UN BACIO PRIMA DI MORIRE di Ira Levin


Riaprì gli occhi e vide il suo fazzoletto gonfiarsi ora che il vento lo sollevava sulla ruvida superficie della pietra. Lo agguantò. Girò su se stesso, corse verso la porta delle scale, prese il cappello e valigia in una mano e aprì la porta delle scale, prese cappello e valigia in una mano e aprì la porta coprendo la maniglia con il fazzoletto. Oltrepassò velocemente la soglia, riaccostò la porta e ripulì la maniglia interna. Si voltò e si precipitò giù per la rampa di scale.

Trama

I destini di una ricca famiglia newyorkese e di un arrampicatore sociale piacente e spregiudicato si intrecciano quando Dorothy, la figlia più giovane del magnate del rame Leo Kingship, si innamora di un compagno d’università di qualche anno più grande. Qualcosa va storto, però, perché Dorothy resta incinta prima del matrimonio, e i due ragazzi sono costretti a rivedere i loro piani per il futuro. Quello che Dorothy non sa è che i piani del suo fidanzato sono già fin troppo dettagliati, e inclinano pericolosamente dalla parte del denaro più che da quella dell’amore…

Un bacio prima di morire è il primo romanzo nato dalla penna (e dal genio) di  Ira ­Levin, l’autore di Rosemary’s Baby. Accolto alla sua pubblicazione, nel 1953, dagli elogi del New York Times e del New Yorker, fu premiato l’anno seguente con un prestigioso Edgar Allan Poe Award; nel corso degli anni la sua perfetta trama «hitchcockiana» ha ispirato due fortunate trasposizioni cinematografiche, la più recente, nel 1991, con Matt ­Dillon, Sean Young e Max von Sydow.


Recensione

Sono uscita dalla lettura di questo romanzo semplicemente estasiata. Dalla genialità della trama, dalla narrazione serrata, dalla audacia della storia, dall’accuratezza con cui l’autore costruisce l’impianto del romanzo, incentrato sulle deviazioni del narcisismo e della sete di denaro.

“Un bacio prima di morire” è costruito intorno ad un giovane uomo, la cui figura è centrale nel romanzo. L’autore lo tratteggia nei primi capitoli, dedicandogli una brevissima biografia che si rivelerà cruciale per comprendere i suoi moti interiori e tutto lo sviluppo successivo della storia.

Avvenenza, opportunismo e una madre adorante e accondiscendente, faranno sì che il nostro giovane aspiri ad una vita migliore, tra gli agi e la ricchezza. L’intelligenza non gli manca e nemmeno la capacità di sapersi ingraziare chi si dimostri capace di garantirgli un’esistenza facile, senza sudore e fatica, circondato da prestigio e riconoscimento sociale.

Con queste premesse la storia prende vita. Il nostro protagonista è un demone travestito da angelo. E’ capace di atteggiarsi in modi che confondono completamente i suoi intenti. Manipolatore eccelso, capace di leggere alla perfezione dentro gli altri, di vedere chiaramente le loro debolezze e di intuire le fragilità di chi ha di fronte, affondando con maestria laddove la carne è più debole.

Refrattario alla fatica e convinto che sia suo diritto accedere di diritto alla ricchezza e al prestigio sociale, non censura alcun mezzo che sia idoneo al raggiungimento dei suoi scopi. Sfrontato, audace, folle, impavido, spavaldo. Folle, visionario, senza alcun freno né filtro. Spietato, implacabile, crudele, senza scrupoli. Una personalità per certi versi affascinante ma inevitabilmente deviata. Avulso da ogni forma di indulgenza, compassione, empatia, rimorso. Eppure accattivante, candido, un’anima per certi versi semplice ma subdola e implacabile. Che non si scoraggia, che tenta, ritenta e insiste fino a che la sua preda non cade nella trappola. Un personaggio da incorniciare, che, seppur disdicevole nei suoi atteggiamenti, non si riesce del tutto ad odiare. Perché, inevitabilmente, desideriamo che non si arrenda, per vedere fino a che punto potrà spingersi nelle sue incredibili e perfide macchinazioni e per sapere se, in ultima analisi, la farà franca e si redimerà dai suoi peccati.

L’ambientazione, nell’America degli anni a cavallo tra il quaranta e il cinquanta del novecento, dopo la guerra e nell’impeto abbacinante della “beat generation”, è l’altro acuto del romanzo. I personaggi si muovono nell’ambiente universitario americano, dove i vagiti della liberazione sessuale si fanno timidamente sentire ma che sono tuttavia soffocati dal perbenismo che comunque imperversa ancora. E’ un momento topico per l’America, che dovrà decidere se lasciarsi andare alla liberazione sessuale, al femminismo e alla lotta per i diritti umani oppure lasciarsi trattenere nelle paludi della tradizione. I fatti narrati si inseriscono perfettamente in questo momento storico e saranno la miccia che innescherà l’incendio.

La trama non può essere accennata perché il rischio di anticipare qualcosa è altissimo. Vi basti tuttavia pensare ad una storia che risucchia dentro ai suoi tentacoli, un vortice dal quale ci si libera solamente con la morte.

Ira Levin, con questa sua opera prima, anticipa al pubblico le sue doti narrative, che saranno definitivamente consacrate con i suoi successivi romanzi. Con incursioni nel genere giallo, nel thriller psicologico e nel romanzo di formazione, “Un bacio prima di morire” è una vera e propria perla che fa scuola, sia per i colpi di scena che per la tensione narrativa che esprime. Difficile trovare simili gemme nel panorama letterario internazionale, senza scomodare mostri sacri quali Ellery Quenn e Agatha Christie. Facile invece innamorarsi e lasciarsi rapire da questa pagine cariche di suspense, che non si faranno dimenticare facilmente.


L’autore

Ira Levin (1929-2007) è stato un romanziere e drammaturgo statunitense. Tra i suoi libri: Rosemary’s Baby, I ragazzi venuti dal Brasile (entrambi già pubblicati da BIG SUR), Un bacio prima di morire, La donna perfetta, Questo giorno perfetto. Elogiato da scrittori come Chuck Palahniuk, Stephen King e Truman Capote, nella sua lunga carriera letteraria ha vinto il Prometheus Award e, per tre volte, l’Edgar Allan Poe Award.


  • Casa Editrice: Edizioni Sur
  • Collana: BigSur
  • Traduzione: Daniela De Lorenzo
  • Genere: thriller
  • Pagine: 347
  • Prima edizione: 1953

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