voci, quelle dei familiari, tacitate.

Daniele Amitrano romanza questa storia amara. Dà voce a chi l’ha persa per sempre. Dà vita a chi la vita l’ha persa quasi senza accorgersene. Fa riemergere dalle profondità più scure della nostra storia recente ipotesi che mai furono prese in considerazione ma che oggi appaiono come quelle più plausibili.

Daniele condivide i natali con Luigi Chianese che in quel novembre del 1988 comanda la stazione dei Carabinieri di Bagnara in Romagna. Luigi è un uomo schivo. Non ama stare al centro dell’attenzione. E’ un padre di famiglia, un uomo innamorato e un padre attento ed affettuoso. Ha trent’anni, due baffi scuri e due occhi di smeraldo. Crede fermamente nella giustizia e solo da pochi mesi è stato promosso maresciallo e assegnato a quel piccolo paese, dove conduce un’esistenza tranquilla, sempre attento a mantenere un’atmosfera di vicinanza e di cordialità tra i suoi sottoposti, che conosce molto bene.

Luigi è un uomo attento, ligio al dovere, fiero di portare quella divisa che contraddistingue chi è uso ad obbedir tacendo e tacendo morire.

Luigi ha intuito e coraggio. Convive con la paura, la tiene a bada ma ne ha al contempo un profondo rispetto. Luigi non chiude gli occhi davanti a niente. Va dritto, a seguire il suo istinto e il suo cuore. Dritto, a inseguire l’ideale che anni or sono lo ha indotto ad abbracciare gli ideali dell’Arma.

Perché un Carabiniere non si ferma davanti e niente e a nessuno. Dritto, a scoprire la verità, quale che sia. Brutta, sporca, pericolosa, scomoda. Ma è e sarà sempre la Verità, quella che ti fa andare avanti e che rende la vita di un Carabiniere (come quella di chiunque altro) speciale, preziosa, degna di essere vissuta.

L’umanità, il tocco delicato, il candore, la bellezza che Daniele Amitrano ha messo in questo suo romanzo è disarmante. L’amore, il rispetto e la dedizione che ha profuso nel ridisegnare la vita di Luigi Chianese, della moglie Luciana e dei suoi colleghi e compagni di sventura è sconfinato e ineguagliabile.

Non solo un tributo, per quanto meritatissimo. Ma anche e soprattutto la restituzione di quell’umanità che la cronaca, con le sue crude esigenze, ha tolto alle figure di questi uomini di Stato.

Daniele Amitrano fa rivivere questi uomini e queste donne, con le loro virtù e le loro debolezze. Con tutte le sfumature che facevano di loro, appunto, degli uomini e delle donne e per questo, creature uniche e insostituibili.

Lo scenario che ci propone è solo un’ipotesi, ma è lo scenario che appare più probabile.

Al di là della storia, che probabilmente non vuole affatto assumere i colori della denuncia o della provocazione, “111 biglie d’acciaio” è il resoconto di molte vite spezzate. Vite che amavano, credevano, speravano e sognavano. Vite spezzate da qualcosa di oscuro e poi dimenticate per comodo.

Non posso evitare di paragonare l’opera di Daniele Amitrano ad un atto d’amore. Amore per la verità e per la giustizia. Leggere questo romanzo è un’esperienza dolorosa ma necessaria. Perché non è mai troppo tardi per rendere omaggio alla Verità e alla Vita.

La scrittura di Amitrano rende veramente giustizia allo scopo di questo libro. La sua prosa è leggera, un soffio d’aria tiepida. Mai impostata, mai eccessiva ma sempre pacata e umile, quasi inconsapevole della musicalità e della dolcezza che esprime. I personaggi ne escono vividi, reali. Amitrano è parco nell’uso del lessico, quasi a voler dimostrare che non servono molte parole, né fronzoli per ottenere una scrittura evocativa ed emozionante.

Auguro a Daniele Amitrano e al suo romanzo tutto il bene possibile. So riconoscere la genuinità in un romanzo che leggo e so con certezza che Daniele ha messo nella sua opera un pezzo di sé e anche qualcosa del maresciallo Chianese e dei suoi baffi neri, quello che di lui non è morto e non morirà mai.

Il resto ovviamente è Storia.

  • Casa Editrice: 13Lab Milano
  • Genere: noir
  • Pagine: 243

L’autore

Daniele Amitrano nasce a Formia (LT) il 14 febbraio del 1982. E’ sposato e ha due figli. Presta servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito a Roma e riveste il grado di maresciallo capo. Diplomato in ragioneria nel 2000, consegue la laurea in Scienze Organizzative e Gestionali nel 2006 e una seconda laurea in Scienze politiche nel 2013. La passione per la scrittura lo porta a pubblicare due raccolte di poesie tra il 2005 e il 2007. Nel 2006 la poesia “Nel tuo respiro” tratta dalla prima pubblicazione ha vinto il premio letterario Canto e Disincanto. Nel 2009 la poesia “Tra delicatezza e dramma (urlo di madre)” ha vinto il premio letterario “Il volo di Pegaso”. Nel 2015 la poesia inedita “Ritratto della mia terra” vince il premio letterario “Baia di Monte d’Oro”.

Ha pubblicato due libri di poesie: “Brezza di seta pregiata” e “Oasi in deserti di migrazioni” Ed. Il Filo. “Figli dello stesso fango” è stato invece il primo romanzo, pubblicato dalla Watson edizioni nel novembre 2014, a cui seguirà, nel 2018 “La bambina che urlava nel silenzio” edito da 13Lab Milano e nel 2019 “PIL parole in libertà”edito dalla stessa casa editrice.

“111 biglie d’acciaio” è il suo ultimo romanzo.

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