La vita e la morte nella natura selvaggia
Un’analisi poetica e simbolica del racconto di Erri De Luca: il camoscio, l’uomo, la farfalla e il fragile equilibrio tra natura, vita e morte.

La delicatezza della vita e l’inevitabilità della morte nella scrittura di Erri De Luca.
La purezza di una farfalla e il peso della vita che finisce. Un camoscio e un uomo. Il re e il bracconiere. La maestosità della natura, l’istinto, la chiaroveggenza dolorosa che nasce dai sensi dell’animale. Il calcolo dell’uomo, l’intelligenza che addomestica la sensazione, la spinta egoista che lo muove. Solitudine e introversione assoldati al bisogno di misurarsi con qualcosa che sfugge alla comprensione, qualcosa di grande e di schiacciante.
Appartenere ad un branco, con le sue gerarchie e le sue leggi. Le stagioni che dettano i ritmi naturali, le generazioni che si affacciano alla vita ogni primavera, la terra che cambia colore e consistenza sotto gli zoccoli sensibili e il cielo che brilla di notte ed è soffitta lucida di giorno. Tetto soave che racchiude i pascoli, le rocce. E gli strapiombi, gli strappi che l’animale ricuce con un balzo, frutto di atavici istinti che scalzano la morte, forti della vita istintiva che corre nelle sue vene.
Agire da solo, inviso dagli altri. La pelle è una corazza per un animo selvatico che si scontra con l’umidore dolce dei sensi, tenuti al laccio e che tuttavia emergono a tratti, come un relitto che affiora a pelo d’acqua con il suo carico inestimabile. La montagna è un rifugio. Inospitale, aspro, duro, per dare un senso di potenza all’uomo, che conosce i suoi limiti, la sua inferiorità rispetto all’animale e per questo vuole sfidarlo.
Tra l’uomo e il re dei camosci c’è il sangue di una madre abbattuta e sventrata, nel coro nero delle aquile che banchetteranno con le viscere dell’animale, complici del fucile che dà la morte. Una vita ad osservare, l’attesa di un incontro e il bisogno di uno scontro. che diventa necessario, il senso ritrovato di due vite trascorse ad imperare. Il camoscio sul suo branco. L’uomo sul suo passato e le sue debolezze.
La farfalla: simbolo di vita, destino e fine.
E la farfalla, la sua mirabile grazia e l’inconsistenza delle sue ali incorruttibili eppure fragilissime, è il destino e la morte che incombe sul re dei camosci e sul cacciatore, un dettaglio che appare ogni volta che l’animale e l’uomo riflettono sulla propria vita e sul senso della fine che incombe. Il volo spezzettato che è l’opposto del sibilo del piombo, quando sfreccia crudele verso la carne inerme. Il volo innocente e delicato che segna il punto di svolta e il finale inevitabile. È il simbolo della vita, della mortalità e del delicato equilibrio tra uomo e natura, dove un gesto minimo cambia tutto. La disarmante poesia che racchiude il nucleo tematico del racconto: la delicatezza della vita e l’inevitabilità della morte, il contrasto tra la forza bruta e la fragilità umana e animale.
Vita, morte e consapevolezza
La morte che giunge è un dono che l’uomo e il camoscio, ormai pari, ricevono. La conoscenza assoluta e definitiva che la vita è un pulviscolo fugace, piccolissimo e lieve di fronte al disegno della natura e delle sue leggi. Resta la fede in un’esistenza pura, istintiva, cruda e persino crudele. È la consapevolezza che potenza e fierezza coesistono con fragilità e vulnerabilità. E che fragilità e vulnerabilità sono le luci tremule che ci riportano a terra, a fare i conti con una vita che fugge via, inconsistente e piccola. La luce che annienta l’illusione di lasciare un segno nel campo infinito, nel disegno immutabile e imperante. L’animale lo sa. L’uomo no. Lo apprende alla fine. E non sempre.
La poetica di Erri De Luca: natura, ferinità, verità.
Un racconto che racchiude il senso della vita e della morte e l’incedere del tempo dentro ai grovigli dei sensi e degli istinti. Una scrittura che incanta, che coglie in pieno la forza della natura, l’impeto di vita dell’animale, la sua saggezza, la spinta a muoversi dentro ad una sintonia perfetta, in contrasto con lo sforzo calcolato dell’uomo, che segue la corrente adattandosi e ingannando la natura con l’intelligenza.
Tutto è poesia, nella penna illuminata di De Luca. Tutto è incanto, purezza, ferinità, ricerca di quella connessione capace di elevare un’esistenza e di riportarla verso i ritmi naturali, verso il primordiale battito. Dove la perfezione esiste ed è accessibile. La chiave per trovarla sta in queste pagine.
Il racconto
Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” – per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l’abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. “In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.
L’autore
Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ’68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».
Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il caso? Schermaglia fra un narratore e un biologo (con Paolo Sassone-Corsi 2013) e Storia di Irene (2013).
- Casa Editrice: Feltrinelli
- Pagine: 70
- Prezzo: E 9,00