L’ALBERO DELLA NOSTRA VITA di Joyce Maynard

Era quella la parte terribile dell’essere genitori. Più amavi, più avevi da perdere. Come se fosse il tuo cuore quello che il lanciatore stava scagliando verso il piatto di casa, e che si librava a mezz’aria, pronto per essere sfracellato da un colpo di mazza. Dopo aver avuto un figlio non eri mai più al sicuro.

Trama

Eleanor è una donna giovane e indipendente, fa l’illustratrice di libri per bambini e vive da sola in una bellissima casa di campagna nel New Hampshire. Quando conosce Cam, a fine anni Settanta, è subito amore e sesso e famiglia, e in poco tempo nascono Alison, Ursula e Toby. Cam è un bravo padre ma non sa trovarsi un lavoro; e un giorno perde di vista il piccolo Toby, che ha un incidente dalle conseguenze irreparabili. Eleanor non riesce a perdonare il marito, e innalza un muro di rancori che diventa insuperabile quando scopre un tradimento. Così decide di andarsene, lasciando a Cam e ai figli la casa e la normalità in cui hanno sempre vissuto. Il suo silenzio avrà conseguenze sul rapporto con i ragazzi, che entrano in conflitto con lei e lentamente la abbandonano. Ma grazie alla sua tenacia, Eleanor saprà ricostruire se stessa e riavvicinare le persone che ama.

L’albero della nostra vita è la storia di una donna e di una coppia, sullo sfondo di una Storia che si riflette implacabile nella vita di ciascuno: le lotte sociali, l’avvento della tecnologia, la tragedia del Challenger, un filo rosso che lega tutti in un’unica, grande esperienza umana. Con saggezza e compassione, Joyce Maynard ci mostra il potere liberatorio del perdono, l’unica forza al mondo che può rivelarci il significato più puro e creativo dell’amore.

Questo libro è per chi non vede l’ora di partire per un epico viaggio alla ricerca della casa dei sogni, per chi ancora conosce a memoria la coreografia del video di Thriller, per chi da piccolo riponeva ogni speranza negli astronauti che conquistavano lo spazio, e per chi immagina la propria vita come una barchetta di legno in balìa della corrente, che sussulta e sobbalza fino a raggiungere il mare aperto.


Recensione

Apro le pagine e entro prepotentemente nella vita di Eleonor. E di lei conosco tutto. La sua storia, i suoi segreti. Le cose che hanno lasciato un graffio nel suo intimo. I suoi desideri e la realtà delle sue giornate. Il suo progetto di vita e il sisma che distrugge da dentro ciò che si è costruita. L’amore senza argine per i figli, la passione screziata di disappunto verso Cam. I muri di una casa entro i quali scorre la linfa della sua vita. Le pareti, che rimbombano delle risate di tre bambini. La campagna, che non serba angoli nascosti, né rancori, né segreti.

La gioia di vivere una vita piena. I pensieri, che a volte scappano via dalla testa e si rifugiano in fondo al cuore e lì sedimentano. E covano delusione. Ma germogliano nella calda carezza del perdono.

Eleonor rappresenta un pezzetto di ognuno di noi: l’amante appassionata, la donna che si realizza con la sua arte, la madre presente e affascinata dai propri figli, che sono ciò che di più vero e bello possiede. La donna spezzata e la donna rinata. La donna che ama e la donna che si fa da parte. Quella che si allontana e che ritorna, con il perdono tra le mani. Una donna e la vita che dà e toglie. Un fiume che scorre inesorabile, sopra ad ogni sasso, lambendo gli argini e trascinando con sé ogni cosa. Un fiume che cancella i ricordi che fanno male e che restituisce la vita al terreno arido e assetato. Un fiume a cui ogni donna affida i suoi figli, in un viaggio insidioso e pieno di meraviglia, che dovranno affrontare da soli, come gli omini di sughero che Alison, Ursula e Toby affidavano ogni anno alla corrente.

L’albero della nostra vita è un viaggio. Scritto in terza persona da una penna lucida e profonda, che non conosce reticenze e che non utilizza alcun attenuante. Una penna che conosce la dolcezza e le asperità della vita, che tratteggia senza alcuna fatica, senza il timore di dissacrare né di eccedere. Che utilizza le corde profonde del sentire per trasferire al lettore la meraviglia di vivere a pieno la propria storia. Una vita che è la Vita. Quella che ognuno di noi vive ogni giorno. Che è bella, ma anche crudele. Avara e prodiga. Meravigliosa e complicata. Che ci mette alla prova e aspetta la nostra risposta, che apre scenari nuovi e inaspettati, ai quali adattarci e dai quali cercare di estrapolare gioia e pienezza.

Il racconto abbraccia oltre cinquant’anni di vita e si immerge negli avvenimenti che hanno segnato la nostra storia recente. La storia di Eleonor si intreccia alla storia della sua casa, una fattoria che si riempie della vita dei suoi abitanti. Eleonor, che vi giunge per caso, quasi a nascondervisi, per curare le sue ferite. Poi arriva Cam, affascinante e pieno di passione.  E i bambini, a poca distanza l’uno dall’altro. Sono adorabili contenitori di dolcezza e meraviglia. Corpicini caldi, manine appiccicose, favole e giochi da inventare e vita che si riempie fino a traboccare, a lasciarti senza fiato. La felicità fa quasi male e fa paura, perché è perfetta. La famiglia, che Eleonor ha sempre desiderato. Quella che lei non ha mai avuto.

La maternità accoglie Eleonor in un vortice di sentimenti che non lasciano spazio ad altro. La vita è così piena ed estenuante che trascina via con sé ogni altro spazio e qualsiasi altro pensiero. E l’amore per Cam sbiadisce. Il legame si spezza. E Eleonor lascia la fattoria, per non assistere alla capitolazione di un sogno.

E inizia un processo inesorabile di corrosione. I legami si sfilacciano e poi si spezzano. Il rancore si diffonde a macchia d’olio e la solitudine torna ad abitare le giornate di Eleonor.

Ma il fiume continua a scorrere, incurante di tutto. E Eleonor torna a galleggiare. E a nuotare. E a navigare, a favore di corrente. Un omino di sughero caparbio e inaffondabile. E tornerà a casa, a rinsaldare i legami. A costruirne di nuovi. A sostenere chi vacilla. A chiudere il cerchio.

Una vita da vivere e che viviamo, spesso inconsapevoli, di farlo, ogni giorno. Scegliendo, ma anche subendo i capricci del destino. Partiamo con un bagaglio a sorpresa e utilizziamo il suo contenuto come meglio sappiamo. E viaggiamo senza conoscere la meta. Cercando una terra promessa e facendo salire altri passeggeri, che ci accompagneranno. Per un minuto, un anno o per sempre. Il viaggio sarà bello se c’è il sole. Ma arriverà la pioggia e ci bagnerà. E il vento, poi, ci asciugherà. Come Eleonor si è lasciata asciugare dai venti secchi che accarezzavano i muri stinti della fattoria. Come Eleonor che ha costruito e ha demolito. Che è partita e poi è tornata.

“L’albero della nostra vita” è un inno alla Vita. Una canzone stonata che suona una musica che ci piace. La fotografia di ciò che siamo. La meraviglia della vita, che è sorpresa, ebrezza, passione. Delusione, dolore e caduta. E rinascita, respiro, luce.


L’autrice

Joyce Maynard è una scrittrice e sceneggiatrice americana, giornalista per il New York Times, Vogue, O, The Oprah Magazine, e The New York Times Magazine. Ha pubblicato diciassette libri, tra cui At Home in the World, che racconta la sua relazione da giovanissima con J.D. Salinger. Il suo romanzo To Die For è diventato il celebre film Da morire, così come Labor Day, di prossima pubblicazione per NNE, è stato portato sul grande schermo da Jason Reitman.


  • Casa Editrice: Enne Enne Editore
  • Traduzione: Silvia Castoldi
  • Collana: La Stagione
  • Genere: narrativa straniera
  • Pagine: 494

2 pensieri riguardo “L’ALBERO DELLA NOSTRA VITA di Joyce Maynard”

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