LA TRAGEDIA DEL KOROSKO di Arthur Conan Doyle

“E’ mia ferma convinzione”, disse Mrs Belmont gravemente, “che non ci sia stato nessuno di noi che abbia raggiunto, né mai raggiungerà, una vetta più alta come durante quei giorni nel deserto. Quando i nostri peccati verranno soppesati, molto ci verrà perdonato per quei giorni altruisti”.

Trama

Navigando lungo le acque placide del Nilo nubiano, gli ignari passeggeri del piroscafo Korosko risalgono il fiume per visitare i monumenti dell’Antico Egitto dei faraoni. Ma tra le bellezze del deserto si insidia la minaccia di un gruppo di banditi dervisci, guidati dal terribile emiro Abderrahman. Messi alla prova sia nel fisico che nella mente, gli sventurati turisti tenteranno in ogni modo di sopravvivere a questa inaspettata e violenta tragedia tra le colline del deserto nubiano.

Recensione

Arthur Conan Doyle non scrisse solo le gesta di Sherlok Holmes, ma anche molte altre opere.  La sua fu una produzione letteraria di tutto rispetto e merita davvero di essere riscoperta.

Non mi sono quindi lasciata sfuggire l’occasione di leggere questo romanzo, ambientato all’epoca del massimo splendore letterario del suo autore, sul finire del XIX secolo.

Amo particolarmente questo periodo storico, in cui compaiono gentiluomini in marsina e svenevoli fanciulle dalla vita sottile e dalla carnagione di alabastro. Uomini e donne che parlano un linguaggio affascinante e che credono fermamente che il mondo sia un luogo meraviglioso in cui vivere.

Non fanno eccezione i protagonisti de “La tragedia del Korosko”, che troviamo durante una piacevole crociera sul Nilo, a bordo di un piroscafo che pigramente naviga in acque limacciose e calme. Senza fretta e con la strenua fiducia che la navigazione non sarà disturbata dai facinorosi “Dervisci”, musulmani seguaci del Mahdi sudanese, promotore della rivolta anticolonialista che ebbe il suo maggior palcoscenico proprio in Sudan.

La vicenda, che va necessariamente contestualizzata, offre tuttavia molti spunti di riflessione, che convergono, in estrema sintesi, nella convinzione dell’esistenza di una egemonia “razziale” e  “culturale” che si ripropone nel tempo.

Ai quei tempi, lo sappiamo bene, l’Inghilterra dominava e imperversava sul pianeta, in virtù di una supremazia di mezzi ma anche di pensiero. L’Egitto non sfuggiva certo a questa regola e i primi vagiti della rivolta si erano fatti sentire, scatenando una lieve preoccupazione subito sopita da una sconfinata e a tratti insensata fiducia nel destino.

 Questo è l’argomento di discussione degli ignari passeggeri del Korosko quando decidono di attraversare il deserto alla ricerca delle vestigie egizie. Sbarcano sicuri di sé e della propria brillante vita, certi di occupare il posto giusto nel mondo e per questo di non poter subire scossoni o deviazioni da un percorso di vita che sembra già scritto.

E invece accadrà l’inaspettato. Non si è mai preparati ad evenienze così tragiche come un rapimento perpetrato da temibili banditi e meno che mai lo saranno i nostri protagonisti.

Tuttavia, come si conviene all’Uomo e al suo sacro istinto di sopravvivenza, i malcapitati sapranno resistere fino alla fine, al netto di alcune inevitabili perdite umane, mettendo in pista piccole strategie e fantasiosi mezzi per procrastinare il momento della loro probabile morte.

Un racconto che evoca l’incertezza della condizione umana ma anche la sua strenua lotta per sopravvivere. Il pericolo che fa sbocciare in noi atteggiamenti e pensieri che pensavamo impossibili, ci fa anche vedere la vita da una diversa prospettiva, aprendoci a soluzioni del tutto inusitate. Ed infine un’epoca al suo tramonto, che fa intravedere tra le crepe che si allargano inarrestabili, quanto la pretesa egemonia della razza bianca sia un mito fallace e deviante, in una sorta di ciclo della storia che cambia rotta a favore degli oppressi e a discapito degli oppressori.

Incantevole la prosa di Conan Doyle, notevole il ritmo narrativo e la capacità di tenere alta l’attenzione in un racconto che è circoscritto ad un solo piano narrativo.  Bellissimo l’epilogo, in un contesto in cui la necessità di palesare una morale della storia appena conclusasi non è solo consolazione ma anche e soprattutto necessità di fornire un insegnamento morale oltre che storico.

L’autore

Dopo aver intrapreso e fallito la carriera di medico, Arthur Conan Doyle (Edimburgo 1859 – Crowborough 1930) si dedicò alla scrittura di alcuni racconti, dai quali nacque il famoso detective Sherlok Holmes.

All’interno della propria vasta produzione letteraria, Conan Doyle scrisse anche testi di altro genere, racconti fantascientifici e romanzi storici, come La tragedia del Korosko, pubblicato nel 1898.

  • Casa Editrice: 13Lab
  • Genere: letteratura classica
  • Traduzione: Daniele Cassis
  • Pagine: 279

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