LA CASA DELLE LUCI di Donato Carrisi

“I bambini possiedono doti misteriose” disse. “Ma a volte i loro non sono doni, bensì maledizioni.

Un grande maestro sa individuare i primi. Uno psicologo infantile dovrebbe saper distinguere la seconde e io non so se ne sono ancora capace”.


Trama

Nella grande casa spenta in cima alla collina, vive sempre sola una bambina… Si chiama Eva, ha dieci anni, e con lei ci sono soltanto una governante e una ragazza finlandese au pair, Maja Salo. Dei genitori nessuna traccia. È proprio Maja a cercare disperatamente l’aiuto di Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, l’addormentatore di bambini.
Da qualche tempo Eva non è più ­davvero sola. Con lei c’è un amichetto immaginario, senza nome e senza volto. E a causa di questa presenza, forse Eva è in pericolo.
Ma la reputazione di Pietro Gerber è in rovina e, per certi versi, lo è lui stesso. Confuso e incerto sul proprio destino, Pietro accetta, pur con mille riserve, di confrontarsi con Eva. O meglio, con il suo amico immaginario. 
È in quel momento che si spalanca una porta invisibile davanti a lui.
La voce del bambino perduto che parla attraverso Eva, quando lei è sotto ipno­si, non gli è sconosciuta.
E, soprattutto, quella voce conosce Pietro. Conosce il suo passato, e sembra possedere una verità rimasta celata troppo a lungo su qualcosa che è avvenuto in una calda estate di quando lui era un bambino.
Perché a undici anni Pietro Gerber è morto.
E il misterioso fatto accaduto dopo la sua morte ancora lo tormenta.


Recensione

L’infanzia è un contenitore di mistero, crudeltà, chiaroveggenza. Un mondo effimero, che ad un certo punto implode, svanisce e spesso lascia dietro di sé nient’altro che una nebbia indistinta, bisbigli che diventano sempre più incomprensibili, echi di un passato che da adulti non riusciamo più a ricordare. Un mondo che non cessa di suscitare curiosità e del quale non sappiamo mai abbastanza.

Il mondo dell’infanzia è ormai il consolidato palcoscenico che Donato Carrisi ha scelto di calcare con i suoi ultimi successi editoriali. E “casa”, una parola chiave che si rincorre nei titoli di quella che a tutti gli effetti può essere considerata una trilogia. Una combinazione che è una vera e propria miccia, pronta ad esplodere.

“Casa”, sinonimo di luogo sicuro, confortante, una sorta di grembo materno. Che in ognuno dei thriller di questa trilogia (La casa delle voci – 2019; La casa senza ricordi – 2021; La casa delle luci – 2022) è invece un luogo infido, pericoloso, pieno delle voci lugubri di chi l’ha abitata.

E un burattinaio, che possiede l’arte di sottrarre ai bambini i loro segreti. Pietro Gerber, l’addormentatore di bambini. Un personaggio pieno di coni d’ombra, psicologo infantile, che esercita una professione affascinante ma anche molto complessa, che lo pone quotidianamente a confrontarsi con abusi, violenze, devianze mentali provocate, spesso, dagli influssi malsani di chi dovrebbe vegliare su di loro.

Pietro ha proseguito la professione di suo padre, del quale ancora subisce il fascino conturbante e la solida reputazione. Una figura ingombrante, che è rimasta sempre distante da Pietro, cresciuto egli stesso con il dolore di non essere amato dal padre come avrebbe desiderato.

Pietro ha un passato complicato, fatto di solitudine. Un passato che non ha mai superato del tutto e che porta con sé il ricordo di una perdita. Una voce che non ha mai smesso di riecheggiare nella sua testa, un destino crudele che ha portato via il più piccolo dei suoi compagni di giochi, Zeno, scomparso durante un gioco innocente. Innocente, si, ma anche pieno di significati che vanno al di là del gioco. L’ansia di essere scoperto, un tocco che cattura e trasforma, il mutismo di chi è stato braccato. E poi, la parola magica, che, se non detta, obbliga al silenzio perpetuo tutti gli altri.

Carrisi costruisce una trama circolare in cui passato e presente si rincorrono e si intrecciano e dove la parapsicologia, il mistero e i poteri occulti della mente infantile, giocano a confondere e ad atterrire il lettore, vittima predestinata dei virtuosismi dell’autore, incorruttibile manovratore delle nostre paure più intime.

Insieme al bambino perduto, Zeno, c’è Eva, una bambina agorafobica, la cui mente ospita voci che sembrano provenire direttamente dall’infanzia di Pietro Gerber.

Pietro dovrà tornare indietro alla sua infanzia, alla casa delle sue vacanze estive, agli amichetti con cui giocava, al padre, distante e sconosciuto. In cerca della verità su Zeno. E dentro la mente di Eva, alla ricerca delle sembianze di chi sembra volerla manovrare.

Carrisi non è certo sprovvisto delle leve che servono per ipnotizzare il lettore e trarlo a sé. Le atmosfere che sa creare con la sua prosa, la sua scrittura evocativa e subdola, la scelta accuratissima degli argomenti da trattare e dei tasti da premere per scatenare quella morbosa curiosità e quel lieve brivido sulla schiena, sono le sue armi.

Insomma, “La casa delle luci” è per me un si. Dopo gli ultimi due lavori (in ordine di pubblicazione) che non mi avevano convinto a pieno, Carrisi torna in grande spolvero a tatuare sulla nostra pelle il brivido, come solo lui sa fare.

Un meritato accenno alle ambientazioni, belle e coinvolgenti, tagliate a pennello per restituire al lettore le atmosfere claustrofobiche e lugubri che fanno da contorno alla vicenda. Una Firenze notturna, uggiosa, attanagliata dall’umidità, sfumata dalle luci dei lampioni e rimbombante dei passi sui suoi selciati antichi e  austeri. I palazzi rinascimentali, le botteghe buie, i suoni di un passato maestoso ma anche pieno d’ombra e di mistero. E la campagna toscana, maestosamente vittima di una bellezza quasi crudele e di un passato tanto ingombrante quanto indimenticabile. Un passato che torna a galla, così come quello dei protagonisti, che sembrano prede tratte in inganno, che si dimenano inquiete tra le morse di una trappola.

E di morse che stringono il petto e tolgono il fiato questo romanzo è pieno. La morsa della morte, che non si può ingannare, né distrarre. La morsa dell’incomprensibile, che toglie fiato e sonno. La morsa subdola della memoria,  una biscia infida, che si infila dove vuole e che tormenta ogni ferita ancora aperta. E la morsa dei ricordi, dell’irrisolto, del senso di colpa. Le eco di qualcosa che è accaduto ma che non sappiamo ricordare.

E la stretta, inesorabile, del non detto. Arrivederci a presto, Pietro. Perché ci rivedremo, questo è ormai certo.


L’autore

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo –, Il gioco del suggeritore, La casa delle voci, Io sono l’abisso – da cui ha tratto il film omonimo – , La casa senza ricordi ed è autore della favola dark Eva e la sedia vuota. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.


  • Casa Editrice: Longanesi Editore
  • Genere: thriller
  • Pagine:432

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