IL PREDATORE DI ANIME – IL 9 CHE UCCIDE di Vito Franchini

Mi chiamo Sabina Mondello, sono una poliziotta. Oggi per me è un giorno di quelli che non si dimenticano. Ho appena arrestato l’uomo più importante della mia vita, colui che mi ha spiegato che l’amore è solo una parola di cinque lettere.

Il nove capita. Come tutti gli altri numeri, se lo cerchi, lo trovi. Il fatto è che quando io non lo cerco, è lui a trovare me.


Trame

IL PREDATORE DI ANIME

Giovane e determinata, Sabina, commissario di polizia a Roma, si trova a destreggiarsi tra la tormentata passione per un PM sposato e un caso di omicidio-suicidio tra coniugi che non sembra rivelare troppe sorprese. Finché i sospetti non ricadono su un uomo con cui entrambe le vittime hanno avuto contatti il giorno della morte: il misterioso Nardo Baggio, operatore Shiatsu. Profondamente colpita da questa figura ambigua e magnetica, Sabina scoprirà di lì a poco la sua reale attività: dare supporto alle vittime di stalking, soprattutto coloro che le istituzioni non riescono a tutelare. La poliziotta non si aspetta certo di dover ricorrere lei stessa al suo aiuto: nel frattempo qualcuno ha iniziato a perseguitarla, in maniera subdola e cruenta. Che si tratti del PM con cui ha chiuso bruscamente la relazione? Rimossa dal suo incarico, Sabina diventa ben presto complice e amica di Nardo, arrivando ad affiancarlo nella sua attività. Così toccherà con mano la scaltrezza con cui l’uomo, basandosi su studi antropologici, domina la mente di vittime e carnefici, con metodi tutt’altro che convenzionali in grado di assicurare un’efficacia che un poliziotto, imbrigliato nelle disfunzioni del sistema, non può nemmeno sognare. Ma è giusto fidarsi di questo predatore di anime? Sabina rappresenta la legge, Nardo la viola, sistematicamente, in nome della giustizia. Sabina si fa guidare dai sentimenti, Nardo invece non crede alle passioni né all’amore, spiega tutto alla luce di istinti millenari che ancora ci legano ai comportamenti delle scimmie, degli umanoidi che siamo stati e che, secondo lui, ancora, in gran parte, siamo. Che cosa siamo noi veramente? Creature che uccidono per passione o scimmie nude schiave di un determinismo cieco? In un finale che lascia senza fiato, la poliziotta sarà obbligata a decidere definitivamente da che parte schierarsi.

IL 9 CHE UCCIDE

Sono passati anni dallo scandalo che ha segnato la carriera di Sabina Mondello, dirigente di polizia, a Roma. Finalmente un nuovo incarico operativo, premiante, la porta a Verona, a capo della Squadra Mobile. Appena giunta in città Sabina si ritrova a gestire il decesso di uno studente universitario, il cui corpo viene rinvenuto all’interno della Facoltà di medicina. Sul momento tutto lascia pensare a un suicidio, gesto disperato di un ragazzo troppo giovane: semplice routine per gli inquirenti. Tuttavia, una serie di coincidenze inquietanti con altre morti sospette ed enigmatiche frasi d’addio fanno emergere un dubbio dapprima latente, poi sempre più concreto: dietro ai 9 suicidi individuati da Sabina ci potrebbe essere la mano di un burattinaio, un sadico trascinatore, un Caronte che accompagna anime smarrite nell’aldilà. Solo una mente altrettanto diabolica può trovare il bandolo di tale matassa intrisa di sangue: quella di Nardo Baggio, che dal nulla ricompare a Verona, alterando ogni equilibrio. Nardo è “Il predatore di anime”, colui che ha sconvolto la vita di Sabina anni fa, e che la metterà di nuovo a soqquadro, senza chiedere il permesso, senza sconti. I suoi approcci, i suoi metodi, sono discutibili, sempre al limite, ma nessun altro appare davvero in grado di dare una spiegazione all’unico indizio ricorrente, onnipresente, infestante: il numero 9, che porterà i protagonisti di questo vortice investigativo indietro nel tempo, tra i figli dei fiori, le melodie immortali dei Beatles e una setta demoniaca che seminò morte e terrore a Los Angeles, nell’indimenticabile estate del 1969…


Recensione

Una doppietta che non si dimentica. Due colpi, sparati a breve distanza l’uno dall’altro capaci di fare centro, senza possibilità di errore.

Vito Franchini, un trascorso da addetti ai lavori e delle passioni viscerali che gli hanno permesso di costruire due thriller bellissimi, ha puntato le sue armi al cuore del lettore e lo ha conquistato immediatamente.

L’antropologia prima. La numerologia e la musica, dopo. Competenze affascinati che ha messo nelle mani di Nardo Baggio, un uomo ambiguo, affascinante e pericoloso, che vive al limite della legalità e che non esita ad attraversarla e superarla in nome di una giustizia che obbedisce a principi che non sempre vanno d’accordo con la legge.

E pensare che Nardo Baggio non è neanche il protagonista di questi due romanzi. E’ solo una comparsa, capace tuttavia di rubare la scena a Sabina, commissario di Polizia ribelle, appassionata e sanguigna, la sola e vera protagonista della serie.

Quando Baggio compare sulla scena, immediatamente la fa sua. Perché Nardo è una sorta di angelo custode con la pistola. Un paladino di altri tempi con il pallino per l’antropologia e una conoscenza assai approfondita dei desideri reconditi e delle pulsioni primordiali che muovono le azioni di ogni “scimmia nuda”, come chiama, appunto, gli esseri umani, che a dispetto della loro storia ed evoluzione sono ancora assoggettati agli istinti più primitivi.

Nardo risponde ad un suo codice d’onore. E per arrivare a realizzare i suoi scopi non esita ad utilizzare ogni mezzo, anche quelli che si discostano parecchio dalla legalità.

Eppure, a prima vista, Nardo e Sabina perseguono gli stessi scopi. Ma con modalità diverse. E ciò che più colpisce  è che i mezzi scelti da Nardo sono spesso più efficaci e sembrano anche più giusti.

Nardo è un vero e proprio maestro di vita. Non solo per Sabina, ma anche per il lettore, che non può che rimanere incantato dalle sue conoscenze e dalla suo pensiero. Di Nardo finisce che ci si innamora, nonostante per Nardo l’amore non esista e sia solo un sottoprodotto del possesso e della voglia di dominare l’altro. Nardo è l’antieroe che spodesta l’eroe con la logica, la chiaroveggenza e la precisione del suo pensiero, che sa scavare nei recessi dell’uomo fino a scardinare le nostre convinzioni più radicate, Nardo è un affabulatore che persegue un fine con ogni mezzo, con la sua machiavellica freddezza e la calma che deriva dalla conoscenza di se stesso e dei meccanismi che regolano i rapporti umani.

Nardo esiste per controvertire l’ordine costituito, gli stereotipi, le convenzioni sociali e le consuetudini consolidate. Una figura scomoda ma illuminata. Un faro per chi soggiace al pregiudizio e all’abitudine.

Ah, dimenticavo. In questi romanzi si cerca sempre un assassino, ovvio. Ma si finisce per mettere in secondo piano l’indagine perché le vicende di Sabina e di Nardo passano sempre avanti a tutto.

Dunque, a parte innamorarsi di Nardo, subire il suo fascino oscuro e affilato come una lama, si imparano anche molte cose dalla lettura dei due romanzi. Oltre all’antropologia, Nardo offre senza sovrapprezzo una eccellente lezione sulla numerologia, il satanismo, i misteri che avvolgono la vita dei Beatles, i testi delle loro canzoni, la family di Charles Manson.

Nardo Baggio, lo avrete capito, è un serpente incantatore, che giunge all’improvviso a turbare un equilibrio, a interrompere una situazione di quiete con la sua energia magnetica e le sue convinzioni. E Sabina è il piccolo roditore che aspetta con rassegnazione il morso mortale che la trascinerà negli abissi.

Gli abissi che ogni volta si spalancano davanti a lei, proprio dopo che ha faticosamente costruito qualcosa che assomiglia ad una vita.

E’ amore, questo? Oppure, come dice Nardo, l’amore è solo una parola di cinque lettere?

Ai lettori l’ardua sentenza. Quando leggerete i finali dei due romanzi potrete darvi una risposta. Ma non è detto che sia quella giusta. E dovrete anche staccarvi dal magnetismo di Nardo, perché in un modo o nell’altro Nardo scomparirà di nuovo, lasciando Sabina alla sua vita, così ordinaria, scolorita, tiepida.

La raccomandazione che vi faccio è di leggere in ordine cronologico di uscita i due romanzi, per godere a pieno della trama e dei suoi significati. Dei due non so davvero decidermi a stabilire il mio preferito. Sono entrambi illuminanti e strepitosi. Letture che costruiscono una gabbia intorno al lettore, dentro la quale decidiamo scientemente di chiuderci, per isolarci dal resto del mondo e vivere la vita di Nardo e di Sabina.

Nardo in fondo è il caos che interrompe un ordine precostituito. Sabina è l’ordine, il pensiero comune che si lascia corrompere ed illuminare dal faro che fa luce nelle tenebre. Due personaggi complementari, che si completano a vicenda. Due facce della stessa medaglia, entrambe necessarie. Come il bianco e il nero. Il freddo e il caldo. Una squadra vincente, che non si cambia, vero?


L’autore

44 anni, origini mantovane, natali persiani e una vita trascorsa a cambiare case, nazioni e continenti. Laureato in legge, ufficiale di polizia giudiziaria, riversa nei suoi scritti anni di esperienza in indagini su vari ambiti criminali, nonché le sue passioni di sempre: musica, antropologia, numerologia. Il predatore di anime (2021), thriller di sorprendente originalità, ha rapidamente scalato le classifiche italiane. Un successo confermato nel 2022 dal sequel Il 9 che uccide.


  • Casa Editrice: Giunti Editore
  • Genere: thriller

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