LA SPOSA DEL MARE di Amity Gaige


Ero sinceramente stupita che la maternità non guarisse la ferita. Anzi, la ferita era peggiorata. Perché dovevo affrontare la possibilità di non sapere offrire cure materne migliori di quelle che avevo ricevuto io.

Trama

Chiusa nell’armadio della sua stanza, Juliet legge il diario di bordo che suo marito Michael ha scritto nell’anno trascorso in barca a vela insieme a lei e ai loro due bambini. Il viaggio è stata un’idea di Michael, che si è indebitato per acquistare la barca, e Juliet ha acconsentito, piena di dubbi. Comincia così un lungo e incalzante dialogo a due voci: Juliet ripercorre la memoria degli eventi, e Michael racconta il presente, inconsapevole e ottimista, certo che quella sia l’unica possibilità per recuperare il matrimonio, salvare Juliet dall’insoddisfazione, dare un’altra vita ai bambini. E all’inizio pare funzionare: a bordo dello yacht i vecchi problemi vengono spazzati via, la famiglia si trasforma in un perfetto equipaggio e la barca e il mare diventano la casa sempre desiderata. Ma il destino è in agguato, a strappare alibi e certezze, e a svelare il senso della vita anche a costo di perderla.

Amity Gaige parla al nostro desiderio più profondo di essere amati e di sentirci liberi, senza compromessi; e parla di famiglia e matrimonio, rivelandoci che le gabbie più anguste sono quelle nascoste nella nostra mente. La sposa del mare illumina momenti di felicità irripetibile, lampi di saggezza e conforto che indicano la strada per essere davvero noi stessi.


Recensione

Una vita. Una famiglia.  Crescere, amalgamarsi, riuscire a realizzarsi pur rimanendo se stessi. Un’altalena tra due punti distanti,  la faticosa e necessaria ricerca di un equilibrio.

E intorno, il mare. Il blu che incanta e che trasfigura la visione del vero. Agognato, sognato, inseguito. Il mare, un miraggio, una cura. Il mare, dal quale siamo nati tutti. Accogliente, conosciuto. Ma anche pericoloso, mutevole, inaspettato e imprevedibile.

Per Michael il mare è la cura per rimettere in carreggiata il suo matrimonio. Michael è ancora innamorato della moglie Juliet, dalla quale ha avuto due figli.  Eppure sa che Juliet sta ancora annaspando tra le spire della sua depressione. Un male che Juliet non vuole chiamare con quel nome. Ma apostrofare lo stato d’animo di Juliet con un sostantivo diverso non farebbe sparire il problema che, tra alti e bassi, attanaglia la vita della giovane donna sin dall’infanzia.

Juliet ha perduto il suo baricentro da bambina e da allora annaspa alla ricerca della serenità. Dopo la nascita dei suoi figli ha visto la sua vita sgretolarsi e i suoi sogni infrangersi.

Michael è invece un uomo concreto. Ama mettersi alla prova, convinto di poter manovrare il suo destino e quello della sua famiglia. L’avventura della barca è una sua idea. Un’idea potente, irrinunciabile. Un sogno egoista e totalizzante, che Juliet per certi versi finisce per subire.

Nello spazio angusto della barca a vela la famiglia intraprende un viaggio avventuroso. Esaltante ma anche sofferto e impegnativo. Quanto è esiguo lo spazio sulla “Juliet” quanto è enorme e assoluto lo spazio e le profondità che ci stanno sotto.

Nella stridente contrapposizione di questi due spazi, quello sopra, egoista, crudele, minimo e quello sotto, sconfinato e abbacinante, si consumano gli ultimi atti di un matrimonio e di una vita intera.

Quando incontriamo Juliet l’avventura in mare è finita già da qualche mese. Juliet ha trovato il diario di suo marito, un diario di bordo dove Michael ha trascritto anche le sue sensazioni e i suoi ricordi legati a Juliet.

Michael non c’è più. Juliet invece esiste a stento e ci dà la sua versione della storia, prima, durante e dopo l’avventura in banca a vela.

Il romanzo è un passo a due. Un coro a due voci, che si rincorrono a narrare i fatti di una vita costruita sul dolore e sul malinteso. Due voci, una sola storia e il dramma di trovarsi a leggere pensieri intimi e inconfessati di chi non c’è più, senza poter lenire, mediare, condividere.

Il risultato è un ritratto amarissimo, dirompente, in cui la tristezza incombe come una falce. La distanza, cristallizzata dall’assenza di Michael e della sua impossibilità di poter aggiungere qualcosa al quadro che si va a delineare nella nostra mente, diventa un muro insormontabile, un mare infinito e profondo.

Ed ecco che il mare è anche l’allegoria di una vita come tante, consumata nell’affannosa ricerca di un equilibrio, di acque tranquille in cui riposare. Il mare, ancora, presenza ingombrante ma necessaria. Il mare che divide ma sa anche ricongiungere.  

 “La sposa del mare” è un viaggio tra i flutti e le correnti, nel desiderio profondo di esserne trascinati e travolti per poter cancellare la propria infelicità. Il mare si erge a medico universale, balsamo e al tempo stesso implacabile coltello che si insinua nelle carni, a ricordarci quanto l’uomo sia un piccolo e insignificante oggetto nel blu spaziale e infinito del mare.

Il mare si frappone tra Michael e Juliet, sottolineando le loro incomprensioni. Ma il mare è anche l’avventura, l’ossigeno e la libertà che rende una vita degna di essere vissuta.

Dalla lettura di questo romanzo si esce scossi ma anche esaltati. E impariamo che ci sono cose che neanche il mare può curare, se non siamo noi a pretendere la giusta medicina che ci rimetta in carreggiata.

Un romanzo che si beve come acqua e che di acqua si nutre. Una lettura che spacca l’anima di chi legge, che urla cose che a volte vorremmo non sentire mai. Una prosa efficace, dirompente, che strazia il cuore ma che lo riempie anche di genuina gioia e di quella benefica salinità che scuote la nostra vita e la rende unica e meravigliosa.

Un racconto a due voci che è malinconia e stupore. Due visioni speculari di una vita sola. La prova di quanto sia difficile entrare in sintonia con chi amiamo. La prova che non è sufficiente vivere gomito a gomito con una persona per conoscerla veramente.

La penna sublime di Amity Gaige graffia sapendo di graffiare ed è splendidamente consapevole di gettare un’ombra sulle nostre vite apparentemente perfette. Una penna che scivola tremendamente vicina alla poesia a sottolineare quanto la nostra esistenza si basi su un effimero ciuffo di spuma, nato dall’impeto dell’onda.


L’autrice

Amity Gaige è una delle maggiori scrittrici americane viventi. Suoi scritti sono apparsi, tra gli altri, su The Guardian,The NewYorkTimes e The Los Angeles Times. Il sogno di Schroder (Einaudi, 2014) ha riscosso grande successo di pubblico e critica in molti paesi, e ha raccolto i commenti entusiastici del mondo letterario, da Jennifer Egan a Jonathan Franzen, da David Bezmozgis a Adam Haslett. La sposa del mare è il suo ultimo romanzo.


  • Casa Editrice: NN Editore
  • Genere: narrativa straniera
  • Traduzione: Laura Noulian
  • Pagine: 349