VIVA IL LUPO di Angelo Carotenuto


La mattina dopo mi mossi verso il mondo che aveva partorito quell’incanto. Era oltre le vecchie concerie, prima di entrare nella zona nuova del paese. Fermai la moto di fronte a questo chalet a due piani, aveva un giardino curato davanti alla porta e uno più brullo sul retro. Abbassai il cavalletto e sedetti là, a guardare cosa succedeva e chi passava. Finché misi a fuoco il rumore di un treno in corsa, non molto lontano, e il suono gelato di un passaggio a livello.

16 settembre 2024

Guardare senza vedere, storie di talent per invisibili.

Gli eventi che investono la nostra vita sono spesso catene inarrestabili, frane improvvise che travolgono esistenze e cambiano la morfologia del terreno su cui poggiano i piedi, ritenuto a torto una base solida, al contrario spesso vere e proprie sabbie mobili che ci colgono impreparati, indifesi, disarmati.

Questo improvviso sgambetto è ciò che accade a Puro, un cinquantenne a cui la vita ha finora sorriso. È un uomo di successo, leader di un gruppo musicale che si è fatto strada, approfittando dei venti favorevoli e cogliendo le giuste opportunità dentro al mondo effimero e mutevole della televisione. 

Oggi Puro è il giudice più autorevole di un talent show televisivo. Sotto i suoi occhi sfila ogni settimana il futuro della musica, un caleidoscopio di voci, corpi, storie che appartengono a persone imperscrutabili e misteriose per Puro, che finora ha emesso verdetti senza soffermarsi, come del resto il contest richiede, sulle vite e sulle speranze di queste giovani vite.

Poi Tete, giovanissima concorrente a cui Puro ha detto no, muore. Sotto un treno, senza lasciare indizi. Suicidio o terribile incidente?

Per Puro si spalanca l’abisso. Perde la voce, l’unico suo baluardo nel mondo degli altri e si lascia invadere da domande senza risposta, che lo lasciano in balia di un innominabile vortice di emozioni.

Mentre la sua carriera si sgretola Puro mette in discussioni tutta la sua vita e sente di dover riconsiderare chi gli si è parato davanti: compagne, figli, colleghi, amanti,  concorrenti. Dentro di loro Puro intuisce mondi imperscrutabili, a volte affioranti, che lui non si è mai preso la briga di guardare, privandosi di quello scambio salvifico che è il contatto profondo con l’altro. 

Chi sono le persone che hanno attraversato la sua vita? Cosa significa essere giovani oggi? Cosa si prova quando, affacciandosi sugli strapiombi della vita si vede solo nebbia e vertigine?

Il viaggio di Puro scorre dentro a chi ha incontrato e dentro di sé. E un fiume insidioso che lo apre a nuovissime consapevolezze. Un percorso di crescita e di apertura verso gli altri che serba enormi sorprese e gli lascia la voglia di scavare in profondità senza fermarsi alla superficie. Anche quando questa lo abbaglia.

Il tutto costruito con arguzia, ironia, sensibilità, nel roboante calderone fuori e dentro ad un talent, che mostra l’incredibile varia umanità che ci circonda, densa di storie e di vita. 

Un lavoro davvero convincente quello di Angelo Carotenuto. Capace di farsi interprete di due generazioni spesso impenetrabili e distanti. Davanti a sé scoprirà un mondo intonso, rigoglioso, pieno di teneri boccioli e di strenue spine, che trafiggono e lasciano cicatrici. Un omaggio alla generazione silente, che si nasconde dietro ad uno schermo e che non sa più interagire senza provare imbarazzo. Che cerca spazi e tempi che la rappresentino. Luoghi in cui mostrarsi senza filtri e tempo da strappare ai grandi, frettolosi spettatori di disagi e di sconfitte, tristi Cassandre che avevano già previsto il loro fallimento. E una assoluzione per adulti, quelli che “ai miei tempi” era tutto più facile e più bello. Quelli che si sentono forti ma sono fragili bandierine al vento. Ogni tanto accade un miracolo e qualcuno si prende la briga di andare a conoscere, a tastare il terreno.

Carotenuto dimostra che un ponte si può costruire. Iniziamo oggi, allora.


Il romanzo

Un mercoledì di fine luglio Gabriele Purotti si sveglia senza voce. Ha poco più di cinquant’anni ed è il leader dei Dorita, uno dei gruppi rock più in vista della scena indie italiana. Tutti lo conoscono come Puro, è diventato davvero famoso grazie alla televisione, ogni settimana gli passano davanti le giovani speranze della musica italiana e lui è il loro giudice, nel talent show musicale di maggior successo, «Viva il lupo». Adesso il suo futuro di cantante è a rischio, i medici non sanno darsi spiegazioni, lui sì. La voce si è spenta appena saputo della morte di Tete, una ragazzina sedicenne. È stata travolta da un treno mentre attraversava in monopattino un passaggio a livello, con le cuffie alle orecchie e la musica alta. Due giorni prima, alle audizioni del programma, aveva dimostrato un grande talento. Però era stata rifiutata con il voto decisivo del Puro. Forse – sospetta la Procura – potrebbe essere stato un gesto volontario. Gabriele sprofonda nell’abisso del rimorso e comincia una doppia ricerca, dentro e fuori di sé. Vuol sapere tutto di Tete, ricostruire i suoi sogni e quel mondo che sente d’aver spezzato. Poi ha l’urgenza di rintracciare le altre ragazze e i ragazzi da lui bocciati negli anni, di verificare se si è lasciato dietro una scia di dolore e disperazione. Mentre la gara televisiva prosegue inarrestabile senza di lui, macinando rivalità e rancori, vincitori e sconfitti, Puro riesce a entrare in contatto con la famiglia della ragazzina, scoprendo una nonna straordinaria e un fratello stralunato e geniale. Un doppio incontro che cambierà il senso della sua ricerca e il corso della vita di ognuno di loro.
Un romanzo che racconta il presente nei desideri e nelle sconfitte, nella violenza della competizione e nella dolcezza dell’amicizia, capace di rappresentare lo smarrimento della vecchiaia che incombe, lo struggimento di un’adolescenza che pare non aver fine, il disagio di una società di adulti fragili, convinti che invece la fragilità sia dei giovani.


L’autore

Angelo Carotenuto, nato nel 1966, è giornalista professionista dal 1991. Ha lavorato nella redazione napoletana della Gazzetta dello Sport, poi a Repubblica, dove è stato capo redattore della sezione Sport. Attualmente scrive di calcio, libri, musica, cinema per il Venerdì e per il Corriere dello Sport-Stadio. Ha pubblicato i romanzi: Dove le strade non hanno nome (Ad est dell’equatore, 2013) e La grammatica del bianco (Rizzoli, 2014), ambientato durante il torneo di tennis a Wimbledon nel 1980, e vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport, e, con Sellerio, Le canaglie (2020) e Viva il lupo (2024). Ha scritto e diretto il documentario C’era una volta Gioânn – 100 anni di Gianni Brera (Sky Arte, 2019).


  • Casa Editrice: Sellerio
  • Data di pubblicazione: 27/08/2024
  • Pagine: 250
  • Prezzo: 16

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Pubblicato da laurasalvadori

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