
I pesci non si fan sentire, quando vengono torturati. Io uguale: i miei trentun anni a Poggio Berni, tutti in apnea, li ho vissuti.” “Sono sempre stato convinto di essere un ragionatore. E che gli altri non li facevano, ragionamenti al mio livello. Tanto meno a Poggio Berni”.
5 dicembre 2025
Il diavolo non sta nei dettagli, sta in provincia.
Chiamarsi Natale e non Filippo, Paolo o Mario. Vivere in un buco di paese nella buia provincia italiana, dove è più probabile ottenere un’etichetta che fare uno sbadiglio, di noia, ovviamente. Essere quello strano, il disadattato. Quello senza una donna, senza soldi, senza idee né speranze. Quello che un giorno ha baciato un uomo e si è meritato un epiteto che non sto a ripetere. Quello con una madre da brividi, ruvida come carta vetrata, senza creanza né empatia. Una madre che ti rinnega, che vive sospesa tra la tragedia e il ridicolo. Che usa le mani come un boscaiolo usa l’ascia e che se con le mani fa male, con la lingua ne fa ancora di più.
Natale è uno di noi. Solo più sfigato, più inviso. Un tipo che è cresciuto tra una madre respingente e un paese intero che lo guarda storto. La maldicenza e il bieco pettegolezzo come una coperta pulciosa tirata addosso. Un ragazzotto senza talenti, che attira su di sé ogni energia negativa. Uno che parla da solo, che rimugina, che pensa, e mentre pensa aggroviglia cause ed effetti, cercando i colpevoli che portano la sua vita ad un passo dalla rovina e dal discredito.
In Oppure il diavolo l’arte del rimuginare tocca l’apice. Quel tramestio irregolare, casuale, imprevedibile ed illogico che ci coglie mentre cerchiamo, spesso invano, di dare un senso alle cose che ci accadono. Il movimento intestino che vuole fare luce sui moventi che ti incasinano la vita.
Natale cerca un capro espiatorio per le sue disgrazie. E lo trova. Di sicuro è il diavolo, chi altri? E poi quegli amici creduti tali che invece tramano alle sue spalle. Sfrontati e vanagloriosi, come Dragoi che crede di essere intoccabile con la sua macchina e il suo pappagallo variopinto. O come Tabanelli, che copia le sue movenze o Pigini, ambiguo, incasellabile. Persino la barista Angela, che sembra innocua ma che a lui non ha mai regalato un cremino, mai. E anche Corsini e Terenzi, due malelingue.
Luca Tosi architetta magistralmente un racconto tragico e ironico sulla vita di provincia, una piovra che ti piglia e cerca di stritolarti, mangiandoti l’anima. Dalla provincia non si scappa, se non con la fantasia. Un’immaginazione che è foriera dei sentimenti più abbietti, che ti abbrutisce. Che può sedarsi solo con la vendetta, che in Natale si manifesta nel modo più bislacco e ridicolo. Una vendetta inutile come la fuga, perché tanto la tua aura, la tua etichetta, non si staccherà mai, ti rovinerà per sempre la vita.
Natale è un personaggio a metà strada tra il grottesco e il tragico. Nonostante la sua morale spicciola e semplice, che per certi versi è la cosa che più si avvicina alla saggezza. Ma se scavi, se ascolti la sua storia, finisci per empatizzare con le sue sfortune, le sue fisse, le sue cattiverie da monello. E lo assolvi. Perché Natale in fondo ci assomiglia, porta in sé quei difetti, quelle storture che almeno una volta nella vita ci hanno colto in pieno.
Un linguaggio preso in prestito dal gergo dialettale, sgrammaticato e intriso fino al midollo di quella saggezza popolare che tende pericolosamente al luogo comune. Una prosa concentrica, ossessiva, che concede molto allo slang dialettale e che sa rubare un sorriso per stemperare la rabbia. Un’esperienza di lettura che esce dal consueto. Come uno specchio deformante in cui la nostra immagine, in fondo, è molto più simile al reale di quanto ci si immagini.
Leggi questo romanzo se…
Se hai dei conti in sospeso con la provincia, perchè sentirsi in gabbia nel luogo in cui si è nati è più comune di quanto sembri. Se apprezzi la scrittura autentica e terrigna, i linguaggi popolari, la atmosfere distanti, quasi di altri tempi. Se ami i protagonisti fuori dagli schemi, se cerchi ogni occasione utile per riflettere sul male quotidiano, non una entità esterna ma una presenza sottile che si insinua tra le pieghe della vita di tutti i giorni, incarnata nelle “tracce diaboliche” che tutti portiamo dentro. E infine, se prediligi quella brevità densa che riesce ad andare dritto al sodo in poche pagine e se credi che in ogni situazione sia opportuno salvarsi da sé.
Il romanzo
Ci sono disgrazie nella vita che possono imbastardirti l’anima e i pensieri: Natale ne ha avute almeno due, una madre manesca e insofferente e vivere a Poggio Berni, frazione di molte dicerie e pochi abitanti – riuscirà a metterseli contro tutti e a escogitare poi vendetta. È lui stesso a raccontarci questa storia dalle conseguenze impreviste e dai desideri indecifrabili, con una voce ironica che sa mostrarci il mondo e i sentimenti come non abbiamo mai pensato possano essere. Con questo personaggio in bilico tra la rovina e il riscatto Luca Tosi rivela le ferite del pregiudizio, i suoi effetti. E se qualcosa non torna, ci dev’essere lo zampino del demonio, c’è da scommetterci.
L’autore
Luca Tosi (Cesena, 1990) attualmente vive a Bologna. Ha esordito nel 2022 con Ragazza senza prefazione, finalista al Premio pop. Suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste, fra cui «Futura» (newsletter del «Corriere della Sera»), «minima&moralia» e «Snaporaz». Collabora alla selezione dei racconti di «‘tina», rivista diretta da Matteo B. Bianchi. Oppure il diavolo è il suo secondo romanzo.
- Casa Editrice: TerraRossa Edizioni
- Pagine: 100
- Prezzo: E 13
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