LA CACCIA di Will Dean

Gli alberi sono infiniti. Maledettamente infiniti. Sono un oceano, uno spazio astrale, un incubo. Chi potrebbe immaginare una cosa simile? Sono talmente fitti che i rami più bassi, grigi e senza aghi, quasi si confondono. Non scorgo il cielo, vedo solo nuvole e pioggerella. E non sento gli animali, gli uccelli non cantano e non fanno frusciare i rami spostandosi. Ma so che sono tutti qui.


Trama

Dopo un’intensa e sfibrante esperienza londinese al Guardian, Tuva Moodyson è finita alla redazione di un insignificante quotidiano locale di una cittadina del Värmland, nel cuore della Svezia. Curiosa e ostinata, alla notizia della morte di un cacciatore, centrato in pieno petto da un proiettile di fucile, è subito in prima linea. Tutto fa pensare che il killer chiamato Medusa, noto per aver colpito nella zona molti anni prima, sia tornato a uccidere. All’improvviso, la cittadina dimenticata dal mondo si riempie di giornalisti alla ricerca di scoop, ma è Tuva ad avere in mano la grande occasione per dare una svolta alla sua carriera, tanto più che nessuno dei suoi concorrenti conosce gli stravaganti abitanti del posto come lei. Ci sono però due problemi. Primo: Tuva è sorda, e in un’indagine che percorre aree inaccessibili e isolate questo può essere un grosso inconveniente. Secondo: a Tuva i boschi non piacciono per niente, tutt’altro, la spaventano a morte. Perché lei ama l’asfalto e le stazioni di servizio, il cinema e i fast food, vuole essere circondata dalle luci e sentire intorno a sé il movimento e l’energia. Ma più si immerge nel caso, più è costretta a inoltrarsi nel fitto della foresta e a fare i conti con le sue paure, fino a rendersi conto che il silenzio assoluto non esiste.


Recensione

Le atmosfere e la natura selvaggia della Svezia centro meridionale. Boschi, foreste impenetrabili, che trasudano umidità e freddo che entra nelle ossa. Buie, brulicanti di vita. Milioni di insetti ma anche animali possenti, uno su tutto l’alce, la sua mole spaventosa e il suo aspetto preistorico. L’uomo è un ospite indesiderato. L’uomo comune non si addentra nel groviglio di alberi altissimi e fitti. Ma a Gavrick, piccolo centro ai margini della foresta di Utgard, gli uomini praticano la caccia, un rito antico e atavico, che affonda le sue radici nella necessità di contrastare la crescita vertiginosa del numero di alci presenti nella foresta, che si cibano dei germogli degli alberi. Ma che in realtà è anche una sorta di codice d’onore che contraddistingue un vero uomo. L’unico modo conosciuto per mostrare agli altri la propria virilità.

La caccia serve per interagire con la natura e per convincersi di poterla governare e sottomettere. In realtà la foresta è così immensa, impenetrabile e misteriosa che non può che spaventare e respingere chi non la conosce.

E’ proprio così per Tuva Moodyson, che si trova suo malgrado a vivere a Gavrik, dopo aver lavorato come giornalista a Londra. La malattia terminale della madre l’ha richiamata nel Varmland. A Gavrik scrive sul giornale locale: cronaca, annunci funerari, l’infinita lista dei piccoli avvenimenti di una comunità chiusa nel suo guscio. Tuva è un pesce fuor d’acqua: Gavrick le riporta alla mente la sciagura che ha distrutto la sua vita: la morte del padre e l’inizio del declino di sua madre, con la quale non è più riuscita a stabilire un rapporto di amore e di reciproca comprensione. Ma resiste, sperando in una buona occasione che possa riportarla a vivere in una grande città, dove il suo handicap fisico, la sordità, è meno invalidante e limitante.

Quando la notizia di un cadavere nel cuore della foresta giunge in redazione, Tuva si getta a capofitto nell’indagine, ma dovrà scontrarsi con un muro di gomma. I personaggi con cui avrà a che fare sono bizzarri, reticenti e non tutti sembrano accettarla. Tuva infatti smuove la fanghiglia che si è depositata sul fondo e la comunità di Gavrick non desidera far tornare a galla brutti ricordi e piccoli e grandi segreti.

Tuva e la foresta, l’enorme esercito di alberi e degli animali che vi si celano, dovranno scendere a patti. Perché l’assassino è lì che si muove, lì colpisce e lì nasconde il segreto che lo spinge a uccidere. Tuva deve vincere le sue paure e risolversi a penetrare la buia cortina di alberi, dove si nasconde un cuore vivo e pulsante, che porta la memoria a fatti già accaduti in passato. La foresta e quella comunità chiusa in se stessa sembrano respingerla ma anche attirarla in una trappola. Tuva sa che dovrà infilarsi tra quei fusti solidi e altissimi, tra le fronde degli aceri e tra i roghi del sottobosco. Nella bruma che sale dal terreno umido e disseminato di foglie. Nel gelo umido che avvolge gli alberi, nel labirinto ipnotico dei tronchi, nel rumore sonnolento delle foglie mosse dal vento, che Tuva ascolta suo malgrado attraversi i delicati apparecchi acustici. Seguire le orme degli alci e il fetore delle viscere degli animali uccisi nelle battute di caccia, che i cacciatori lasciano incuranti sul terreno. Dissolversi negli umori della foresta, che ti fa sentire insignificante, alla mercè delle forze della natura.

Una lotta senza voce, che si trascina tra una piccola donna senza udito e l’enorme foresta che risuona di spaventosi echi. Il gugulare dei gufi, il bramito delle alci, lo sfarfallio delle zanzare e degli uccelli. E i passi di un uomo che uccide le sue vittime senza pietà, né un motivo apparente, coperto dall’omertà di una comunità che convive da sempre con una natura roboante e volitiva.

Alla fine Tuva scoprirà la verita. Una verità che non ci si aspetta, che lascia il lettore incredulo e su di giri, per l’adrenalina che viene dispersa nelle ultime pagine del romanzo.

Tuva vincerà soprattutto su se stessa e sulle sue paure. E la foresta di Utgard la proteggerà, schiudendo i suoi rami fitti e aggrovigliati lasciando entrare la luce.

La caccia è un thriller magnifico, che inchioda alle sue pagine. Un romanzo che mi ha incantata e abbacinata. Una storia cha affonda le sue radici nei riti che circondano l’arte venatoria, che vede nell’inseguimento, nell’azione, nella scoperta e nel sangue, la propria essenza. La natura è la protagonista di questo romanzo, così potente e imprevedibile, misteriosa e impenetrabile. Una natura che spaventa e che ribadisce il ruolo marginale dell’uomo nel disegno superiore e imprescrittibile dei meccanismo del mondo.

La natura, grande e onnisciente e Tuva, con le sue debolezze e le sue fragilità, che la fronteggia e la sfida, in un confronto che cessa fin da subito di essere una semplice ricerca della verità per diventare, invece, il simbolo del desiderio umano di comprendere, interagire, manovrare la propria sorte.


L’autore

Will Dean è cresciuto nelle Midlands orientali e si è laureato in giurisprudenza alla London School of Economics. Dopo aver lavorato nella City di Londra per diversi anni, si è ritirato a scrivere nei boschi della Svezia, dove insieme alla moglie vive in una casa di legno che lui stesso ha costruito. La caccia è stato selezionato nella shortlist del Not the Booker prize del Guardian, e Tuva Moodyson diventerà presto la protagonista di una serie tv.


  • Casa editrice: Marsilio Editore
  • Traduzione: Valeria Raimondi
  • Collana: Le Farfalle
  • Genere: Thriller
  • Pagine: 366

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