I FIGLI DEL DILUVIO di Lydia Millet


Avevo preso l’abitudine di aggirarmi da sola per la fattoria quando la pioggia diminuiva. Trovavo un posto tranquillo e me ne stavo lì ad ascoltare le gocce che picchiettavano sulle foglie e sul terreno.
Chiudevo gli occhi per capire cos’altro riuscivo a sentire.
Mi allenavo a dimenticare quello che era al di là di me e a notare solo dove mi trovavo. Mi allevavo ad essere fradicia e infreddolita e affamata e a non farci caso.

Trama

Un’estate, un gruppo di famiglie si riunisce in una villa a due passi dall’oceano per trascorrere insieme una lunga vacanza. Per madri e padri significa passare il tempo tra vizi e alcol, in un infinito happy hour; mentre i figli, ragazzi e ragazze dai sette ai diciassette anni, lasciati a loro stessi, creano una comunità e si nascondono l’un l’altro l’identità dei genitori, cercando di non essere collegati in alcun modo a quegli adulti imbarazzanti. Ma l’arrivo di un diluvio devastante sconvolge i loro piani. Il piccolo Jack, ispirato da una Bibbia illustrata, decide di salvare più animali possibile; sua sorella Eve e gli altri ragazzini lo aiutano, raccogliendo viveri nelle case sugli alberi. Ma la tempesta infuria, distrugge la villa e le città, e per salvarsi i ragazzi sono costretti ad abbandonare i genitori, depressi e disorientati, per ritrovarsi da soli in un territorio caotico e irriconoscibile.

Ironico e drammatico, crudo e fiabesco, I figli del diluvio è un romanzo vertiginoso, che parla di una società fragile che corre ciecamente verso il disastro, dove gli adulti hanno perso ogni visione e dove la speranza può esistere solo nella radicale innocenza dei bambini, che si affidano alla Natura trovando nuovi linguaggi, nuovi sguardi, nuove risorse per reinventare il mondo.


Recensione

E’ difficile decidere cosa sia questo romanzo. Una lettura trascinante, distopica, che abbaglia chi legge con una luce subdola e stordente. Una prosa zeppa di allegorie, che lascia spazio alle conclusioni del lettore, libero di leggervi ciò che vuole. Un romanzo-denuncia, ma anche un libro che spinge la mente del lettore al volo, all’immaginazione, verso una interpretazione che giunge tuttavia a sconvolgere la nostra idea di futuro.

L’idea che costruisce Lydia Millet è quella, un po’ “Golding-iana” (alludo al “Signore delle Mosche”- ndr -) di un gruppo di bambini e di adolescenti lasciati a se stessi, che costruiscono in autonomia una loro versione della società, in completa antitesi con quella degli adulti, che disprezzano, per vari motivi.

Così come i ragazzi sono assennati, saggi e giusti, gli adulti sono pigri, distratti, qualunquisti, dediti ai vizi e così disattenti e miopi da lasciare che le esigenze della loro prole da un lato e quelle della Natura dall’altro,  siano completamente disattese.

Intorno a loro c’è una Natura ribelle e vendicativa, che in pochi attimi annichilisce il mondo conosciuto con la sua forza dirompente. Sulla Terra annientata da secoli di sfruttamento da parte dell’uomo, si abbatte una sorta di diluvio universale, che, parafrasando l’analogo evento biblico e replicandone cause e conseguenze, riduce la vita al caos.

Mentre le esistenze diventano precarie, uno dei bambini reinterpreta la Bibbia, dagli eventi della Genesi ai misteri più oscuri e complessi come quello della natura trina di Dio. Del resto, ciò che accade rivela una incredibile analogia con alcuni eventi biblici. Da qui il primo messaggio di questo romanzo, che porta il lettore all’analisi del comportamento spregiudicato dell’Uomo verso i delicati equilibri sui quali si basa la Vita. I ragazzi sono i depositari delle ragioni della Natura. Gli adulti sono gli ottusi delatori dell’ecosistema, incapaci di una visione di lungo respiro e vittime di una infelicità che diventa cosmica, guaribile sono con i suoi surrogati.

La lettura, che si srotola fluida e accattivante in prima persona, si fa interprete dei pensieri di una ragazzina, che racconta gli avvenimenti che porteranno la Terra al collasso e che affascina con la sua indipendenza, la sua chiaroveggenza e l’incredibile interpretazione degli eventi ai quali assiste. Il mondo degli adulti rimane schiacciato dal dilagare della stupidità e dell’incuria con cui guarda al domani, pronto ad abdicare dal ruolo genitoriale e a lasciare che tutto accada senza porre alcuna resistenza. I giovani interpreteranno i nuovi Noè, capaci di salvare gli animali e di riportare l’ordine nel caos profondo di una apocalisse senza precedenti.

Sopra a tutti c’è un Dio spogliato di indulgenza e di perdono, parente di quel Dio impietoso che ci guarda dalle pagine della Bibbia, pronto a punire un Uomo che si mostra debole, miope e egoista.

Il genio della Millet è innegabile e diventa illuminante in questo romanzo, che mescola fantasy, catastrofismo e denuncia. La sua prosa incatena e scuote. Parole come macigni che vogliono provocare e scandalizzare e che riescono appieno in questi intenti. Un romanzo che si imparenta alla favola e che come quest’ultima, propina la sua agghiacciante morale.

Una lettura che pretende di suscitare un’avida attenzione e una profonda riflessione nel lettore, costretto ad ammettere la pochezza dei suoi simili e la sua crudele visione edonistica e distruttiva.


L’autrice

Lydia Millet (Boston, 1968) è una scrit­trice, saggista e attivista americana, che per la sua opera ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui la Guggenheim Fellowship e l’American Award of Arts and Letters. I suoi libri sono stati finalisti al Premio Pulitzer, all’Arthur C. Clark, al National Book Critics Award e al Los Angeles Book Prize. I figli del diluvio è stato finalista al National Book Award 2020, e selezionato tra i migliori libri dell’anno da Time, Washington Post, NPR, ChicagoTribune, Esquire, BBC.


  • Casa Editrice: Enne Enne Editore
  • Traduzione: Gioua Guerzoni
  • Genere: narrativa straniera
  • Pagine: 201