LA RAGAZZA DI NEVE di Javier Castillo

La prima volta che ho letto la storia di Kiera me la sono immaginata mentre prendeva per mano la mia stessa tigre, sorridente e lusinghiera, che le diceva che sarebbe andato tutto bene. Poi me la sono immaginata che accettava di giocare a tagliarsi i capelli e a cambiarsi i vestiti, come io avevo accettato di camminare nel parco in piena notte, mi sembrava divertente ma ero stordita dall’alcol, come se fossi io la bambina di tre anni che non sa che anche i sorrisi possono avere le zanne. Quel taglio di capelli e quel cambio di vestiti la resero invisibile in una città con otto milioni di abitanti e, ancora oggi, nessuno sa dove si trovi Kiera Templeton,  come io non so dove sia la Miren Triggs di sei anni fa, scomparsa nel momento in cui un’ombra mi trascinò nella sua oscurità.

 

Trama

1998, New York, parata del Giorno del Ringraziamento: Kiera Templeton, tre anni, sparisce. Succede tutto in un attimo: il padre perde la presa calda e leggera della mano di sua figlia e improvvisamente non la vede più, inghiottita dalla folla che si spintona. Inutile chiamarla, chiedere aiuto e disperarsi. Dopo lunghe ricerche, vengono ritrovati solo i suoi vestiti e delle ciocche di capelli.

2003, cinque anni dopo, il giorno del compleanno di Kiera: i suoi genitori ricevono uno strano pacchetto. Dentro c’è una videocassetta che mostra una bambina che sembra proprio essere Kiera, mentre gioca con una casa delle bambole in una stanza dai colori vivaci. Dopo pochissimo lo schermo torna a sgranarsi in un pulviscolo di puntini bianchi e neri, una neve di incertezza, speranza e dolore insieme. Davanti al video c’è anche Miren Triggs, che all’epoca del rapimento era una studentessa di giornalismo e da allora si è dedicata anima e corpo a questo caso. È lei che conduce un’indagine parallela, più profonda e pericolosa, in cui la scomparsa di Kiera si intreccia con la sua storia personale in un enigmatico gioco di specchi che lascia i lettori senza fiato. Un thriller perfetto che ribalta le regole del genere.


Recensione

Non staccherai i tuoi occhi dalle pagine. Non potrai vivere, né dormire senza sapere. Non penserai ad altro. La storia ti prenderà in ostaggio. Il tuo cuore batterà più forte, mentre leggi questa storia di dolore, di mancanza e di voglia di rimediare, di rimettere insieme. Ti immedesimerai nelle vittime. Nello loro paure, nella loro discesa negli inferi dell’oblio. L’oblio che cancella la tua identità, la tua storia, che ti trasforma, ti piega, ti forgia. Ti ruba la vita, l’identità, il futuro. Due vittime. Due storie. Due piaghe e una sola medicina, capace di riparare chi vive, ridandogli una vita.

Kiera Templeton, di tre anni, scomparsa nel nulla durante la parata del giorno del Ringraziamento a New York. Una piccola e ingenua vita cancellata con un solo gesto.

E Miren Triggs, molto più grande. Una studentessa di giornalismo, inghiottita da un demone orribile, la notte in cui è stata aggredita. Che al pari di Kiera è prigioniera del suo stesso bisogno di scoprire la verità. Che vuole fatti, che grida giustizia. Che pretende di ricomporre un presente dopo che è stato completamente annientato. Che vince sui demoni. Che salva la bambina scomparsa e quella che sopravvive dentro di lei, sotto i vetri rotti dalla violenza.

Javier Castillo scrive la storia di una giovane donna che vuole salvare se stessa, che combatte contro un ricordo che brucia nel profondo. Salvare se stessi, salvare gli altri. E’ come salvare il mondo intero, riportarlo ad essere un luogo bello e giusto in cui vivere.

Castillo entra sotto pelle, con una scrittura che è un rasoio affilato. Non lascia scampo, il suo incedere non rallenta mai, anche quando il ritmo della storia si fa insostenibile. Dà una forma e un nome al dolore, senza la decenza di risparmiare al lettore il malessere dell’anima e il sortilegio che lo ipnotizza e lo rende succube.

L’utilizzo di più piani temporali spezza la storia nel momento esatto in cui la tensione è al parossismo.

Il 1998, quando Kiera scompare. E quando Miren coglie l’occasione della sua vita e si lega a Kiera con un cappio che si stringe sempre più. Il 2003, quando giunge la prima videocassetta ai genitori, con una Kiera di otto anni che gioca con una bambola. C’è il 2010, l’anno in cui arriva l’ultima videocassetta, un video fatto di assenza. E poi ci sono i fotogrammi di chi ha fatto suo ciò che non gli spetta. Che cerca di riempire un vuoto ma che finisce per collezionare sangue e distruzione. E il 1997, quando Miren si spezza, come una bambola rotta. Dopo solo buio e sprazzi di luce quando Miren studia per realizzare il sogno di diventare giornalista.

La voce narrante si alterna a quella di Miren, così trasparente da essere una scheggia di vetro.

E tutto intorno il terribile peso dell’assenza, della mancanza, dell’impotenza. Un legame si spezza, un uomo si piega su se stesso, il mondo si colma di ombre, si fa un luogo di disperazione e di dolore.

Javier Castillo scrive un romanzo superlativo. E’ cronaca ed è dramma. E’ introspezione e follia. E’ disperazione, così enorme da indurre un uomo e una donna a prendere una piccola vita in scacco.

E’ consapevolezza  di aver commesso un errore ma non poterlo sanare, in nessun modo. E’ la debolezza della carne, la potenza del desiderio, la schiavitù di un istinto che non può tacere. Ed è la forza muta di una giovane donna ferita nel cuore e nelle carni, che cade e si rialza, che si scuote la polvere dalle ginocchia e continua a camminare verso la luce. La luce che guarisce. La luce che restituisce e che sana la piaga. Una luce accecante che non smette di pulsare. Almeno fino alla prossima eclissi.


L’autrice

JAVIER CASTILLO è cresciuto a Malaga. Ha studiato Economia aziendale e ha conseguito un master in Management presso la ESCP Europe Business School. I suoi romanzi hanno ottenuto un enorme successo editoriale, sono in corso di traduzione in più di 60 Paesi e hanno venduto più di un milione di copie. La serie tratta da questo romanzo è in produzione per Netflix.


  • Casa Editrice: Salani Editore
  • Traduzione: Camilla Falsetti
  • Genere: thriller
  • Pagine: 344

LA SUA VERITA’ di Alice Feeney

Resto seduto da solo per un po’ nella penombra, a finire il vino che lei deve aver lasciato qui intenzionalmente, sapendo che ne avrei avuto bisogno. Quando la bottiglia è vuota e la casa è di hiovo immersa nel silenzio, mi avvicino alla segreteria telefonica. E cancello il messaggio.
A volte mi sembra di non sapere più chi sono.

Trama

Ogni storia ha due facce. Quindi qualcuno mente. Sempre.

Il cadavere di una donna ritrovato in un bosco, con molteplici ferite d’arma da taglio e un braccialetto dell’amicizia legato attorno alla lingua. È la classica notizia di cronaca nera destinata a monopolizzare l’attenzione del pubblico, e l’esperta giornalista Anna Andrews dovrebbe essere entusiasta di seguire quel caso. Invece preferirebbe essere ovunque, piuttosto che lì. Perché il delitto è avvenuto nella cittadina in cui è nata e cresciuta e da cui è scappata a sedici anni senza guardarsi più indietro. E adesso, in quel bosco, c’è la ragione per cui ha dovuto abbandonare tutto, la causa di tutte le sue sofferenze, un ricordo del suo passato che avrebbe preferito tenere sepolto. Se i pensieri potessero uccidere, dovrebbero arrestarla subito…

Quando arriva sul luogo del delitto, il detective Jack Harper è convinto di sapere già cosa si troverà davanti. Invece gli basta lanciare un’occhiata alla vittima per rendersi conto che questo omicidio è diverso da qualsiasi altro su cui gli sia mai capitato d’indagare. Perché lui, quella donna, la conosceva bene. Da qualche mese, infatti, loro due avevano una relazione, ed erano stati insieme proprio quella notte. Jack è probabilmente l’ultima persona ad averla vista viva. Se i suoi colleghi lo scoprissero, lui diventerebbe l’indiziato numero uno…

Ogni storia ha almeno due versioni. La versione di lui e la versione di lei. La versione di Anna e la versione di Jack. Entrambi determinati a proteggere a ogni costo i loro segreti…


Recensione

Un gioco di specchi in cui il colpevole cambia volto continuamente, a seconda dell’angolazione da cui si guarda.  Un gioco di sospetti, che si accavallano, si intrecciano, si confondono. Un attimo crediamo di avere colto la verità. L’attimo dopo la verità è già volala via, portata via dagli eventi che si susseguono senza sosta.

Lui e lei. Un tempo erano sposati e avevano una figlia. Poi il sogno si rompe e ognuno va per la sua strada. Un odio sottile li divide per sempre. Rancore, nostalgia e rimorsi sono ostacoli troppo grandi per superare il dolore.

Lui, Jack,  è un poliziotto e scappa da Londra per rifugiarsi nuovamente nel piccolo centro in cui entrambi sono cresciuti. Lei, Anna,  resta a Londra, ad inseguire il sogno di diventare conduttrice della BCC. Per un po’ ci riesce, poi ripiomba nel purgatorio, a fare l’inviata. L’alcol è sempre più l’unica ancora che la tiene a galla, dopo la morte della figlioletta. E il passato è sempre più distante, e la allontana anche dall’anziana madre, che invece ha bisogno di lei.

Il passato è una zavorra troppo pensante. Anche se vogliamo dimenticare.

Quando una giovane donna viene assassinata brutalmente Anna e Jack devono fare i conti con quel passato. Con i ricordi dolorosi di una giovinezza ingrata, quando crescere è difficile e ancora di più integrarsi, farsi accettare dagli altri. Il desiderio di piacere può essere una calamita troppo potente, che ti spinge a dire e a fare cose che non avresti mai fatto, se non per compiacere qualcuno che ti sta a cuore.

Tutta la narrazione si svolge a due voci. La voce di Jack e la voce di Anna. Ognuno dà la sua versione dei fatti, fatti che si fanno confusi, nebulosi , a tratteggiare il sospetto che sia Anna che Jack abbiano qualcosa a che fare con l’omicidio. Nel racconto dei due si inseriscono anche i fatti del passato, che vanno a disegnare un quadro sempre più complesso. Chi è davvero Anna?  E cosa nasconde Jack?

Alice Feeney costruisce un thriller ad altissima tensione, che gioca con gli indizi come un prestigiatore con le sue carte, in un abbaglio continuo e destabilizzante. L’autrice è maestra nel far vedere al lettore solo ciò che vuole e sa manovrare i suoi sospetti che a fasi alterne si concentrano su Anna o su Jack, come in una ipnotica partita a ping pong.

Le pagine volano via, ma la soluzione  non si farà trovare facilmente. Saprà nascondersi. E poi farà capolino, occhieggiando al lettore un’idea che sembra essere la soluzione. Di chi ci fideremo? Chi dice la verità e chi mente?

“La sua verità” è un thriller che si svolge in un spazio di tempo assai limitato, dentro il quale l’autrice scava senza sosta attraverso la ricostruzione millimetrica degli eventi.  Con l’intento di confondere, abbacinare e sottintendere, la Feeney riesce a realizzare un romanzo al cardiopalma, in cui il sospetto diventa protagonista assoluto, sospeso tra un personaggio e l’altro, manovrato dai moventi che si affacciano alla mente del lettore, inconsapevole giudice e vittima sacrificale di un meccanismo perverso e geniale.

Una struttura inusuale, creata per tenere in pugno il lettore, dona a questo thriller il privilegio dell’originalità, che esalta una trama in fondo è addirittura banale, in cui il desiderio di vendetta spicca tra tutti gli altri insani desideri dell’uomo. E, in fondo, il male sta spesso dove non si giudica…


L’autrice

Alice Feeney è scrittrice e giornalista, e ha lavorato per quindici anni per la BBC come responsabile del settore Art & Entertainment. Nel 2016 si è diplomata presso la Faber Academy, la scuola di scrittura creativa nelle cui aule sono stati ideati alcuni dei bestseller più amati degli ultimi anni. Ha esordito con Ogni piccola bugia, un thriller tradotto in tutto il mondo, seguito nel 2019 da Ogni tuo passo.


  • Casa Editrice: Editrice Nord
  • Traduzione: Grazie Brundu
  • Genere: thriller
  • Pagine: 372

AMORE E FURIA di Samantha Silva

… ma sarei vissuta per reclamare quella gioia che mi spettava di diritto: la fiera, indomita, fosca, ribelle ed eccelsa gioia dell’essere umani.

Trama

30 agosto 1797. La levatrice Parthenia Blenkinsop ha fatto nascere innumerevoli bambini nel corso della sua carriera, ma quando arriva alla porta di Mary Wollstonecraft si stupisce di vedere sulla soglia la sua cliente con un sorriso rilassato, che non tradisce alcun terrore per ciò che l’attende. Le cose, però, non vanno come previsto: il parto presenta delle complicazioni e in breve Mrs Blenkinsop si trova a temere sia per la madre che per la fragile creatura appena venuta alla luce. Nei difficili giorni che seguiranno, per tenere in vita la sua bambina e darle una ragione per lottare, Mary tesserà il racconto della sua breve e avventurosa esistenza, spesa a battersi in nome dell’uguaglianza e della libertà. Figlia di un uomo violento e dispotico nei confronti della moglie e della famiglia, fin da ragazzina Mary cerca un’emancipazione economica che l’allontani il più possibile dal padre. Il riscatto sembra arrivare prima grazie all’amicizia dell’altolocata Jane Arden, e successivamente nel legame con Fanny Blood, con cui apre una scuola. Il suo scopo è quello di insegnare alle ragazze a coltivare sia il corpo che la mente, così da diventare indipendenti e contribuire alla nascita di un mondo in cui le mogli possano difendersi dalla tirannia dei mariti, oppure vivere alle proprie condizioni senza vedere il matrimonio come l’unica speranza per garantirsi un futuro. Assidua frequentatrice dei circoli liberali, nei quali farà la conoscenza del filosofo Richard Price, Mary consolida la sua figura tra i pensatori dell’epoca grazie a un’opera sorprendente e all’avanguardia, Sui diritti delle donne, considerata il primo manifesto femminista della Storia. Attraverso l’alternarsi delle voci di due protagoniste che, seppur in modi diversi, hanno messo la propria vita a servizio delle altre donne, pagina dopo pagina si costruisce il potente racconto di una madre disposta a tutto per consegnare nelle mani di sua figlia un mondo in cui sia possibile provare a vivere come ogni creatura desidera: libera.
Con una prosa radiosa e avvincente Samantha Silva rende omaggio alla folgorante esistenza di Mary Wollstonecraft, pioniera del femminismo e madre della romanziera Mary Shelley. Due donne che hanno cambiato il volto della letteratura.


Recensione

Mary Wollstonecraft è una figura emblematica nella storia dell’emancipazione femminile.

Nata e cresciuta in una famiglia povera e schiacciata dall’alcolismo del padre, Mary sviluppa fin da piccola una visione assai critica della società patriarcale e decisamente contraria all’istituzione del matrimonio, inteso come una gabbia che intrappola la donna, la sottomette all’uomo e la svilisce di ogni potenzialità creativa e intellettiva.

Le sue opere furono ardite, innovative, scandalose e del tutto anacronistiche per la società ed il pensiero del tempo. Eppure costituirono e sono tuttora i capisaldi del femminismo, inteso come pensiero  volto ad affermare l’individualità della donna, essere pensante e anima sensibile, e non più solo un gingillo per sollazzare l’esistenza dell’uomo. 

L’opera di Samantha Silva, lungi dal voler essere una biografia tour court, è la storia romanzata di questa donna, che precorse il tempo e lo spazio per rivendicare il diritto della donna a scegliere, ad educare il proprio pensiero critico, a determinare il suo destino anche senza un uomo al suo fianco.

La narrazione confonde storia e finzione in un gioco sottile, condotto in punta di penna, a sviscerare il pensiero della protagonista, che parla in prima persona della sua vita, delle passioni e della idee eversive che troppo spesso la relegarono a un ruolo di dubbio valore. 

Due i piani narrativi, quello di Mary e quello della sua levatrice, una donna semplice stregata dal potere ipnotico che Mary sprigiona, con il suo modo di vivere, di vedere e di percepire l’ambiente e la società. 

Un racconto a due voci che riesce senza sforzo nell’intento di rappresentare la genesi del pensiero femminista e l’enorme difficoltà di camminare controcorrente in una società gretta e intransigente .

Ciò che percepiamo dalla lettura è la profonda bellezza e l’enorme sconforto che trasuda da Mary, essere tormentato, solo, ma anche solido baluardo di un pensiero embrionale che promette di spaccare la roccia più dura con la perseveranza e la passione.

Il ritratto che esce della societa di fine del XXVIII secolo è un piccolo capolavoro di realismo e di impietosa e cruda aderenza alla verità storica.

Quasi impossibile immaginare come Mary possa aver scardinato le convinzioni dell’epoca senza essere schiacciata. Eppure lo ha fatto. Da sola, contro tutto e tutti. E il testamento struggente che lascia alla figlioletta è qualcosa di così forte da sbalordire e così sentito e coinvolgente da lasciare il segno.


L’autrice


Samantha Silva è una scrittrice e sceneggiatrice che vive in Idaho. Si è laureata alla Johns Hopkins University’s School of Advanced International Studies, e ha studiato per un periodo nella sede di Bologna, in Italia. I suoi racconti e i suoi saggi sono apparsi su One Story e LitHub. Un cortometraggio, The Big Burn, che ha scritto e diretto, è stato presentato in anteprima al Sun Valley Film Festival nel 2018. Attualmente sta lavorando all’adattamento per il teatro del suo romanzo di debutto, Mr. Dickens and His Carol.


  • Casa Editrice: Neri Pozza
  • Traduzione: Daria Restani
  • Genere: biografia
  • Pagine: 320

L’ARIA INTORNO A NOI di Tom Malmquist

Apro la finestra. Fuori tutto è calmo e silenzioso. Solo qualche macchina che passa in lontananza. Attorno ai lampioni fluttuano cristalli di ghiaccio. Non sembra nemmeno neve, sembra che l’aria si sia improvvisamente congelata.

Trama

È il 2010 quando Tom Malmquist legge su un vecchio quotidiano la notizia della morte di Mikael K., un uomo di trent’anni trovato senza vita in una grotta alle porte di Stoccolma. Omicidio o suicidio? Il fatto risale al 1991, quando Tom era poco più di un ragazzo, e il caso rimane irrisolto e viene archiviato. Dopo quasi vent’anni, Tom si documenta con l’intenzione di scrivere un libro, e via via scopre sempre più inquietanti analogie che lo legano alla vittima. Guidato da un’ossessione frenetica si trasforma in un detective irriducibile, e l’indagine diventa il suo unico traguardo, come se trovare un senso alla vita e alla morte di Mikael fosse la chiave per trovare un senso alla propria vita, e un nuovo inizio.

L’aria intorno a noi è un’inchiesta narrativa su un uomo senza qualità, nascosto nelle pieghe di un fatto di cronaca. Muovendosi con coraggio tra autofiction e true crime, Tom Malmquist riesce a rivelare il mistero di ogni vita, che negli occhi degli altri può prendere forma e consegnarsi alla potenza abbagliante dei ricordi.

Questo libro è per chi ha provato a indovinare il peso del suo cuore, per chi vorrebbe rendere omaggio a John May di Still Life, per chi torna ai luoghi d’infanzia dove si orienta seguendo solo la memoria, e per chi vorrebbe rendere eterno l’istante leggero e perfetto in cui si taglia un traguardo, quando la fatica sembra scomparsa e le gambe non hanno ancora smesso di correre.


Recensione

Malinconia, male di vivere. Margini che si accartocciano sulle solitudini, che sono tante e diverse.

Tom Malmquist scrive una sorte di biografia camuffata da fiction, che si snoda in una Svezia fredda e indifferente, lontana dalla sua facciata di perfezione. Tom è un uomo adulto, che svolge una professione dai confini poco delineati. E’ uno scrittore e scrivere è cura ma anche dannazione per la sua vita. Un’esistenza che sembra felice, destinata a scorrere senza attrito sui binari dell’abitudine.

Tom vuole dimenticare il suo passato, si illude di averlo fatto dal momento che è riuscito a sganciarsi da una famiglia opprimente e ha una compagna dalla quale aspetta un figlio. Ma il passato torna a bussare alla sua porta, la spalanca, offrendola ai venti gelidi dei ricordi. Un omicidio avvenuto vicino alla casa della sua infanzia, si riaffaccia ai suoi occhi. Un fatto molto oscuro, che non trovò soluzione ai tempi e che aprì gli occhi dell’opinione pubblica sulla morte assistita, un argomento spinoso, difficile da inquadrare e da comprendere.

Tom si getta a capofitto nell’impresa quasi disperata e ossessiva di rivangare il caso. Ascolta testimonianze, legge i rapporti dell’inchiesta e si lascia risucchiare dai fatti di quel lontano 2010. La vittima, Mikael, era molto sola, forse omosessuale, sicuramente preda di complessi e di psicosi di vario genere. Tanto da far sospettare di voler morire per mano altrui.

Sulle solitudini, sulle incomprensioni, sull’invisibilità dei chi vive ai margini si appoggia l’indagine interiore di Tom, che prende le mosse dal vecchio cold case per giungere ad affrontare i propri fantasmi. La paura di crescere, l’insoddisfazione di una vita che sembra destinata allo squallore, il disintegrarsi della famiglia. L’incapacità di comprendere se stessi, di trovare la propria strada sono i tarli che hanno azzannato la giovane vita di Tom e che tornano a dilaniare le sue carni, anche a distanza di anni.

Cercare l’assassino di Mikael, trovare un movente a quella sua morte assurda, diventa per Tom l’unico modo per scendere a patti con la sua giovinezza, con i suoi errori e le sue paure, in realtà mai guarite del tutto.

Il dolore ammanta le pagine di questo romanzo e un senso di asfissia lo avvolge strettamente. E’ difficile lasciar andare i ricordi che fanno male, Tom lo sa e solamente dopo molti anni complicati riesce in qualche modo a far la pace con la morte di Mikael e venire a patti con il suo passato oscuro.

L’aria intorno a noi è una miscela in cui l’ossigeno latita. Pesante, deprimente, senza speranza di un soffio salvifico che porti nuova vita. E’ l’aria della consapevolezza, l’aria dell’accettazione. L’aria che racchiude tutti gli odori del mondo, alcuni soavi effluvi, altri miasmi irrespirabili. L’aria che dobbiamo respirare, ad ogni costo. Adattando i polmoni ad una miscela di gas spesso velenosa.

Tom Malmquist ci circonda di parole piene di echi, che non riescono in nessun modo a trovare uno spiraglio di serenità. La sua scrittura è ottenebrata e ottenebrante. Chiusa, buia. Senza alcun cenno di vitalità.

Non c’è spensieratezza nella gioventù, né gioia nella vita adulta, presa in ostaggio dall’incertezza in ogni sua accezione. Solo il tempo può lenire i nostri graffi, salvandoli dalla cancrena. Solo il perdono riesce a risarcire le ferite e le ustioni, riconducendoci tra le braccia della terra, come in principio.


L’autore

Tom Malmquist (1978) è uno scrittore e poeta svedese. L’aria intorno a noi è stato pubblicato in numerosi pae­si, e NNE pubblicherà anche il suo romanzo d’esordio, In Every Moment We Are Still Alive, che ha vinto diver­si premi internazionali, fino ad arriva­re in vetta alla classifica del New York Times.


  • Casa Editrice: Enne Enne Editore
  • Traduzione: Katia De Marco
  • Genere: narrativa straniera
  • Pagine: 291

MAGNIFICA CREATURA di Antonella Boralevi

Guardavo e mi rendevo conto che l’universo dove avevamo abitato fino ad allora noi Valiani era invecchiato di colpo, disintegrato da quella musica che spaccava i timpani, dai liquidi colorati dentro ai bicchieri, dai balli sfrenati, dallo sfarzo, dallo sfoggio, da quella mania di fare, costruire, creare, inventare. Tutto nuovo, tutto moderno, come era nuova e moderna la casa che mia sorella aveva saputo escogitare. Tutto vibrava di energia, quella sera, nell’attico e superattico sospeso dentro un cielo di velluto. Non era una casa che si inaugurava, era una società appena nata che trovava il suo posto. E al centro, come sempre, c’era Ottavia.

Trama

Toscana, 1951. Luminosa e spavalda, Ottavia si sposa per il rotto della cuffia per evitare il marchio di zitella. Verdiana la spia dall’ombra, mangiata di invidia e di solitudine. Sono due sorelle, ma sono due opposti. Una sembra vincere tutto, l’altra non riuscire ad afferrare nulla. La loro grande famiglia, i Conti Valiani, cresciuti nel privilegio, ora incontra gli arricchiti Salvadori, che abitano la fatica di chi si è fatto da solo. Nell’Italia del boom, che ha voglia di entusiasmo e normalità, c’è una morale pubblica e ci sono i peccati privati. Cesare, il marito di Ottavia, non resiste a esibire le proprie libertà alla moglie, mentre lei, impeccabile e radiosa nel vortice delle feste, delle Prime, della scalata al successo, continua a portare con sé il ricordo di un grande amore perduto. Con l’arrivo di Verdiana al Palazzo di San Miniato le apparenze non si possono più salvare, e il gioco si farà sempre più feroce.

Il vento nuovo degli anni Sessanta, che nasce tra balli scatenati e idee impegnate, travolge tutti come la grande alluvione del 1966 a Firenze. Ma ogni tempesta porta con sé una seconda possibilità, il momento di scoprire la magnifica creatura che è nascosta in ognuno di noi e chiede solo di essere ascoltata.

Un romanzo che parla al cuore. Due vite intrecciate, tra amori che non finiscono e desideri irresistibili, in un paese che ricomincia a sognare. Quando arriva una seconda occasione, siamo pronti a riconoscerla?


Recensione

Una è il sole. L’altra l’ombra. Una è luce, l’altra buio.

Ottavia, splendente, volitiva, una stella che brilla e illumina tutto ciò su cui posa il suo sguardo. Bella, intelligente, sicura di sé. Certa di piacere e nata per compiacere.

Verdiana, scialba, grigia, consapevole di essere insignificante. Nata e cresciuta all’ombra di Ottavia, che acceca chiunque la guardi. Che crea ordine e perfezione dove c’era caos. Che rende succubi del suo fascino chiunque la guardi. Verdiana, seconda anche nelle attenzione del padre. Che cresce crogiolandosi nella sua invisibilità, costretta sua malgrado ad assistere ai continui successi di Ottavia.

Sono sorelle e sono nobili. Piccole principesse in un’epoca che affonda le sue radici nella povertà, nell’orrore della guerra, alla quale assistono impotenti e che cancella con un colpo improvviso di spugna sogni e speranza della giovinezza. Complici ma anche nemiche. Vicine ma corrose da una competizione sempre più accesa e infida.

Ottavia calpesta tutto e tutti per inseguire la felicità. Verdiana assiste alla sua scalata verso il successo come una spettatrice invidiosa, presa a cogliere in fallo la sorella per accaparrarsi una fettina di felicità e un po’ di attenzione.

Siamo nel 1951, la guerra è ormai quasi dimenticata. Ottavia si sposa con un parvenu , rozzo, insulso e bruttino. Le nozze servono per allontanare lo spauracchio del nubilato, una condizione abominevole per una donna. Negli anni cinquanta ci si sposa per avere una voce, seppur fievole, nella società. Ci sposa e si affronta con stoicismo lo spauracchio dell’infelicità. Ma Ottavia è una stella che non muore. Ottavia è un animale che si adatta al destino che gli tocca. Si ambienta e riesce a trarne vantaggio. Non smette di ammaliare, anzi, accresce il suo fascino e ostenta il successo.

Verdiana invece appassisce e si innamora dell’uomo sbagliato. Si concede gioie fugaci e aberranti  e finisce per soccombere e per crogiolarsi nella sua mediocrità. E’ una vipera che morde per difendersi ma che perisce del suo stesso veleno. Una vita piatta, banale e inutile. Invisa da tutti, invecchia intrappolata nella sua perfidia e nella sua iniquità.

Intorno a loro c’è l’Italia del dopoguerra.  Gli anni della rinascita, del boom economico. Delle automobili, del frigorifero, del boogie woogie, dei primi timidi accenni di un femminismo che si svilupperà a pieno titolo solo più avanti.

Gli anni in cui tutto diventa possibile. Anni intrisi di ottimismo, di voglia di fare, di desiderio di felicità e di passioni da liberare, senza filtri né freni inibitori. Anni in cui Ottavia fiorisce e Verdiana perisce. Ma la sorte ha un asso nella manica e a volte sovverte un destino che sembra segnato. Ci saranno vecchi e nuovi amori, passioni smodate e scomode. Fughe, ritorni. E nascondersi, per poi scoprirsi. Crescere, cambiare, aprire gli occhi. E concedersi il lusso di soccombere, di fallire. Di tornare al punto di partenza. Di lasciare andare. Di rimediare e di rinascere. E magari anche perdonare il torto più grande. E ricominciare a vivere.

Antonella Boralevi si conferma artefice di una storia che toglie il fiato e il sonno. Deliziosamente incastonata in un’epoca recente seppur lontanissima dal nostro presente, la storia della famiglia Valiani è un gioiello narrativo senza pecche, capace di far volare il lettore e di catapultarlo in una storia vivida, appassionata e meravigliosamente caratterizzata.

E’ ancora Verdiana che tiene in mano le redini della narrazione e che ci regala un punto di vista insolito, quello della sorella sfortunata, che subisce gli sgambetti di un destino che l’ha vista nascere e crescere in un cono d’ombra. Ed è ancora lei che scava nella sua memoria e ricostruisce gli anni della rinascita e del riscatto con un ritratto vivido e ammaliante.

La prosa, impeccabile e prodiga di colpi di scena, regala un affaccio privilegiato sugli umori e le speranze delle donne e degli uomini degli anni ruggenti. Le prime ancora vittime di un ruolo che inizierà via via a stare loro sempre più stretto. I secondi attaccati ad un’ideale distorto di virilità e ad un’immagine di donna che si sta progressivamente sgretolando.

Antonella Boralevi riesce nell’impresa di prendere il meglio da tutti i suoi protagonisti, nonostante alcuni di loro abbiano un contegno discutibile. Ed estrapola il meglio anche dalla nostra Italia, fulgida e intraprendente nell’epoca che più di tutte l’ha vista brillare.

Non mi rimane che chiedermi chi sia la meravigliosa creatura alla quale la Boralevi allude nel titolo di questo secondo capitolo della saga dei Valiani. Ottavia, con la sua aura di perfezione e stupore? Verdiana, che sopporta l’amarezza di una vita vissuta ai margini della storia? L’Italia, che risorge fulgida dalle macerie della guerra? O forse Diomira e Ida, nate serve e divenute donne consapevoli e realizzate?

Ecco, io penso che la magnifica creatura siamo noi. Noi che non ci arrendiamo, che crediamo ancora nel potere salvifico della lettura, che rileggiamo la nostra Storia per trarne una lezione e per migliorare il domani. Noi, che sappiamo ancora immaginare, che preferiamo la parola scritta alle immagini preconfezionate. Noi che ci concediamo di sognare a occhi aperti. Noi che leggiamo una storia tessuta da chi ha mantenuto la voglia di narrare e di stupire. Una storia incantevole che è parte della Storia.


L’autrice

Antonella Boralevi è autrice di romanzi, racconti, sceneggiature, saggi. Ha portato in televisione il talk show di approfondimento emotivo. Tiene rubriche su quotidiani e settimanali. Il suo Lato Boralevi esce ogni giorno sul sito della “Stampa”. Commenta su “Huffington Post”. Tra i suoi romanzi, Prima che il vento (2004), Il lato luminoso (2007), I baci di una notte (2013), Chiedi alla notte (2019), La bambina nel buio (nuova edizione La nave di Teseo, 2019). Con Tutto il sole che c’è (La nave di Teseo, 2021) ha creato una saga di grande successo. È tradotta in Germania, Francia, Giappone, Russia. Magnifica creatura è il suo ventitreesimo libro.  


  • Casa Editrice: La Nave di Teseo
  • Collana: Oceani
  • Genere: narrativa italiana
  • Pagine: 476