
A volte si domandava che senso avesse lavorare così, lottando ogni giorno contro i criminali da una parte e i politici dall’altra. Non era per questo che si era arruolato in polizia, anni prima. Fissando la maniglia rifletté che poteva ancora lasciar perdere e la cosa sarebbe finita lì. Poi ripensò alla leggerezza del cadavere di Miguelito Aguilar, a quella pelle bluastra, gelida contro le sue mani. E aprì la porta.
La verità a dispetto di tutto, nella Spagna buia del Caudillo.
Un vero viaggio nel tempo, questo noir, opera prima di un duo di artisti che a quattro mani confezionano un’opera corposa, accattivante e coraggiosa che parla il linguaggio universale della libertà, in contrasto e in antitesi con tutte le dittature passate, presenti e future.
Giovanni Jonvalli, un passato da fotografo di scena e Mirco Filistrucchi, paroliere e copywriter, mutuano le vicende della Spagna dei primi anni sessanta e conducono il lettore dentro le vie di una Madrid magica e nebulosa, in cui animali misteriosi, eventi tragici e bizzarri, suggestioni mistiche, apparizioni degne di un abile trasformista unite ad un clima di repressione sorda e violenta, si muovono delineando un mondo crudele e mutevole, surreale e poliedrico, in cui la dittatura franchista fa da sfondo. Un ambiente già contaminato, in cui tutto deve sembrare armonia, senza sbavature né aberrazioni. In cui non si tollera la diversità, la stravaganza e l’attitudine alla libertà, che va tenuta sotto traccia, per sopravvivere. Un mondo che pretende di essere perfetto, creato per soffocare alle radici qualsiasi manifestazione del male.
La Spagna di quegli anni appare la giusta cassa di risonanza per un thriller che aspira, con motivo, ad essere indimenticabile. Mentre il resto dell’Europa sembra già aver dimenticato le macerie fisiche e morali della seconda Guerra Mondiale e il mondo si prepara a spaccarsi in due grandi poli soccombendo alle logiche della guerra fredda, la Spagna dei primi anni 60 rappresenta un’isola in cui un regime simil-fascista continua ad imperversare. Un luogo che sembra essere rimasto indietro, ancorato a logiche che ormai, in Europa, sembrano superate. Il luogo giusto per rappresentare il grande tema di questo romanzo, ossia la fugacità della Giustizia nei regimi dittatoriali, teatri dell’apparenza, perfetti per antonomasia, ove nessuna stortura può esistere.
Si dice che Jonvalli abbia rinvenuto un vecchio carteggio tra una sua parente e un professore di Madrid e che questa sia stata la molla per pensare a rappresentare una storia di morte dentro alla sacca viscida della dittatura franchista, un regime ormai fuori tempo massimo dentro ai meccanismi della Storia. E si dice, ancora, che i due scrittori stiano già scrivendo un seguito (o un prequel?), circostanza che fa ben sperare, poi capirete perché.
Il malinconico ispettore e il dissidente sognatore.
In questo ambiente, dicevamo, si muove Florentino Abedes, un ispettore di saldi principi, con un’inclinazione spiccata alla malinconia. Solo, con un padre che sta perdendo il proprio baricentro e ha sempre più bisogno di assistenza. Solo, in un ambiente che non va preso alla leggera, in cui si può galleggiare ma facilmente si può colare a picco. Senza una donna, senza figli. Solo con il suo lavoro, che a dispetto di tutto, continua ad essere la sua ancora di salvezza, l’illusione che aggiusta un mondo di crudeli apparenze, che sembra andare alla deriva.
Con lui, allo scopo di aiutarlo in un’indagine che da subito si mostra complicata, c’è Camillo Blanco, un professore universitario, un dissidente, che a causa delle sue idee liberali è stato messo al bando. Un uomo indotto al silenzio, che sta appassendo, chiuso in una bolla soffocante che simula una libertà ormai perduta. Camillo, che sfrutta la sua particolare narcolessia per vedere tra le righe, interpretando segnali criptici per decifrare la realtà.
Insieme ma in completa solitudine, dato che l’indagine rischia di infangare la candida veste del franchismo, i due si gettano a capofitto nella ricerca di un assassino silente che da anni sta mietendo giovani vittime. Bambini uccisi con modalità che è impossibile ascrivere al caso. Bambini che il regime si rifiuta di riconoscere come vittime di un killer. Piccole vite spezzate, ignorate dalla legge. E famiglie ridotte al silenzio, nella vana attesa di una giustizia che non può arrivare.
La trama è condotta con maestria, e utilizza un linguaggio efficace e vivido per rappresentare i luoghi, i sentori, le frustrazioni e gli inganni di una società che declina e mette a nudo le sue fragilità. Gli eventi, spesso al limite della ragione, e il sentimento, costantemente avvilito da logiche malvage e avverse, tengono il lettore in scacco, portandolo ad empatizzare con i protagonisti, soli in un mondo che vuole metterli a tacere.
Gli autori rappresentano una Madrid spaccata, tra il desiderio di rinascita e le logiche imperscrutabili della dittatura. Una città che fa mostra di sé, senza difendersi dalle offese di un periodo storico oscuro, affascinata dai riverberi del folklore e della tradizione, un’atmosfera in cui magia, fanatismo religioso e superstizione si fondono, mettendo a nudo le connivenze tra politica e potere ecclesiastico e i soprusi contro i più deboli. Un coacervo mutevole e imprevedibile dove tuttavia la pietà, la condivisione fanno mostra di sé, fragile baluardo di una umanità che stenta a morire.
Crudele è la notte è un thriller sorprendente che sembra irrompere, come una meteora, in un mercato editoriale in cui, spesso, tutto sembra scontato e già detto. Un romanzo di ampio respiro, avvincente, dal finale imprevedibile. Nostalgico, colmo di un indispensabile desiderio di umanità, in lotta aperta con i riverberi di tutti i regimi. Edificante e, non ultimo, utile a scacciare i fantasmi delle dittature. Non è mai ridondante ricordarlo. Ricordatevene.
Il romanzo
Madrid, estate 1962. Mentre la Spagna soffoca sotto il pugno di ferro del generalissimo Francisco Franco, le morti misteriose di alcuni bambini vengono archiviate troppo in fretta. L’ispettore Florentino Abedes non è convinto della versione ufficiale: per lui, a colpire è un imprendibile infanticida. Uomo di destra, ma dai valori non negoziabili, Abedes crede a un’idea di giustizia spesso in contrasto con la legge applicata dai funzionari del regime. Così, non ci pensa due volte a coinvolgere nell’inchiesta Camilo Blanco, professore di filologia, perseguitato a causa delle sue posizioni liberali e affetto da una rara forma di narcolessia. Camilo è “l’uomo dei sogni”, capace di interpretare le visioni oniriche e scandagliare il proprio inconscio a caccia di indizi. Sarà proprio il dono del professore, insieme alla tenacia di Florentino, a portare alla soluzione di un enigma che si intreccia con alcune indecifrabili apparizioni della Madonna nella provincia profonda, su cui ancora incombe il ricordo dell’Alzamiento di Franco e delle violenze della guerra civile. Tra figure femminili dal fascino sfuggente, nei malinconici risvolti di un paese rebelde ormai ridotto all’ordine, i due indagatori affronteranno i fantasmi del passato per provare a vivere di nuovo. Crudele è la notte parla delle ore più buie, dell’anima nera d’Europa, di quell’incubo che da una birreria di Monaco di Baviera nel 1923 si allunga fino alla Grecia dei colonnelli. Parla delle dittature di ieri, e di sempre.
Gli autori
Mirco Filistrucchi (1957), paroliere, ha collaborato con i più importanti interpreti italiani e vanta numerose parecipazioni a Sanremo.
Giovanni Jonvalli (1968) è paroliere, fotografo ed esperto di informatica. Ha pubblicato sulle più prestigiose riviste internazionali.
- Casa Editrice: Sem
- Pagine: 393
- Prezzo: E 22,00
COMPRALO Q U I
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.