IO, JACK E DIO di Andrea De Carlo

Il tempo ha questo modo non-lineare di procedere: va avanti a strascicamenti da lumaca e scatti da lepre, e trova comunque il modo di lasciarti indietro. E’ sempre così, ma quando si tratta di jack e me è mille volte peggio.


Trama

Mila e Jack si conoscono fin da ragazzini, quando passavano le estati presso le rispettive nonne a Lungariva, cittadina di mare sulla costa adriatica. Per anni le loro frequentazioni si sono alternate a cicliche separazioni, nutrite da un’intensa corrispondenza tra l’Italia e l’Inghilterra. Fedeli a un patto di sincerità assoluta, Mila e Jack sperimentano cambiamenti di luoghi e rapporti, ma continuano a coltivare la loro amicizia febbrile, che sembra fermarsi appena al di qua di una storia d’amore. Finché Jack sparisce nel nulla, per sette lunghi anni. Poi a sorpresa riappare, in veste di frate.
Con questa sua ventiduesima opera Andrea De Carlo torna ai temi più cari ai suoi lettori, l’amicizia e l’amore, a cui imprevedibilmente ne mescola un terzo, la religione. Io Jack e Dio racconta di un legame necessario e insostituibile, di una ricerca spirituale senza compromessi, e dei sentimenti complicati e contraddittori tra un uomo e una donna che non possono fare a meno uno dell’altra.


Recensione

“Io, Jack e Dio” è un titolo che dice molte cose. Tre protagonisti, uno dei quali è evidentemente la voce narrante. A prima vista ammicca ad un triangolo amoroso (e l’amore c’entra eccome, non a caso sulla cover troneggia un cuore rosso). Ma subito dopo l’ipotesi cade, perché  uno degli angoli di questo triangolo è Dio. Un essere asessuato, giusto? E comunque, un personaggio assai scomodo. Come minimo ingombrante. Ma sicuramente anche altisonante, imponente, assolutamente da non ignorare.

Dio. Che altro aggiungere? Eppure, quante cose ci sono dentro a questa parola, da scriversi rigorosamente con la maiuscola! Il senso della spiritualità, quella che conosciamo noi cattolici. Ma anche l’oppressione delle regole che sono insite in ogni religione. Come, del resto, tutta l’impalcatura, pesante come una gabbia di piombo, della religione organizzata.  Come non immaginarsi Dio in tunica e barba bianca, l’espressione arcigna, la voce tonante, le mani in alto a invocare punizioni per correggere il comportamento spudorato dell’uomo?

Dio è in effetti un tramezzo, una parete, una cateratta tra l’Io del titolo, Mila,  e Jack. Mila e Jack si conoscono fin da ragazzini, quando si sono incontrati sulla spiaggia di Lungariva, una cittadina sull’Adriatico, che rifugge il caos della riviera romagnola e si mostra timida come un luogo di seconda mano, quasi fuori dal tempo, fatto di villette in stile liberty e di chiacchiere di paese.

Lui quindicenne, lei timida e impacciata dodicenne, in bilico tra un’infanzia che non molla la presa e i primi vagiti dell’adolescenza. E’ l’inizio di un’amicizia che travalicherà parecchi lustri, fatta di complicità, di passioni condivise, di scoperte e di un sentimento sconosciuto, a cui non sanno dare un nome. Anche se un nome in realtà ce l’ha, ma è un nome che spaventa entrambi. Che evoca cliché che entrambi rifuggono come la peste e che rischia di distruggere l’amicizia che li lega, che è inossidabile. Un’amicizia che sopravvive e tutte le tempeste, compresa la lontananza fisica (Jack abita a Londra) e le fugaci apparizioni dei partners di turno, sempre troppo inadeguati e mai alla loro altezza.

E gli anni passano. Jack e Mila diventano adulti e continuano a ritrovarsi, ogni estate, a Lungariva.

Poi, di colpo, Jack sparisce per sette lunghi anni. Mila lo cerca ovunque, invano. Poi, così come è scomparso, Jack riappare in una Chiesa, durante un funerale. Fra loro si insinua un Dio egoista, prepotente, guardone e intransigente.

Un Dio tonante con la tunica. Ma anche spogliato di ogni orpello, ridotto ad un figurante puro e illuminato, strumentalizzato dalla religione organizzata che lo vuole vendicativo, altero, intollerante, quando invece è altro. Un Dio che forse vuole Jack tutto per sé e che tiene fuori perimetro Mila, che nel frattempo ha uno sguardo diverso, più aperto e più franco….

“Io, Jack e Dio” è un titolo che dice molte cose, dicevo all’inizio. E, aggiungo, che trova spazio anche per disquisire sulla spiritualità, sulle tradizioni religiose, sulle credenze, sulla Bibbia. Sulla Chiesa e sul Clero. Sulla suggestione, sulla volontà e sui miracoli. Sulla reincarnazione e sulla smaterializzazione dell’anima.

Ma parla anche di crescita, cambiamento, distanza, ricordi, luoghi. D’amore, di amicizia, di famiglia, di attrazione, di sesso. Di distorsioni che complicano le cose, dilatano le distanze, allungano i tempi, agitano le acque. E di come un uomo e una donna possono gestire queste variabili impazzite, senza impazzire a loro volta. Di come un uomo e una donna possano interpretare il passato e reinventare un presente che appare complicato e indecifrabile. E di come l’amore possa appianare ogni asperità, districare ogni nodo, sciogliere ogni briglia che ci opprime e ci condiziona. Un amore che per brillare con tutto il suo potenziale sembra aver bisogno di essere negato, come se castrandolo o soffocandolo riesca a sprigionare tutta la sua purezza.

La voce di Mila è l’affaccio più puro e pulsante di questo romanzo. Un punto di vista privilegiato, sul quale riflettere il nostro io, sul quale ritrovarsi e confrontarsi. Mila è senza dubbio il personaggio più riuscito del romanzo, colei che tiene in mano le sorti della trama e che comanda il sentimento e l’umore della narrazione. Si sorride se è Mila a farlo. E ci si dispera quando Mila si trova gettata a capofitto in una delle sue cadute. Una Mila che risorge sempre, un cerotto che tappa la ferita e via. Anche quando sembra senza una via di scampo. Mila è istintiva, sanguigna, determinata. Ma anche fragile come una piuma al vento. Mila è una donna normalissima, nata dalla penna di un autore uomo che dimostra di saperne molto sulla natura umana e sulle sue pulsioni. Anche se si tratta di scrivere di una donna, per definizione complicata e imprevedibile.

La prosa di De Carlo è in grande forma e completa un quadro che non ha sbavature né errori di prospettiva.  Il suo eloquio è un torrente cristallino che leviga ogni pietra che incontra nel suo scorrere. La lettura ne esce fluida come olio, fresca come una brezza marina, bella come un ideale. Che riesce ad essere eclettica, inclusiva, rotonda. E si nutre di quell’amore che rende tutto coerente e perfetto.

L’amore in fondo è davvero il motore del mondo, e, in ogni caso, lo è di questo romanzo. Romanzo che in parte prova a distrarre il lettore con altri temi e altri luoghi ma che alla fine è felice di non riuscirci del tutto.


L’autore

Andrea De Carlo è nato a Milano, dove si è laureato in Storia contemporanea. Ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia, dedicandosi alla musica e alla fotografia. È stato assistente alla regia di Federico Fellini, co-sceneggiatore con Michelangelo Antonioni, e regista del cortometraggio Le facce di Fellini e del film Treno di panna. Ha scritto con Ludovico Einaudi i balletti Time Out e Salgari. Ha registrato i CD di sue musiche Alcuni nomi e Dentro Giro di vento. È autore di ventidue romanzi, tradotti in ventisei Paesi e venduti in milioni di copie.


Casa Editrice: La Nave di Teseo

Collana: Oceani

Genere: narrativa italiana

Pagine: 381

2 pensieri riguardo “IO, JACK E DIO di Andrea De Carlo”

  1. Mi piace molto De Carlo ma negli ultimi romanzi l’ho trovato molto scontato. Sono lontani i tempi di DUE DI DUE oppure anche di ARCODAMORE quando effettivamente adoravo leggere i suoi romanzi che mi trasportavano in situazione ed ambienti imprevisti. Ultimamente lo trovo un pò troppo attuale e sull’attualità si rischia di essere scontati talvolta..

    Piace a 1 persona

    1. Ti dirò che in questo romanzo l’autore tocca temi molto interessanti. C’entra la religione e la religiosità ma anche l’amore, che attraversa tempo e spazio e sgomita per togliere di mezzo Dio….
      È sicuramente da leggere, credimi.
      Grazie del tuo commento

      Piace a 1 persona

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