IL CIELO SBAGLIATO di Silvia Truzzi

Il vento che soffia dal lago è gelido. Regina tiene stretto il fagotto dentro il cappotto liso mentre copre la poca distanza che separa vicolo Barche da piazza Ferrante Apporti. Sale al secondo piano di una casetta che le pare una reggia: ha perfino le tende alle finestre. “Regina, come posso aiutarti?”, dice la padrona di casa mentre la fa accomodare. C’è molta luce nell’appartamento e un fuoco scoppiettante riscalda il soggiorno che odora di pane, ma alla  vecchia quell’improvviso calore fa male alle ossa, tanto è abituata all’umido del suo tugurio a piano terra.

Trama

Mantova, 1918. Nel giorno dell’armistizio della Grande Guerra due bambine vengono al mondo a poche ore di distanza. Dora in una poverissima casa vicino al lungolago, già orfana perché sua madre muore di parto e suo padre è un soldato disperso. Qualche ora dopo nasce Irene, l’ultimogenita dei marchesi Cavriani, famiglia dell’antica nobiltà cittadina. Le due bambine crescono – una tra la fame e la miseria dei vicoli, l’altra negli agi del palazzo che porta il nome della sua famiglia – e si incontrano ogni domenica sul sagrato di Sant’Andrea. Dora chiede l’elemosina e nella sua mano la piccola Irene deposita un soldo e un sorriso di solidarietà e compassione. Gli anni passano e mentre il Fascismo si fa regime, e insanguina le strade della città, due vite destinate a rimanere separate da un’insormontabile differenza di classe si incrociano di nuovo. La sorte che ha portato Dora nella casa borghese della famiglia Benedini, dove è stata accolta e ha ricevuto un’istruzione, le ha fatto dono di una bellezza fuori del comune che fa girare la testa agli uomini. Tra loro c’è anche il timido Eugenio, figlio dei ricchissimi Arrivabene e cognato di Irene. Sfidando l’ostilità delle famiglie, Dora si fidanza in segreto con Eugenio ma il bel mondo che comincia a spalancarsi davanti ai suoi occhi ha in serbo per lei molte sorprese: in una girandola di splendidi vestiti, ricevimenti e intrighi, Dora dovrà difendere tutto ciò che ha conquistato con tanta fatica.


Recensione

Gli anni sono quelli  cruciali, tra le due guerre e lo scenario è la provincia italiana, chiusa a doppia mandata dal pregiudizio e  dalla diseguaglianza sociale. A Mantova, ma anche in ogni altra piccola città italiana, si può nascere sotto una buona stella oppure dentro alla miseria più abbietta, quella che ti fa battere i denti dal freddo e dalla fame. Due scenari così lontani tra loro che non vi è la minima idea di cosa voglia dire nascere sotto il cielo sbagliato. Ed infatti, in quel lontano novembre del 1918, mentre si chiude il sipario sulla Grande Guerra, due bimbe vengono al mondo. Una è Irene, marchesina di nascita che nasce tra gli agi e i privilegi. L’altra è Dora, la cui mamma muore di parto  e che crescerà tra gli stenti e la mancanza di amore.

Niente, in apparenza, potrà accomunare le due bambine. Eppure il destino deciderà diversamente e la piccola Dora, salvata dalla strada da una famiglia di ricchi commercianti, potrà iniziare la sua scalata verso una vita dignitosa. Una strada in salita, complicata dai ricordi amari che la piccola porta chiusi in sé e dalla diffidenza,sempre più pressante, che la sua bellezza suscita negli altri.

Dora stenta a trovare il suo posto nel mondo, schiacciata tra il desiderio di vivere una vita ricca e piena e il timore di essere riconosciuta come la piccola stracciona che chiedeva l’elemosina sul sagrato della Chiesa.

La sua è una rinascita che esplode e non può essere sopita. Ma è anche uno sbocciare di petali che acceca e confonde, tant’è lo splendore e il colore di quel fiore acerbo. Dora è pur sempre una donna e la sua bellezza è pericolosa, poiché attira troppo l’attenzione. E non è facile, quando si è giovani e si anela una carezza o uno sguardo di approvazione più dell’ossigeno, discernere il giusto da ciò che non lo è. Del resto quello è il destino di tutte le donne del tempo, indipendentemente dalla loro condizione sociale. Si è donne, e ci si aspetta da loro solo un bel viso e un carattere docile. E naturalmente, l’attitudine a stare un passo  dietro all’uomo. Un uomo da compiacere e al quale obbedire.

“Il cielo sbagliato” è un romanzo fatto da donne. Donne di ogni estrazione sociale, che condividono l’amarezza di non contare niente e si compiacciono con un gingillo. Donne per le quale la reputazione e il buon nome  conta più di ogni altra cosa.

Il retroscena storico fa il resto. In una Mantova stretta nella morsa del fascismo e annichilita dalla violenza dello squadrismo, si compie il destino dell’Italia, che si avvia a grandi passi verso il secondo conflitto mondiale. Silvia Truzzi cura molto l’aspetto storico del romanzo, con una fedele ricostruzione degli eventi tra la prima e la seconda guerra mondiale.  La storia di Dora e di Irene non può fare a meno di questo palcoscenico storico, dove si intrecciano gli eventi più significativi del tempo e che consentono ai personaggi di dire la loro e di rappresentare gli umori e le istanze del popolo in quegli anni cruciali che ci hanno reso quello che siamo adesso.

In bilico tra il romanzo di formazione e il romanzo storico, Il cielo sbagliato è un’opera di grande respiro scritta con passione e rigore storico. Un romanzo sull’emancipazione e il desiderio di affermazione e sulla fatica di essere se stessi in un  mondo che ci attacca addosso tante etichette diverse, così pesanti e difficili da cancellare. Un libro che si legge senza sforzo,  che cattura con la forza di una narrazione che si avviluppa al lettore e lo trascina con sé.  Un libro sul coraggio di essere donne in un’epoca avversa e sul valore della solidarietà, unico sostegno per mantenersi in piedi tra le trappole e le insidie di un mondo che perde la sua dimensione umana nelle avversità della nostra storia recente.


L’autrice

Silvia Truzzi, giornalista, è nata a Mantova e vive a Milano. Laureata in Giurisprudenza, lavora al Fatto Quotidiano dalla sua fondazione nel 2009. Ha vinto il Premio giornalistico internazionale Santa Margherita Ligure per la cultura nel 2011 e il Premio satira politica Forte dei Marmi, sezione giornalismo, nel 2013. È autrice del programma di Massimo Gramellini, Le parole. Nel 2016 ha pubblicato Perché No (con Marco Travaglio) e nel 2019 C’era una volta la sinistra (con Antonio Padellaro). Con Longanesi ha pubblicato Un Paese ci vuole. Sedici grandi italiani si raccontano (2015) e il romanzo Fai piano quando torni (2018).


  • Casa Editrice: Longanesi
  • Genere: narrativa/storico
  • Pagine: 381