LA PARETE di Marlene Haushofer



Una donna sola alla fine del mondo

Una donna si ritrova isolata dal resto del mondo per mezzo di una parete che si palesa durante la notte e che la rinchiude in un angolo del mondo, dove la presenza umana è nulla e il resto del mondo è venuto meno, sterminato da una forza sconosciuta e apparentemente incomprensibile.

Questo, in breve, il succo del romanzo La parete, un capolavoro della letteratura distopica ed esistenzialista del Novecento. Un’opera sorprendente e visionaria uscita nel 1963, che precorre tempi e luoghi e che si sviluppa come un lungo diario-resoconto scritto in prima persona da una protagonista senza nome, sopravvissuta a un cataclisma misterioso che ha isolato una porzione di foresta alpina dal resto del mondo.

In quella che si presenta come una cronaca della sopravvivenza in un ambiente avverso, in lotta con gli elementi, con la scarsità delle risorse, con la solitudine ottundente e con gli animali come unici interlocutori, Haushofer inserisce diversi elementi che fanno da sponda perfetta per una riflessione sui tempi in cui ella vive, dove l’isolamento sociale, la difficoltà di scambio tra essere umani, le catene sociali che incombono sulla figura femminile sono sempre più evidenti, e spingono per uscire allo scoperto. Un palesarsi che appare necessario all’autrice, la cui voce mutua la forza di una narrazione scarna ed essenziale, per espandere le istanze di una società sempre più ripiegata su se stessa, dove la donna è relegata dentro le spire di un ruolo che la imprigiona, ne annulla l’identità e la declassa a figura satellite dell’uomo.

Marlen Haushofer e la condizione femminile

Questa condizione opprime anche l’autrice in prima persona. Marlene Haushofer scrive al tavolo della sua cucina quando tutti dormono, divorzia dal marito ma continua ad abitare con lui, per amore dei figli. Lavora a casa e aiuta il marito nella sua professione. Solo dopo aver vinto il Premio Schnitzler per l’opera di cui parliamo, La parete, affermerà che almeno adesso, alla luce di quel successo, sarà presa sul serio e potrà lavorare in pace. Oltre al tema del femminile, Haushofer tratta spesso l’isolamento e la solitudine: per sfuggire a un mondo ostile, i suoi personaggi scelgono o subiscono un progressivo distacco, rifugiandosi in stanze chiuse, nel silenzio o in una natura selvaggia e isolata. Nei suoi libri, la natura è al tempo stesso meravigliosa e spietata. Diventa una dimensione di sopravvivenza ma anche un rifugio salvifico rispetto alla crudeltà e all’indifferenza del genere umano. I suoi romanzi sono permeati da un profondo rifiuto della violenza, sia quella fisica della guerra sia quella psicologica che si consuma nelle relazioni familiari e quotidiane. Gli animali sono spesso gli unici esseri capaci di offrire un amore autentico e non giudicante. La loro compagnia viene costantemente preferita alla falsità dei rapporti umani.

La parete come metafora dell’isolamento umano

Ne La parete tutte le istanze appena elencate sono presenti. La parete trasparente, impenetrabile e letale è la metafora perfetta dell’isolamento umano. E’ la barriera invisibile che separa ogni individuo dagli altri, un limite che esisteva già nella vita precedente della protagonista (all’interno di un matrimonio freddo e di convenzioni sociali soffocanti). Diventando concreta, la parete costringe la donna a compiere un viaggio interiore: non potendo più scappare verso l’esterno o cercare distrazioni nella società, deve guardare dentro il proprio abisso, trovando un nuovo senso d’identità che non dipenda dallo sguardo o dal giudizio altrui. L’essere umano si scopre improvvisamente gettato in una condizione che non può comprendere né controllare. L’isolamento scatena nella protagonista il bisogno e la necessità di misurarsi con gli elementi naturali, spesso avversi ma anche forieri di pace e di libertà dal giogo delle convenzioni. La solitudine annienta ma dona profondità, consapevolezza alla donna che può scoprire le sue risorse, il suo istinto di sopravvivenza. Quella forza che pensava di non possedere in quanto donna.

Prima della parete, la protagonista era una donna borghese di mezza età, definita unicamente dai ruoli sociali imposti (moglie, madre, vedova). La catastrofe, pur distruggendo il mondo, la libera dalle catene della società patriarcale e capitalista. La protagonista progressivamente perde le forme fisiche tipiche della femminilità. Si fa legnosa, magra, infertile. Non ha più bisogno di essere bella, ben vestita. I suoi capelli crescono liberi e le sue sopracciglia tornano ad essere folte e indomite. Per gli animali che dividono la vita con lei in una comunione perfetta non ha alcuna importanza l’abbigliamento che utilizza, né la sua pelle abbronzata e coriacea. Per loro conta la sola presenza, fatta di odori, vibrazioni, correnti elettriche che attraversano i loro corpi, sempre più avvinti alle istanze dell’istinto e al naturale avvicendarsi delle stagioni. Nella foresta, i concetti di status, denaro e convenzioni sociali perdono valore. La sopravvivenza richiede doti pratiche e una totale fusione con i ritmi naturali.

Animali, natura e comunità interspecifica

La vera ancora di salvezza della protagonista è la sua comunità interspecifica: il cane Lince, la mucca Bella, la gatta e i loro cuccioli. La donna smette di considerare gli animali come strumenti. Diventano compagni d’esistenza, dotati di una dignità e di una sensibilità proprie. La responsabilità di dover nutrire e proteggere queste creature le impedisce di cedere al suicidio o alla follia. Il rapporto con gli animali è reciproco, paritetico, totale e puro.

Nella complessità dei temi e nel lavorio necessario a comprendere e ad interpretare il messaggio dell’opera, la parete appare al tempo stesso prigione e protezione dalla violenza e dall’aleatorietà del mondo esterno. Se nella prima parte del romanzo prevale la sensazione di claustrofobia e di impotenza derivante dall’essere confinata in uno spazio ristretto, successivamente si fa spazio nel lettore la sensazione che la parete sia una barriera che protegge la donna e gli animali da un mondo violento e indesiderabile. L’uomo, che si presume ormai estinto, si mostra come l’incarnazione di ogni male, il latore di ogni distorsione e di ogni infelicità. E il finale, inaspettato e crudo, ne è l’esatta dimostrazione. La donna, ormai allontanatasi definitivamente dalla sua immagine di vittima, diventa l’unica custode di un ordine naturale. Regina del suo lembo di terra dove vive in armonia con la natura, lontana dagli schemi e dalle sollecitazioni di una società evidentemente malata e giunta quindi al collasso.

La materialità della scrittura e la scarsità delle risorse

Ne La parete diventa subito chiaro il potere che viene assegnato alla scrittura. Per la protagonista scrivere è una necessità per rimanere ancorata al presente e per elaborare tempo per tempo la sua condizione. La protagonista scrive sui retro dei fogli di vecchi calendari e su registri commerciali abbandonati. La fine della carta coinciderà inevitabilmente con la fine del racconto e, simbolicamente, con il silenzio definitivo. La protagonista scrive nella quasi assoluta certezza che nessuno leggerà mai le sue parole. Questo cancella ogni filtro e restituisce al lettore la responsabilità di abbinare emozioni ai fatti, circostanza che quasi mai traspare dalle righe. La scrittura è un monologo, un dialogo con l’unico testimone rimasto: se stessa. Per questo motivo la lettura risulta risucchiante, ipnotica. L’enorme portata dell’accaduto rende il narrato quasi formativo, didattico. Le lettura incede su due piani. Uno immediato, che risponde alla domanda “cosa accadrà alla donna preda della natura selvaggia?” L’altro successivo, più profondo e risponde al bisogno di interpretare il messaggio del romanzo e i suoi significato più o meno nascosti.

Un romanzo che continua a parlarci

Più di sessant’anni dopo la sua pubblicazione, La parete conserva intatta la sua forza perturbante. Forse perché la barriera che imprigiona la protagonista non appartiene soltanto alla finzione, ma assume ogni volta un volto diverso: la solitudine, le convenzioni sociali, la paura, le aspettative altrui, la violenza che attraversa il mondo e le relazioni umane.

Tra gli alberi, nel ritmo immutabile delle stagioni e nello sguardo limpido degli animali, Marlen Haushofer lascia intravedere la possibilità di esistere senza dover continuamente dimostrare qualcosa a qualcuno. Per questo La parete non è soltanto un romanzo sulla fine del mondo. È un libro che ci suggerisce che talvolta ciò che appare una prigione può diventare il luogo in cui impariamo finalmente a riconoscerci.

Perchè leggere La parete

Leggere La parete significa entrare in un libro che sfugge a ogni classificazione definitiva. È un romanzo distopico, ma anche un diario di sopravvivenza. È una riflessione sul femminile e insieme una meditazione esistenziale sul significato stesso dell’essere umani. Marlen Haushofer anticipa temi oggi più vivi che mai: la crisi del rapporto con la natura, la fragilità delle relazioni sociali, la necessità di ridefinire l’identità al di fuori dei ruoli imposti e il riconoscimento della dignità degli animali come compagni d’esistenza e non come semplici strumenti

La sua scrittura scarna e quasi priva di enfasi produce un effetto straniante e potentissimo. Ogni gesto quotidiano acquista peso, ogni stagione diventa una conquista, ogni creatura incontrata una presenza indispensabile. La parete è uno di quei rari libri che modificano lentamente lo sguardo con cui si osserva il mondo. E una volta terminata la lettura, qualcosa continua a lavorare nel silenzio, come una domanda alla quale è impossibile smettere di rispondere.


Il romanzo

Una donna, una Robinson Crusoe dei nostri giorni, durante una gita in montagna rimane separata dal resto del mondo da una parete sorta misteriosamente e deve organizzarsi per sopravvivere, maturando un nuovo rapporto con la natura, gli animali, sé stessa e il proprio passato. Pubblicato per la prima volta nel 1963, “La parete” si è imposto negli ultimi decenni come libro-culto tra i lettori di tutto il mondo, parallelamente alla crescita di una nuova coscienza ambientalista e femminile.


L’autrice

Marlen Haushofer (1920-1970), austriaca, è autrice di vari romanzi e racconti tra i quali Un cielo senza fineLa mansardaAbbiamo ucciso StellaLa parete (2018)pubblicati dalle edizioni E/o. Pur avendo ricevuto nel 1963 il Premio Schnitzler, è vissuta sostanzialmente ai margini degli ambienti letterari, scrivendo “sul tavolo della cucina”, la mattina presto, quando ancora marito e figli dormivano.

Dettagli

  • Casa Editrice: E/O edizioni
  • Traduzione: Ingrid Harbeck
  • Pagine: 245
  • Prezzo: E 18,00

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Pubblicato da laurasalvadori

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