TUTTI I MIEI UOMINI di Isabella Bossi Fedrigotti

Una volta ci siamo trovati vicini per caso e tu, sottolineando che non avevi ballato nemmeno una volta, mi hai detto, con un piccolo sorriso melanconico, come fosse stata una resa: “Lo vedi che non posso fare a meno di te?” E io non so nemmeno più cosa ho risposto, però trent’anni dopo la tua frase e l’espressione del tuo viso me li ricordo ancora. Per consolarti ho ballato con te, e oggi mi è tornata in mente quella tua giacca grigia, un po’ troppo grande per te, di stoffa ruvida e pesante, e la dolcezza con la quale mi ci hai fatto appoggiare la guancia.

Trama

Quali sono gli uomini che vorrebbe incontrare una ragazza, una donna? Quali sono quelli che poi incontra realmente? Come sono fatti, cosa nascondono, cosa vogliono, cosa pensano, cosa chiedono, cosa ottengono? In queste pagine, Isabella Bossi Fedrigotti stila un acuto catalogo in punta di penna in cui traccia dieci ritratti degli uomini che ha incrociato, conosciuto, immaginato, sognato, sfuggito, detestato, educato, amato, rimpianto, inventato, e comunque mai dimenticato.

Si dice sempre che gli uomini siano molto meno complicati delle donne e loro stessi si affannano a confermare questa teoria, ma forse non sono così credibili; l’autrice del resto ha dei dubbi in proposito: «Al confronto – ricorda – scrivere Il catalogo delle amiche è stata una passeggiata, mentre per questo catalogo degli amici ho spesso avuto la sensazione di trovarmi in un terreno aspro e ombroso, difficile da esplorare».

Tutti i miei uomini è un libro che parla alle esperienze personali – presenti, passate e future – di ciascuna donna, in cui l’autrice prova a raccontare e dipanare il fittissimo mistero maschile, passando in rassegna un «campionario» di snob glaciali e schifiltosi, cinici seduttori seriali, rivoluzionari esaltati, campioni di egoismo, inguaribili narcisi, eterni figli in cerca di qualcuno che li accudisca.

Il tutto, naturalmente, nella fiduciosa e inossidabile speranza nell’esistenza di quegli uomini responsabili, teneri, protettivi e felicemente adulti che sarebbe una vera fortuna incontrare.


Recensione

L’altra metà del cielo, in questo libro, è un uomo. E a raccontare di lui è una donna.

Isabella Bossi Fedrigotti ha costruito il profilo di tanti uomini diversi tra loro, accomunati solo dal fatto di aver incontrato la donna che scrive in prima persona dalle sue pagine.

Una donna o più donne diverse. Non è importante chi racconta, ma di si chi parla. Di quale uomo. Di cosa ha rappresentato per lei. Se l’ha fatta ridere, o piangere. Se l’ha amata o solamente usata. Se è stato un esempio da seguire o un uomo misero e abietto. Se è stato onesto o insincero. Se è un rimpianto o un rimorso.

Un uomo che ha incontrato, con cui ha intrecciato una parte della sua vita. Un errore, un colpo di testa, un’ossessione, un miraggio. O tutte queste cose insieme.

L’autrice utilizza una raccolta di testimonianze di donne, che raccontano degli uomini che hanno fatto parte della loro vita. Dieci racconti per dieci uomini. Il rubacuori, il gentiluomo, il narciso, il professore. Il complice, il traditore, il Don Giovanni.

Dieci calzanti esempi di altrettanti maschi. Nelle quali riconoscere le sfaccettature dei nostri uomini, per i quali abbiamo versato lacrime amare, per amore dei quali abbiamo perdonato, sorvolato, lasciato perdere, pur di continuare ad amare o a fingere di essere amate. Per i quali abbiamo chinato la testa o cercato vendetta.

Un libro che assomiglia ad un manuale per l’uso di questi multiformi esemplari: da maneggiare con cura o da strapazzare. Da adulare o da spezzare. Da tenere o da allontanare. Un libro in cui ognuna di noi potrà riconoscere il padre, il fratello, il vicino di casa, il primo amore. Un libro per sorridere o per rammaricarci, nel caso in cui faccia sanguinare nuovamente vecchie ferite.

Dieci uomini e a volte uno solamente. Perché i nostri uomini sono un puzzle colorato, un mosaico complicatissimo di meraviglia, gioia, delusione, lacrime e amore. Forse sta a noi tirare fuori il bello o il brutto, come sta a loro far emergere da noi la fata o la strega dei loro sogni.

Un libro che ricerca l’incastro perfetto. Quello che fa combaciare i confini di una donna con il perimetro del suo uomo, a formare una nuova figura tridimensionale, che brilli di luce propria.

Un libro che ci mette in guardia, a noi donne,  e che prova a toglierci il primato della complessità interiore. Un libro che ci esorta ad osservare bene, in profondità,  per vedere cosa si nasconde sotto la scorza del pudore maschile.

Con una prosa senza briglie, libera e intima come lo sono i pensieri segreti e inconfessabili, Isabella Bossi Fedrigotti  intesse una trama multicolore, a maglie larghe, morbida per consolare e per riscaldarci.

Prendete appunti, voi che leggete. E non nascondetevi se nel leggere questo romanzo tornano a galla vecchie asperità e antichi dolori. Si legge per imparare. Si legge per celebrare. E anche per esistere e per rimediare.


L’autrice

Isabella Bossi Fedrigotti è scrittrice ed editorialista del Corriere della sera, dove scrive articoli di costume e cultura. Ha esordito nella narrativa nel 1980 con Amore mio, uccidi Garibaldi. Con il secondo romanzo, Casa di guerra, è stata finalista al Premio Strega e al Premio Campiello. Di buona famiglia, il terzo romanzo, diventato subito best seller, si è aggiudicata il Premio Campiello nel 1991. Dopo Magazzino vita, l’ultima sua opera narrativa è stata Se la casa è vuota. Nel 2019 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera.


  • Casa Editrice: Longanesi
  • Genere: narrativa italiana
  • Pagine: 156

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