GLI ANSIOSI SI ADDORMENTANO CONTANDO LE APOCALISSI ZOMBIE di Alec Bogdanovic

Il pro-pro-nipote di Bruf è un trentenne sfigato, vive con i suoi
che oramai cominciano a perdere colpi. Del suo vecchio gruppo
di amici non sente più nessuno, la stessa cosa vale per il resto
della famiglia. Quando fai una roba del genere la voce inevita-
bilmente si diffonde e nessuno riesce più a trattarti come prima.
All’inizio pensavo valesse l’adagio di Jung, che la gente tendes-
se a odiare le persone che presentano quei tratti della personali-
tà di cui si vergognano. Così immaginavo che anche loro aves-
sero un piccolo mostro depresso, impotente e mutilato che gli
ribolliva dentro. Mi resi conto che non era proprio così: non mi
odiavano. Tantomeno mi volevano bene, avevano soltanto con-
statato che ero socialmente inutile se non dannoso, una bomba
pronta a scoppiare.

Trama

La depressione è il male della nostra epoca. È la malattia più diffusa al mondo ed è la più temuta dopo il cancro. Il nostro anti-eroe ci si imbatte nell’adolescenza e cerca di liberarsene con la disciplina e il metodo di un ricercatore, peccato che la cavia da laboratorio sia lui stesso. Finirà così per autocondannarsi a un’interminabile escalation di sfortune e miserie umane: queste daranno corpo a un romanzo di formazione in cui tragedia e commedia si intersecano e fondono fino a diventare del tutto indistinguibili.

Recensione

Apprezzo molto chi osa proporre letture fuori dal coro.

Essere originali è un indubbio pregio, ma è anche una insidia che se non è ben gestita, può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Alec Bogdanovich, a mio avviso, ha coraggio e, dalla sua, una mente analitica e la capacità di costruire schemi di causa ed effetto con i quali assoggettare le problematiche che egli stesso desidera sviscerare.

La genialità dei suoi assiomi riguardanti la genesi dell’ansia nell’uomo e la modalità per curarla e azzerarla cozzano tuttavia con un linguaggio che ho trovato a tratti esageratamente dissacrante. Qualcosa, in fondo, ha pizzicato le corde della mia sensibilità, pungendola sul vivo. Facendomi storcere il naso e spolverandomi addosso un sentimento che a tratti assomiglia all’irritazione.

E questo Alec lo sa bene. Lo ha previsto e lo ha voluto, di proposito. Alec vuole pungerci nel tenero. Addirittura si prende gioco di noi lettori, spingendosi oltre la morale e il perbenismo. Sa che le Recensitrice non aspetta altro che bannarlo. Criticarlo. Stroncarlo. Uno spauracchio dipinto come una mostruosità informe, richiamata persino mediante l’accostamento ad uno dei mostri che affollavano l’immaginazione dei boomers, vale a dire la balena di Pinocchio.

Dunque. Se siete disposti a lasciare che Alec vi porti in giro al guinzaglio e che ogni tanto vi strattoni un po’, potete affrontare la lettura di questo manuale di istruzione per “millenials” ansiosi. 

Alec Bogdanovic racconta le gesta tragicomiche di un ragazzo nato negli anni 90. I suoi primi passi nel mondo, le sue difficoltà ad inserirsi nella cerchia dei suoi coetanei, la sua sessualità contorta e conturbante, che lo vede impotente prima e iperdotato poi. La difficoltà di amare senza provocare dolore. La delirante pretesa di interrompere la spirale che vede l’ossitocina, l’ormone dell’empatia, capitolare suo malgrado ed innescare la depressione.

Si, perché Alec è ansioso. Di quell’ansia che nel Pleistocene ti salva la vita ma che oggi te la rende impossibile e insulsa.

Alec conosce alla perfezione i meccanismi dell’ansia. Le sue cause e i suoi effetti. E con essi gioca. Compone un puzzle dove ogni casella è il tentativo di governare la tachicardia e il panico. E per governare questi capricci dell’anima non esita a compiere gesti incredibili, eclatanti e smisuratamente egoisti.

Ma ogni volta è un fallimento.

Alec è un menestrello del nostro tempo, che canta una storia senza lieto fine. Canta con tutto il suo impegno. Canta e non si stanca di cercare soluzioni al suo annoso problema. Perché la sua mente è un meccanismo perfettamente oliato e sufficientemente cinico da scovare soluzioni che non contemplano la felicità di chi incontra sulla sua strada.

Le donne della sua vita sono grottesche e inutili. Oggetti senza un senso, da usare e da plasmare. Tutte, tranne Marina, il primo amore, sono etichettate con epiteti spesso poco edificanti per il genere femminile.

E nessuna potrà comunque salvare Alec dai suoi mali. L’unica dimensione che gli risulterà accettabile sarà una sorta di relazione a distanza. Distante anni luce dall’essere accettata e accettabile.

A salvarlo, almeno in parte, arriverà, inaspettata e benedetta, la pandemia. La catastrofe di un virus che impone il distanziamento sociale è il più grande livellatore sociale mai concepito.

Tutti chiusi nel loro piccolo mondo, soli e disposti a credere che fuori, zombie famelici possano contagiarci e condurci alla catastrofe. E così, nella follia generale, gli Alec di questo mondo potranno riappropriarsi di una fetta di normalità, quella che credevano persa per sempre.

Una conclusione allegorica che mi vanto di ritenere sia stata, invece, la genesi di questo romanzo, ironico, dissacrante, nero e dirompente. La storia, strampalata e geniale, di un antieroe del nostro tempo.

L’autore

Alec Bogdanovic è uno scrittore italiano. Nato a Sofia il Primo Gennaio 1992, Alec perde i genitori in tenera età in seguito a due circostanze separate. Il padre adottivo e zio materno, Lyudmil, è un militare che lavora all’ambasciata bulgara a Roma, dove Bogdanovic si trasferisce all’età di 6 anni.

Alec passa un’adolescenza turbolenta in periferia, frequenta bande di strada restando coinvolto in piccoli reati che, grazie all’influenza del padre adottivo, non hanno conseguenze. In questo periodo Bogdanovic comincia ad appassionarsi alla scrittura, prima di testi rap e poi di monologhi teatrali, lasciando però naufragare presto entrambi i progetti.

Dopo essersi diplomato a fatica come perito agrario, contro la volontà del padre, continua gli studi in università mentre si mantiene lavorando come barista. Studia prima Scienze Politiche, poi Psicologia e infine Statistica, in cui riesce finalmente a laurearsi con 110 e lode con una tesi sull’analisi dei Big data.

Dopo aver lavorato per un breve periodo in una Big Four, si licenzia per cominciare a frequentare il corso di sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia, non arrivando a completare gli studi.

Comincia allora a collaborare per diverse piccole case editrici, prima come traduttore e correttore di bozze, in seguito come editor.

Nel 2020 debutta col suo primo romanzo, Gli Ansiosi si Addormentano Contando le Apocalissi Zombie, edito dalla Rogas Edizioni.

  • Casa Editrice: Rogas
  • Genere: narrativa
  • Pagine: 124

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