I FIGLI DEL MALE di Antonio Lanzetta

TRAMA

È ancora notte quando Damiano Valente viene svegliato da una telefonata e in pochi minuti si ritrova sulla scena di un crimine atroce e inspiegabile: davanti ai suoi occhi un uomo con la gola tagliata, riverso in un’auto su una spiaggia vicino Castellaccio. Sporco di sangue e conficcato nella ferita, un biglietto con un messaggio contenente solo due parole: Lui vede.

Damiano, lo Sciacallo, uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera nei suoi libri, aveva promesso di non farsi più coinvolgere, di non scrivere più. Per dimenticare. Per sfuggire a un passato di morte e sangue che invece continua a tormentarlo.

Ma gli incubi non sono finiti e lui non può tirarsi indietro. Anche perché il suo amico Flavio viene inghiottito dal buio, mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora.

Quale può essere il collegamento?

Per scoprire la verità Damiano dovrà tornare indietro fino al 1950, nel suo Sud profondamente segnato dalla guerra e dal regime fascista.

Sono gli anni del giovane Mimì e del suo amore per Teresa. Gli anni del piccolo Tommaso e del pomeriggio in cui ritrova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume.

Gli anni in cui tutto ebbe inizio.

RECENSIONE ➡️ Tornare a Castellaccio mi ha fatto un certo effetto, devo confessare. Sarà perchè sono passati diversi mesi dalla conclusione della lettura del precedente romanzo di Antonio Lanzetta e avevo scordato le sensazioni a lettera maiuscola che la scrittura di questo autore provoca in me.

I suoi romanzi sono noir tenebrosi, che fanno accapponare la pelle e che ti gettano in un  vortice di emozioni fortissime. Ma sono anche romanzi estremamente scorrevoli, in cui sottende sempre una storia di formazione, di amicizia e di buoni sentimenti, dove questa dicotomia mai stride ma, al contrario, fornisce al lettore alcuni momenti per riprendere fiato, dopo le apnee più impegnative.

A Castellaccio ritroviamo i nostri tre protagonisti: Damiano, sempre più provato nel corpo e nella mente, il cui passato è un pungolo che non smette mai di straziarlo; Stefano, la cui vita si è incamminata su binari che altri hanno tracciato per lui ma rischia di deragliare e Flavio, il cui spirito non trova pace. La sua vita si è spezzata e adesso cerca di trovarvi un senso impegnandosi ad aiutare gli altri.

Lanzetta utilizza la collaudata soluzione narrativa dei due piano temporali, che già utilizzo ne Il buio dentro.

Stavolta andremo negli anni 50, a trovare un giovane Mimì (per chi non ricordasse, Mimì è il nonno di flavio), che la vita ha già segnato. Un giustiziere, un uomo tutto di un pezzo, con un passato doloroso. Un punto di riferimento per Tommaso, un ragazzino di quindici anni che sarà il protagonista della storia che si svolge in questo recente passato. Tommaso vive con un padre violento ed alcolista. Costretto a lasciare la scuola per aiutare il padre, non osa neanche sognare una vita diversa, né di ribellarsi alle angherie paterne, nonostante intuisca uno spiraglio di luce grazie alla tenera amicizia con Elvira, bella e vivace, che viene dalla città.

Tommaso avrà un ruolo centralissimo nella storia, costretto come sarà a venire a patti con l’orrore, quello più tremendo e più abbietto.

E quello stesso orrore travalicherà i decenni e arriverà a noi, fino a coinvolgere le vite dei nostri tre amici.

Castellaccio si confermerà il crocevia di oscure vicende, che travalicano la ragione per sconfinare nella credenza e nel sovrannaturale. Castellaccio, che non sarà solo il luogo che ha dato i natali all’Uomo del Salice, ma che sarà addirittura l’occhio del ciclone di accadimenti al limite della logica e di ogni convenzione sociale.

Non posso dire di più. Il romanzo va letto e basta.

Lanzetta si conferma un maestro del raccontare. Sa come farlo e quali toni usare. Come un abile burattinaio, muove i fili che un attimo ci spaventano e l’attimo dopo sanno consolarci, attraverso un ritmo narrativo di grande effetto. La storia che narra è nerissima, screziata di rosso sangue. L’orrore che raffigura nelle nostre menti è puro e giunge a scardinare le nostre ataviche consapevolezze.

Che dire di più? I tre protagonisti escono dal romanzo più forti che mai, con qualche livido ma ancora più uniti. Ovviamente saranno vincitori, ma di quelle vittorie che lasciano l’amaro in bocca. Nessuno dei tre saprà scrollarsi di dosso i ricordi che fanno più male, anzi, saranno più che mai consapevoli che il male, quello vero, non si vince mai. Si può combattere, mettere a tacere per un po’, ma esso saprà risorgere.

Specialmente a Castellaccio. Soprattutto lì, per sempre.

  • Editore: La Corte Editore
  • Genere: noir
  • Pagine: 356

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