– essere la moglie di un uomo ricco negli anni 70 –

Assenza, presenza. Non è una sorpresa, non dovrebbe ferire Hannah, che i bambini tendano a dare le loro madri per scontate. Mami è quella che c’è sempre.
Ai loro occhi non sento di esistere. Ai loro occhi non sono reale. Con te, sento di essere reale…
Glielo dirà. Se, cosa che è in dubbio, lo rivedrà ancora.
26 giugno 2023
Joyce Carol Oates è una degli autori contemporanei che meglio riesce a decifrare il complicato universo che si scuote e che muove la donna. Millimetrica come un laser, precisa come un bisturi, questa illuminata e prolifica autrice sa sprofondare nei recessi più intimi delle sue protagoniste, sezionando ogni minuscola connessione, ogni pensiero, ogni risvolto, qualsiasi movente che comandi i loro comportamenti e le loro scelte.
Non è un caso che i suoi romanzi siano sempre bei mattoncini. Lei riesce, intorno ad un semplice e autoconclusivo accadimento, a costruire un mondo intero di cause, conseguenze, circostanze e sinallagmi che sanno condurre la sua penna in mille e diversi territori. Senza mai stancare. Al contrario, accendendo nel lettore l’illusione di saper tener testa ai vorticosi pensieri che questa autrice innesca.
Questa nuova uscita, in libreria dal 6 giugno 2023 per La Nave di Teseo, esplora la vita di Hannah, una quarantenne americana che sulla fine degli anni 70 intreccia una relazione extraconiugale con un uomo, la cui figura è nebulosa, oscura, al punto che di lui non conosciamo neanche il vero nome.
Hannah è la classica moglie di un uomo d’affari. Dedita alla famiglia, ai suoi bambini, occupa nella società del tempo un posto apparentemente comodo e soddisfacente. Ha una bella casa, una domestica filippina (non proprio bianca, dunque, di estrazione più che modesta. Eppure efficiente, fidata, perfetta, al punto che Hannah si sente sminuita confronto a lei. Ed anche giudicata, e sempre in modo non proprio lusinghiero), un bellissimo guardaroba che sfoggia ai pranzi con le altri mogli che come lei sono al fianco di uomini importanti.
Un passo dietro al marito. Un passo dietro a tutti gli uomini, di qualsiasi estrazione sociale (se bianchi, naturalmente) che possono giudicarla male, se vogliono, e addirittura offenderla, proprio per quello che è, cioè la moglie di un uomo ricco. Una che con la sua sola bellezza si è comprata questo privilegio senza rendergli, probabilmente, il necessario onore, riguardo e riconoscenza.
La relazione extraconiugale di Hannah è malsana, naturalmente. E’ avvilente, è squalificante, è squallida. Hannah è una pedina e lo è in modo inequivocabile. Ma lei non vuole crederlo. Hannah si aggrappa al suo amante, si lascia usare. Il bisogno di esistere fuori dal suo ruolo di moglie e madre combatte con il senso di colpa nei confronti dei figli e con la consapevolezza di non essere (più) una buona madre. Titani che combattono l’uno contro l’altro. Il campo di battaglia è lei stessa, che soccombe davanti alle serpi viscide che escono fuori da un rapporto malato che si ramifica in diverse aberrazioni e distorsioni.
L’innesco, in questa vicenda sordida, di un serial killer che rapisce e uccide le sue piccole vittime, è solo un pretesto per rendere il quadro complessivo ancora più incerto. I ruoli dei personaggi diventano nebulosi. Capire chi si cela dietro il serial killer, denominato Babysitter perché restituisce i corpi dei bambini con una cura che sfiora l’ossessione, diventa lo scopo ulteriore di questo romanzo, lo arricchisce e lo slega dal tema principale, che è la società americana degli anni 70, intrisa di razzismo e di sessismo. Un luogo in cui il male si cela sempre dietro il diverso e l’emarginato e dove ogni accadimento, ogni conquista, si porta dietro il senso di colpa latente di chi vive ai margini, donne comprese, merce di scambio in un mercato dove la carne fresca è la qualità più richiesta. Carne che tuttavia non ha altra utilità che quella di essere usata e mostrata, prima che deperisca.
Chi vince alla fine? Nessuno. Il lieto fine non è mai compreso nel prezzo, nei romanzi della Oates.
Si resta con l’amaro in bocca, schiacciati dalla consapevolezza che l’uomo ha in sé qualcosa di sbagliato, una deviazione morale che lo allontana da un esito favorevole, qualsiasi sia la competizione in cui si getta.
In particolare, in Babysitter, le ossessioni e le deviazioni che colpiscono i personaggi creano quel clima di promiscuità in cui ogni azione, ogni pensiero risulta contaminato, aberrante, squallido. Il male diventa sovrano e inespugnabile, cosa che si riscontra spessissimo nella produzione letteraria della Oates. Un male che si perpetua, si autoalimenta, si nutre di se stesso. E prolifica e nel farlo confonde il pensiero razionale, che si perde e si reinventa, ogni volta più debole e più crudele.
Ed ecco che il finale sorprende e forse delude chi si accosta per la prima volta a questa autrice. Perché obbliga il lettore a darsi una spiegazione e a costruirsi un epilogo. E perché, in ultima istanza, lo priva della speranza, che è il balsamo che potrebbe ammorbidire ogni crudeltà, ogni bassezza, quella che porta il lettore stesso sul banco degli imputati (non ho anch’io a volte fatto, detto, pensato, desiderato le cose che mi hanno offeso mentre leggevo? Che mi hanno ferito? Che mi hanno inquietato e rivoltato, addirittura?).
Ma questa è la vita, in fondo. E Joyce Carol Oates ci offre una palestra in cui allenarci, in cui imparare a parere i colpi, a tenere alta la guardia. In cui accettare la nostra enorme imperfezione. Con una lettura che è un cerchio che si apre e si chiude, pur senza sigillare alcunché.
Il romanzo
Tra il 1976 e il 1977 una serie di terribili omicidi sconvolge la città di Detroit. Un serial killer, che un giornalista ha ribattezzato Babysitter, ha ucciso almeno sei ragazzini nella contea di Oakland, un quartiere residenziale di Detroit. Le vittime sono state rapite mentre erano da sole e i loro corpi senza vita vengono fatti ritrovare a distanza di giorni, in luoghi pubblici, accuratamente lavati e ricomposti. La polizia non ha che deboli indizi e la paura si diffonde sempre più nei ricchi sobborghi bianchi della città. Hannah Jarrett è una bella donna di trentanove anni. È sposata con Wes, un ricco uomo d’affari sempre molto impegnato, fa la casalinga e ha due splendidi figli, Conor e Katya. Una classica e felice famiglia della buona borghesia di Far Hills, a nord di Detroit. Hannah, però, ha un segreto: a una raccolta fondi ha conosciuto Y.K., un uomo affascinante ed enigmatico. Anche se non ne conosce il nome, il suo carisma oscuro la attrae in maniera irresistibile fino a farla sprofondare in una relazione fatta di sesso e sopraffazione, che la getta in uno stato tra l’euforia, la paura e la depressione. Mikey, infine, è un ragazzo con un passato difficile e un presente fatto di lavoretti tra il legale e l’illegale, al servizio di un uomo misterioso che conosce molti segreti. Un giorno, mentre esegue un lavoro per il suo capo, si trova costretto, suo malgrado, ad affrontare una situazione più grande di lui e a riparare un torto. Le conseguenze delle sue azioni avranno effetti imprevisti per Hannah, Y.K. e anche per Babysitter.
Joyce Carol Oates costruisce, attorno a un fatto di cronaca nera realmente accaduto, un romanzo ricco di suspense, con una trama avvincente, impeccabile nel ritmo e nella scrittura, denunciando, ancora una volta, la corruzione, il razzismo e il sessismo insiti nella cultura americana e confermandosi una scrittrice fondamentale, spietata e meravigliosa.
L’autrice
Joyce Carol Oates ha ricevuto numerosi importanti riconoscimenti, tra i quali ricordiamo: la National Medal of Humanities, il National Book Critics Circle Ivan Sandrof Lifetime Achievement Award, il National Book Award e il PEN/Malamud Award for Excellence in Short Fiction. Autrice enormemente prolifica, ha scritto alcune delle opere più significative del nostro tempo. Per La nave di Teseo ha pubblicato Ho fatto la spia (2020), Pericoli di un viaggio nel tempo (2021), La notte, il sonno, la morte, e le stelle (2021), L’altra te (2022) e le nuove edizioni di Una brava ragazza (2020), La figlia dello straniero (2020), Blonde (2021) e Sorella, mio unico amore (2022). Ha insegnato alla Princeton University ed è membro dell’American Academy of Arts and Letters dal 1978.
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