UNA VITA DI TROPPO di Antonio Falco


<<Il Maresciallo alzò la destra aperta, come per ringraziarlo, anche se stava seriamente pensando di chiudere quattro dita e lasciare il medio alzato, gesto che non sarebbe stato carino specialmente davanti a dei civili. Pensò alla divisa che portava e ignorò i modi del medico legale, seguendo lui stesso il consiglio che aveva appena dato all’appuntato>>

Trama

Chico, studente quindicenne appassionato di informatica, assiste al rapimento di un giornalista antimafia protetto dalla scorta. Sul fatto indaga la Squadra T, nucleo di eccellenza della Questura di Torino. Contemporaneamente, in un laghetto ghiacciato nei dintorni di Bardonecchia, viene trovato il cadavere di una donna. Sul presunto omicidio indaga la locale stazione dei Carabinieri, diretta dal maresciallo Calitri. Per entrambi i casi gli indizi sono pochi e complicati da depistaggi e segretazioni ma, mettendo insieme labili tracce e strane coincidenze, gli inquirenti scopriranno che sono collegati da un sottile filo di mistero.


Recensione

Ormai posso dire di conoscere questo autore piuttosto bene. Ho letto tutte le sue opere, fin dai suoi esordi, nel 2017 e ho assistito alla sua crescita personale come scrittore, dopo che il suo timido affacciarsi nel mondo per certi aspetti crudele dell’editoria è divenuto consapevolezza di poter stare sugli scaffali di una libreria accanto ai grandi nomi della letteratura thriller.

Faccio un breve recap su Antonio Falco, ad uso e consumo di chi legge di lui per la prima volta.

Antonio sa come tenere la penna e come manovrarla. La sua è una passione genuina e solida per la parola scritta, verso la quale si confronta con il rispetto e la cura che solo un animo appassionato può fare.

La sua scrittura scivola come olio e si dipana senza scossoni, sciolta, fluida e sempre bella e curata. Mai forzata, mai adulterata da incursioni atte a mascherare lacune o incertezze.

Leggerla è un piacere vero. E all’occorrenza, troviamo anche quel pizzico di ironia che ci fa sorridere e che alleggerisce le sue trame rendendole leggere anche quando si parla di morte.

Come dicevo, Antonio Falco ha affinato nel tempo la sua tecnica narrativa. Lo dimostra questo suo ultimo romanzo, un tomo di 560 pagine che tuttavia si legge con facilità e leggerezza. Un romanzo con una trama molto articolata, che su dipana su due piani narrativi e che coinvolge l’intero novero di personaggi che nel tempo sono usciti dalla sua penna che, magicamente, si incontreranno tra queste pagine e collaboreranno per sciogliere un mistero assai intricato.

Accanto al Maresciallo Calitri, già conosciuto in “Ultime volontà di Musini Arturo” e nel racconto lungo “Misterioso omicidio di un terrapiattista”, troviamo la Squadra T al completo, introdotta dall’autore nel romanzo “La stella a sei punte”. Due modi di investigare distanti tra loro, due realtà molto diverse per storia e per caratteristiche. Calitri, uomo del sud trapiantato a Bardonecchia, è una persona acuta, un attento osservatore del mondo, un uomo molto pratico, legato alla sua famiglia e abituato a lavorare in un ambiente piuttosto sonnolento, dove non accade mai nulla. Circondato da sottoposti ai quale fa anche un po’ da padre, è schietto, umile e abituato ad adattarsi alle esigenze del suo lavoro con i pochi mezzi a disposizione.

La squadra T invece è composta da professionisti, scelti con cura per occuparsi dei casi più difficili. Dotata di tutti i mezzi conosciuti per condurre un’indagine, la squadra T ha come sede Torino e non si scomoda certo per i piccoli reati o le infrazioni di cui deve occuparsi quotidianamente Calitri. E poi, nel caso vi fosse sfuggito, Calitri appartiene all’Arma dei Carabinieri mentre la Squadra T alla Polizia di Stato, due corpi tra i quali solitamente vi è molta competizione.

Eppure in “Una vita di troppo” vedremo le due compagini collaborare proficuamente fino a giungere alla conclusione del caso.

Un caso difficile e molto complicato, che mano a mano che l’indagine va avanti mostrerà diverse facce e anche diverse diramazioni, che naturalmente convergeranno in una sola direzione.

Un caso che porterà in scena moltissimi personaggi in un disegno complesso ma coerente, che pagina dopo pagina permetterà al lettore di fare diverse congetture riguardo ai fatti oggetto dell’indagine.

Tenere le fila dell’intero circo di personaggi non è cosa semplice, ma Antonio Falco riesce nell’impresa di controllare tutto e tutti e apporta coerenza ad un castello narrativo davvero corposo.

La trama si dimostrerà interessante e l’attenzione del lettore non scemerà mai, né subirà contraccolpi.

Quando giungeremo alle ultime pagine tutti i tasselli andranno al loro posto a mostrare la storia senza veli, così come l’autore l’aveva concepita fin dall’inizio.

Insomma , un ottimo lavoro per Antonio Falco, che ormai non ha più niente da temere come autore, avendo ampiamente dimostrato di essere all’altezza di una narrazione complessa e articolata.

Ciò che più mi piace nella scrittura di Antonio Falco è proprio la sua leggerezza e la sua umiltà. Antonio scrive in punta di piedi (o forse dovrei dire di dita?!) senza la pretesa di essere per forza apprezzato. Senza essere pienamente consapevole delle sue prerogative, come se fosse un parvenu della letteratura, un fuoco fatuo che presto si spegnerà. Perché Antonio, mi permetto di dire, scrive in primo luogo per se stesso e poi anche per il pubblico. Senza mercificarsi. Solo per il piacere di scrivere, di dare vita, di inventare storie.

Ed invece ecco che accade proprio l’esatto contrario, perché i romanzi di Antonio sono belli e piacciono. E sono belli e piacciono proprio perché sgorgano genuini da una penna che ricama per il gusto di farlo e non per ottenere un riconoscimento.

Spero di avervi invogliato alla lettura, ma prima ancora, alla conoscenza di questo autore.

Leggete le sue opere e se vi piacciono, parlatene. Vuoi vedere che Antonio Falco dovrà ammettere con se stesso di essere un bravo scrittore, oltre che un bravo informatico e un ottimo ciclista?


L’autore

Antonio Falco è nato nel 1973 a Torino, dove vive. Laureato in Scienze dell’educazione, lavora come informatico presso l’Università degli Studi. Marito, papà e ciclista amatoriale ha coltivato fin da bambino la passione per la lettura e i libri, trasformatasi col tempo nel desiderio di scrivere. Con il Ciliegio ha pubblicato Il cane che avrebbe dovuto chiamarsi Fido (2017) e La stella a sei punte (2018) e Ultime volontà di Musini Arturo.


  • Casa Editrice: Il Ciliegio
  • Genere: thriller
  • Pagine: 560

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...