Un’Irlanda aspra e immobile, una ragazza che sogna la fuga, un destino che stringe la sua trappola. Morte e usignoli di Eugene McCabe è un romanzo potente e disturbante.
La recensione.

Un destino già scritto tra le brume d’Irlanda.
Un destino scaltro e malvagio tiene in scacco i personaggi di questo romanzo, nato dalla penna di uno dei più importanti ed acclamati autori irlandesi ( Eugene McCabe 1930 – 2020) e uscito per la prima volta nel 1992.
Una narrazione che gode di un ambiente affascinante, perso nel verde dei prati ondulati dell’Irlanda e nelle brume che si alzano dalle paludi e dal mare, poco distante.
L’aria salina, libera dalle piogge invernali in un maggio pieno di promesse, accarezza i protagonisti, tuttavia schiacciati dall’abitudine, abbrutiti dalla solitudine e ormai assuefatti ad un sistema sociale rigido, diviso dalle annose questioni religione e dalle lotte di classe, oltre che da una velata corruzione.
Billy e Beth: un legame torbido, sospeso tra odio e bisogno.
Billy Winters è sicuramente un personaggio ambivalente. Violento, assuefatto all’alcol, chiuso nei piccoli privilegi e nelle meschinità della sua condizione di proprietario terriero. La moglie è morta e lo ha lasciato con una ragazzina, Beth, che probabilmente non è neanche figlia sua, verso la quale nutre un ambivalente sentimento di amore filiale e carnale, mischiato a rabbia e a desiderio di distruzione.
Beth è silenziosa, concreta, infinitamente compressa tra il dolore per la madre morta e la ribellione verso Billy, per il quale nutre odio corrosivo ma anche uno sfiancante e svilente desiderio di essere vista. Una vita piatta. Un futuro che a Beth fa paura, che instilla in lei la voglia di scappare via.
L’illusione della fuga.
Quando incontra fortuitamente Liam Ward il miraggio della fuga può prendere forma. Liam è un personaggio inviso, che trascina con sé una reputazione dubbia. Non è l’uomo che fa perdere la testa ad una ragazza ma Beth vi intravede mistero e tenerezza, sotto una spessa coltre di impenetrabilità.
La sperata svolta alla propria vita prende tuttavia un’altra strada, impervia e inattesa. Ma l’amara sorpresa non sarà l’ultima. Per Beth il destino riserva una carta nascosta da giocare.
Un mondo rurale dominato da potere e sopraffazione.
Il romanzo gioca con i temi della rassegnazione e della ripetizione. Un eterno ritorno di privazione e di sottomissione, in un ambiente rurale in cui la donna è spesso solo una pedina, necessaria per il lavoro domestico e per il piacere notturno. Uomini bruti che piegano la natura e le donne al loro volere, in un sistema politico che impera e sottrae impunemente.
Quando la vendetta rompe il silenzio.
Il tema della vendetta implode solo sul finale, cambiando i ritmi della narrazione. Tutto avviene velocemente, quasi a stordire il lettore che è costretto a infilarsi in un vortice di eventi inaspettati che trovano immediatamente la loro ragione e motivazione. Davanti all’inevitabile, tutto ciò che era sopito viene a galla e trova il suo equilibrio.
Nelle ultime pagine è forte il senso di rivincita ma anche un sottile velo di terrore si insinua sotto pelle. La vendetta è il catalizzatore di ogni sentimento ed la valvola di sfogo perfetta per una storia che scorre sotto il peso della consuetudine, quella che non si scardina seppure sia un macigno che schiaccia qualsiasi velleità e qualsiasi ardore.
Un romanzo che lavora sottopelle
Morte e usignoli di Eugene McCabe è una lettura che sprigiona la sua energia dirompente all’improvviso. Un romanzo che gioca con la pietà, con quell’empatia struggente che si appiccica addosso come una febbre maligna.
Tutti sono imperfetti, schiavi dei peggiori istinti di sopravvivenza. Eppure, allo stesso modo, sono anche dei poveri diavoli, incapaci di difendersi da un’esistenza brutale, viscida, se non attaccando a loro volta chi gli sta davanti.
Un romanzo unico. Struggente, ambiguo, potente nelle sue rappresentazioni. Dove la speranza non sa colonizzare niente, neanche la giovinezza. Dove nessuno può fuggire la monotonia, la violenza, il pregiudizio. Dove la forza è solo prevaricazione e il desiderio è una scheggia impazzita, buona solo per graffiare e nuocere.
Perché leggere Morte e usignoli
Perché è uno di quei romanzi che avanzano piano, quasi in silenzio, come la nebbia che sale dalle paludi. E mentre il lettore crede di trovarsi davanti a una storia immobile, qualcosa sotto la superficie si prepara a detonare.
Morte e usignoli non offre eroi né redenzioni luminose. Offre esseri umani pieni di crepe, di fame, di rabbia compressa. Gente che sopravvive come può dentro un mondo che non perdona debolezze.
Leggerlo significa attraversare una terra dove la violenza è quotidiana quanto il vento e dove la vendetta diventa l’unica lingua possibile quando ogni altra speranza si è spenta. Un romanzo che prima seduce con la sua lentezza e poi stringe il cuore con una stretta improvvisa, lasciando addosso quella sensazione rara: aver incontrato una storia che non chiede di essere amata, ma ricordata.
Il romanzo
Nell’Irlanda rurale di fine Ottocento, la giovane Beth vive una cupa esistenza intessuta di ipocrisia e rancore. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra la cura della casa e altre mansioni, nel tentativo di evitare un padre che, quando alza un po’ il gomito, le riversa addosso tutto il suo disprezzo. Gli unici pensieri che la consolano sono il ricordo della madre, morta in un tragico incidente, e quell’isola a forma di pesce che scorge oltre la collina, ora di sua proprietà. Quando il sole sorge per l’ennesima volta e Beth si prepara ad affrontare il nuovo giorno con la solita rassegnazione, nota dalla finestra un uomo fermo al centro del cortile. Liam Ward è lì perché ha bisogno di aiuto con una delle sue mucche, e Beth si offre di assisterlo. Quello che inizialmente alla ragazza sembra un amore frutto di un incontro fortuito, grazie al quale inizierà a rincorrere il sogno di un futuro diverso, si rivelerà invece un tradimento imperdonabile, che scatenerà in lei un folle desiderio di vendetta. Non c’è possibilità di riscatto in questo dramma consumato nelle paludi irlandesi, e nemmeno la promessa di una nuova vita riesce a spezzare il cerchio di odio che racchiude tutti i personaggi in un abbraccio mortale.
Dalla penna di uno dei più importanti scrittori irlandesi, un romanzo che appartiene ai grandi capolavori del Novecento. In Morte e usignoli, avvincente storia di una vendetta, un paesaggio di straordinaria bellezza fa da sfondo al conflitto fra tre protagonisti sottomessi all’oscura energia delle loro passioni: McCabe conduce il lettore senza concedergli un attimo di tregua, risucchiandolo nella spirale di una partita all’ultimo sangue dall’esito perfetto.
L’autore
Eugene McCabe
Nato a Glasgow da genitori irlandesi, si ristabilì in Irlanda con la famiglia all’inizio degli anni Quaranta. Drammaturgo e narratore, ha pubblicato nel 1978 la raccolta Heritage and Other Stories. Morte e usignoli, uscito per la prima volta nel 1992, lo ha consacrato tra i maggiori scrittori irlandesi degli ultimi decenni. Dal romanzo è stata tratta l’omonima serie della BBC.
- Casa Editrice: Fazi Editore
- Pagine: 231
- Prezzo: E 18,00