NINNA NANNA DELLE MOSCHE di Alessio Arena

Quando mi hanno separato da te, ho pensato che avrei avuto un figlio. Per essere lasciato quieto, e per vedere se ero vero che uno, in questo mondo, può volere bene solo alla carne sua. Poi è nata la ninna e ho detto: ecco, adesso mi invento che l’amore di Gregorio nasce un’altra volta insieme a questa creatura. Ma Rosa non ha mai aperto gli occhi. Io non ho mai potuto capire se mi guardava come mi guardavi tu.

Trama

Negli anni venti del Novecento, il nord del Cile è la terra promessa per una comunità di emigranti italiani. Sono minatori che hanno colonizzato i villaggi di quella sterminata pampa, impiegati intorno alle raffinerie per l’estrazione del salnitro.

Il loro è un lavoro che li chiude sottoterra e spesso li uccide, di svaghi ne hanno pochi, un po’ di alcol, molta nostalgia. Gregorio Zafarone è l’operaio che all’officina Porvenir scrive per i suoi compagni analfabeti le lettere da mandare alle famiglie in Italia.

Ma le sue, di lettere, quelle indirizzate a Berto Macaluso, giovane fornaio di Palmira, il paese nell’entroterra lucano di cui sono entrambi originari, non hanno mai ricevuto risposta. Gregorio, bruciato dal sole e dalla mancanza, non smette di chiedersi cosa possa essergli successo.

Fino al giorno in cui tutto cambia. Le parole per il suo amore proibito raggiungono Berto, chiuse in una busta in cui è intrappolata una mosca, e lo spingono a partire per il Cile e a lasciarsi alle spalle tutto quello che conosce. A seguire le tracce del fornaio ci sarà la moglie, Serafina Canaria, ninnanannara la cui voce concilia il sonno e l’amore.

Ninna nanna delle mosche è una storia appassionante, affidata a personaggi in transito tra mondi lontani: donne che attraversano le Ande in groppa a una mula, pellegrini danzanti del deserto dell’Atacama e un circo di diseredati si uniranno in un viaggio che sembra non avere mai fine, in un’avventura di desideri inconfessabili.

Un romanzo di amore e di rivoluzione che porterà i lettori ai confini del mondo, nel fuoco vivo delle passioni.


Recensione

Amore e magia. Terre lontane, al di là del mare. Rinuncia,  pena, passione, perseveranza. E lotta, in nome di un ricordo indelebile. Coraggiosa ricerca di una verità e struggente bisogno di perdersi dentro ad un amore impossibile e proibito.

“Ninna nanna delle mosche” è un coacervo di emozioni e di colori. Personaggi insoliti che si muovono in un ambiente esotico, dove la speranza di una vita migliore si confonde con l’affannosa ricerca della propria identità. Un romanzo che cattura, sonante di voci e di suoni, roboante di colori che abbracciano l’intero spettro. Il nero del lutto, il rosso della passione, il colore terroso del deserto, il blu profondo dell’oceano, che nasce smeraldo e che in un attimo diventa grigio obliante, contornato dal bianco accecante delle onde. Una tavolozza piena dell’incanto dell’amore, quello che dilania la carne, per il quale si attraversa l’oceano e si può pure uccidere.

Berto e Gregorio si sono amati di una passione insaziabile e profonda. Un amore puro ma sbagliato, che scatena lo scandalo nel piccolo paese di Palmira, in Lucania. I due amanti, divisi dalla brutalità e dall’ignoranza dei compaesani, languiscono dentro alla gabbia di una vita senza senso. Gregorio in Cile, prigioniero di una raffineria per estrarre il salnitro. Berto a Palmira, imprigionato in un matrimonio che pare maledetto da quell’amore malato che ancora prova per Gregorio. Una maledizione che si materializza in uno sciame di mosche e che tiene chiusi gli occhi della sua figlioletta appena nata, Rosa.

Serafina, la giovane moglie, conosce la verità su Berto e sembra accettare quella punizione, che né lei, che di mestiere fa la ninnanannara, né la madre adottiva, che è una maciara, riescono a sopire.

Berto, trovandosi nella necessità di doversi nascondere, finirà su un maleodorante piroscafo diretto in Cile insieme ai circensi  del circo Fabricatore.   Serafina e la sua ninna dagli occhi chiusi si metteranno sulle sue tracce, in un viaggio rocambolesco attraverso l’Argentina e le Ande. Un pellegrinaggio  che si concluderà in un delirio di misticismo e di ribellione, degli uomini e della natura. Dentro al delirio che nasce dal ritrovarsi, nell’accettazione di ciò che non potrà mai essere, nella rassegnazione di un amore mai nato e nell’elettricità della natura che si scatena, gli incantesimi si scioglieranno e i simboli saranno distrutti per sempre.

Come una magia che si invoca tra le lacrime, come la superstizione che si posa sulle cose, sinistra ed estremamente affascinante, le cose troveranno il loro ordine e la loro giusta collocazione.

E la giustizia prorompe con fragore sulla scena. E crea e distrugge il caos, in un vortice che spazza via ogni dubbio e ogni incertezza. Un finale catartico, che porta il sereno dopo una tempesta.

Alessio Arena trattiene la magia nella sua penna e la conduce dentro a labirinti abbacinanti, dove realtà e sogno si contendono lo scettro della narrazione. La sua è una scrittura ipnotica e suadente, che addomestica anche gli animi più inquieti, come un flauto che incanta chi legge e lo imprigiona in un mondo antico dove la superstizione è l’indiscussa sovrana ed ammaestra gli animi più semplici e più suggestionabili.

In un sud remoto e chiuso,  preda del pregiudizio e della miseria e  che vede nella Merica la terra promessa dispensatrice di mirabolanti promesse, i destini di due uomini che lottano per veder realizzato il loro amore si innalzano sopra una nuvola di personaggi poetici e colorati. Il quadro che Arena crea è un coacervo indomabile di pensieri, speranze, perseveranza e coraggio, e i suoi personaggi sono struggenti, indimenticabili e magici. Un quadro che fa pensare alle atmosfere fiabesche ed esotiche di Marquez e alle epopee familiari della Allende. Un amore puro e struggente, inconsapevole del suo coraggio e della sua bellezza. Un amore che vince su tutto e che ci fa fare pace con la vita e con il destino.


L’autore

Alessio Arena (Napoli, 1984) è scrittore, cantautore e traduttore. Studioso appassionato di letterature in lingua spagnola e docente, vive tra l’Italia e la Spagna conciliando progetti letterari, musicali ed educativi che cercano di relativizzare le frontiere tra queste tre aree. Vincitore della xxiv edizione di Musicultura e di diversi riconoscimenti al Premio Andrea Parodi dedicato alla World Music (tra cui il Premio della critica), è autore e interprete di quattro album plurilingue, e di testi e musiche per il teatro e per altri interpreti. I suoi romanzi sono: L’infanzia delle cose (Premio Giuseppe Giusti Opera Prima) Il mio cuore è un mandarino acerbo, La letteratura tamil a Napoli (finalista al Premio Minerva, secondo classificato al Premio Neri Pozza) e La notte non vuole venire (Fandango Libri) ispirato alla vita della cantante napoletana emigrata in America Gilda Mignonette.


  • Casa Editrice: Fandango Libri
  • Genere: narrativa
  • Pagine: 253