IL GIOVANE HOLDEN di J.D. Salingen

“È buffo, con le ragazze. Ogni volta che gli nominate un autentico bastardo – mediocríssimo o presuntuosissimo e via discorrendo – quando lo dite a una ragazza, lei vi racconta subito che ha il complesso d’inferiorità. Può anche darsi che ce l’abbia, ma questo non gli impedisce di essere un bastardo, dico io.”

Trama

Il libro narra le vicende del giovane Holden Caulfield, adolescente sedicenne americano proveniente da una famiglia benestante, impetuoso e incosciente che è espulso dal college Pencey a causa del suo rendimento scolastico troppo basso. Avendo paura delle conseguenze e non volendo comunicare la dolorosa notizia dell’ennesima espulsione ai suoi genitori, decide di prendersi un po’ di “libertà” prima delle vacanze natalizie. Prima di allontanarsi dall’Istituto, decide di passare a salutare il suo professore di storia Spencer, ma capisce di non aver fatto bene poiché il prof. Spencer lo sgrida e lo riprende per il suo comportamento immaturo che lo ha portato all’espulsione dal college. Poi si reca a salutare i suoi compagni di dormitorio, Ackley e Stradlater, con i quali ha sempre avuto un rapporto complesso, in particolare con Stradlater. Lasciato l’Istituto decide di partire alla volta di New York, dove incontra i personaggi più disparati: Ernie, un pianista, la prostituta Sunny, una sua vecchia amica Sally Hayes e un’altra sua vecchia conoscenza, Carl.

Dall’esperienza newyorkese, il giovane però non trae il beneficio sperato, anzi decide, sentendosi sempre più tradito dal mondo degli adulti, di ritirarsi in quel mondo magico e conosciuto dell’adolescenza e dei suoi ideali. A questo punto decide di allontanarsi da tutto e tutti ma anche di andare a trovare la sorellina Phoebe. Lei capisce le intenzioni del fratello di andare lontano, perché è l’unica a comprendere il suo stato d’animo di rancore verso la società e si presenta con una valigia pensando che voglia portarla con se; nasce un litigio che porta Holden a vivere un senso di sconforto e per riparare la invita a passare del tempo con lui alle giostre.

Recensione

Quest’opera, ormai considerata un classico della letteratura contemporanea americana è ciò che si può definire un romanzo sulle incertezze dell’età adolescenziale.

Romanzo di formazione, breve biografia, testo di ribellione adolescenziale all’ipocrisia dell’età adulta, Il giovane Holden è ognuna di queste cose. Romanzo famoso, lettura indispensabile e testo amato dagli adolescenti americani degli anni ’50 è davvero da ritenere un’opera che non può mancare nella libreria di ogni lettore.

Questi sono i motivi per cui mi sono decisa ad avvicinarmi all’opera. Proprio perché ritenevo insopportabile l’idea di confessare di non averlo ancora letto.

Volendo essere sintetici, possiamo dire che il romanzo non è altro che il racconto in prima persona di un adolescente sensibile, irritabile, umorale, scostante e con una decisa tendenza alla critica verso il mondo degli adulti. Il racconto copre un periodo molto breve, una manciata di giorni a ridosso delle vacanze di Natale ed è un lungo monologo a cui Caulfield si abbandona. Una sorta di confessione ma anche la ricerca ossessionante e compulsiva di un sentimento di comprensione e solidarietà, finanche di compassione o di empatia da parte dell’interlocutore, che lo stesso indica con la seconda persona plurale, a suggerirci che è ad un pubblico imprecisato che Holden si rivolge.

Parlare di sé spesso gli risulta complesso. Durante il monologo capita che Holden cada in contraddizione. Che desideri fare una cosa mentre in realtà ne fa una diametralmente opposta. Oppure che non riesca a spiegarsi certe sue pulsioni. In più di un’occasione Holden dichiarerà la sua pazzia, utilizzando un tono semiserio che solo nell’epilogo si comprenderà essere la denuncia di un disagio profondo.

Solo nelle ultime pagine scopriremo che questo racconto a posteriori altro non è che una sorta di spiegazione di quegli atteggiamenti e delle ossessioni che lo porteranno ad affrontare un periodo di analisi.

Ciò che è certo è che il romanzo non si esaurisce in un elenco dei disturbi di Holden, delle sue stranezze e dei suoi comportamenti spesso strampalati e del tutto insensati. Il romanzo in realtà è il grido straziante di una generazione che, cresciuta nell’immediata dopoguerra, vive l’ascesa esponenziale del benessere in una società ancora profondamente maschilista e bigotta. La beat generation americana, che celebra il rifiuto dei comportamenti convenzionali, che sperimenta le droghe, la sessualità alternativa e rifugge il materialismo e i luoghi comuni.

Holden è il perfetto rappresentante di questo movimento. Possiede infatti l’ardore che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad una generazione che rompe con il passato. Denuncia l’ipocrisia e la falsità degli adulti, si estranea da chi lo rende irritabile, confessa la sua confusione interiore, frutto delle sollecitazioni provenienti dai suoi coetanei, denuncia la difficoltà di comunicare con gli adulti.

Holden è uno studente fallimentare, perché si è fatto espellere più volte dalle prestigiose scuole scelte per lui dalla sua famiglia. E’ un emarginato, senza amici, perché chi lo circonda è detestabile, bigotto, narcisista, fissato. E’ in rotta di collisione con la famiglia, che probabilmente non perdonerà il suo ennesimo fallimento.

Ed ecco che l’idea della fuga prende forma in lui, insieme alla necessità di allontanarsi dai detestabili compagni di studio. Giunto a New York vivrà due giorni di folle confusione, in cui bizzarri personaggi gli faranno da contorno in una girandola di alcol, corse in taxi, deliri amorosi, liti furibonde, incontri al limite della follia. La fuga in solitaria a New York, che doveva prepararlo ad affrontare i genitori dopo l’espulsione dalla scuola, che doveva guarirlo dalle sue inquietudini e sopire la sua rabbia, si rivelerà un misero fallimento. Il senso di estraneità dalla società del tempo e la sensazione di essere stato tradito dal mondo degli adulti, che incombe anagraficamente su di lui, sarà molto forte e dirompente.

E così Holden approderà di nascosto nella casa dei suoi, per ricercare nella sorellina Phoebe quell’accoglienza, l’ingenuità, il candore e l’innocenza che non riesce più a trovare nel suo mondo.

In una sorta di rifiuto di crescere e di affrontare i cambiamenti che comporta, impelagato nella paura di fallire e di rimanere solo e sperduto dentro ad una folla impazzita e incomprensibile, Caulfield si rende conto che anche l’innocenza tipica dell’infanzia non è che un effimero volo di farfalla e che niente potrà impedire quello che è un processo irreversibile. La consapevolezza determinerà una forte frustrazione che culminerà con l’esaurimento nervoso ed il ricovero in ospedale.

Il romanzo è una denuncia del disagio giovanile dell’epoca. Per quanto sia necessario contestualizzarlo, non si può evitare di fare un parallelismo con il disagio giovanile odierno che, pur parlando una lingua diversa, possiede la medesima matrice, riassumibile nel rifiuto di doversi conformare ai dettami sociali del tempo e nel sentimento di ribellione verso la generazione precedente, percepita come falsa e ipocrita.

Superbo il linguaggio che Salinger utilizza per dar voce a Holden. Un linguaggio colloquiale, talvolta critico, tipico degli adolescenti americani di quegli anni, che non disdegna l’utilizzo dello slang e delle espressioni talvolta sgrammaticate e anche volgari degli adolescenti. I dubbi, gli scrupoli, la rabbia e la scarsa conoscenza di sé e dei suoi atteggiamenti, sono resi in modo impeccabile e talvolta strappano anche un sorriso, per l’incapacità dello stesso Holden di comprendere i suoi comportamenti e i suoi pensieri.

Insomma un romanzo che va letto ed assaporato con la giusta disposizione d’animo. Noi stessi, che lo leggiamo, dobbiamo mostrare un minimo di comprensione verso il giovane protagonista. Non lo dobbiamo deludere perché lui si aspetta dai suoi interlocutori indulgenza, capacità di immedesimazione e, perché no, anche una spalla su cui appoggiarsi.

Precipitoso, crudo, disarmante. Ma anche illuminante, tenero e meravigliosamente vero. Una lettura indispensabile per capire le crudeli sfaccettature nascoste in quella dolorosa pulsione chiamata crescere.

  • Casa Editrice: Einaudi editore
  • Genere: narrativa americana
  • Pagine: 251

2 pensieri riguardo “IL GIOVANE HOLDEN di J.D. Salingen”

  1. Bellissima recensione. Mi incuriosisce l’argomento. In fondo, i giovani, specialmente nel nostro paese, sono lasciati allo sbando. Nessuno si preoccupa di comprendere veramente i ragazzi e il loro potenziale. Vengono lasciati soli a capire cosa vogliono fare della loro vita finché non si ritrovano all’università a chiedersi per quale motivo sono lì. E noi ci ritroviamo con dottori che non sanno fare i dottori, avvocati che non sanno fare gli avvocati, baristi che non sanno fare i baristi.

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