IL BUIO DENTRO di Antonio Lanzetta

“La morte non aveva voce. Era silenzio, freddo, abbandono, una ferita aperta, il sangue spillato da una lama. La morte era il tempo che rallentava la sua corsa, l’odore di polvere da sparo, un grido che echeggiava all’infinito. La morte era conoscenza, lucida consapevolezza che la fine si sceglieva da sola”

Primo atto di una apprezzata trilogia, “Il buio dentro” ha fatto rimbalzare il nome dell’autore un po’ dappertutto, registrando unanimi consensi nei lettori, verso una storia di quelle che ti tengono incollato alle pagine, suscitando curiosità e rendendoci vittima dell’urgenza di leggere questo romanzo, urgenza che si è fatta strada anche in me e mi ha spinto a procrastinare altre letture per consentirmi di colmare quella che fino a ieri sentivo essere una incolmabile lacuna.

TRAMA ➡️ Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita.

Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di sempre, Stefano e Flavio, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, riportandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.

RECENSIONE ➡️

Ho iniziato la lettura di questo romanzo sapendo che non mi sarei staccata facilmente dalle sue pagine e così è stato. Nel romanzo ho trovato molte storie che hanno riportato anche me indietro nel tempo, all’estate del 1985, quando anch’io (ahimè lo confesso!) ero una ragazzina che con fatica provava a crescere e a costruire delle idee e delle aspirazioni. Ecco che magicamente ho fatto la conoscenza di Damiano, Flavio, Stefano e Claudia, protagonisti di questa avvincente storia.

Ho iniziato la lettura di questo romanzo sapendo che non mi sarei staccata facilmente dalle sue pagine e così è stato. Nel romanzo ho trovato molte storie che hanno riportato anche me indietro nel tempo, all’estate del 1985, quando anch’io (ahimè lo confesso!) ero una ragazzina che con fatica provava a crescere e a costruire delle idee e delle aspirazioni. Ecco che magicamente ho fatto la conoscenza di Damiano, Flavio, Stefano e Claudia, protagonisti di questa avvincente storia.

Nella torrida estate del 1985, in un piccolo paese del Sud arroccato sulle colline davanti al mare, troviamo Damiano, un giovane insicuro che sta scoprendo la sua sessualità, che è consapevole delle sue debolezze e della sua difficoltà di accettare di essere diverso da come la società del momento lo vorrebbe. C’è Stefano, figlio di un faccendiere, che sa di essere destinato ad ereditare il lavoro del padre, nonostante desideri fuggire da una realtà che non gli sta bene addosso. Flavio, una figura centrale nelle vicende del 1985, un ragazzino dal passato difficile e dal presente altrettanto complicato, che nelle pagine del romanzo compie la sua personale evoluzione fino a diventare uomo. E poi c’è Claudia, un soffio d’aria primaverile, freschezza e sensualità insieme, candore e consapevolezza della sua forza. Per lei, nel suo nome, si compie il destino dei suoi tre amici, che in quella torrida estate vivranno per mai dimenticare e affronteranno un futuro incerto.

Nel presente Damiano è “un corpo spezzato che si trascina in mezzo ai vivi”. Spezzato nel corpo ma soprattutto spezzato nell’anima. La rabbia, mai sopita, derivante dell’omicidio della sua giovane amica lo ha spinto a diventare “lo sciacallo” un giornalista che utilizza le storie di cronaca nera per riversarle nei suoi libri. Stefano è un uomo ambiguo, infelice. Seppur realizzato nel lavoro, vive all’ombra di un rimpianto, che solo alla fine si appalesa.

E poi c’è Flavio, cresciuto anch’esso con i suoi fantasmi e assetato di verità, al pari di Damiano.

In questo romanzo non c’è nessun commissario, nessun ispettore, nessuna figura istituzionale chiamata a svolgere un’indagine. In questo romanzo l’indagine è ufficiosa ed è inoltre attrice non protagonista, restando seconda rispetto alla personale indagine condotta da Damiano.

Nel romanzo spiccano i sentimenti dei protagonisti, il loro vissuto e il loro dolore, che da solo è sufficiente a spingerli verso la verità. Perché ne “Il buio dentro” sono le dinamiche interiori dei protagonisti, durante l’estate del 1985, a guidarli verso l’assassino. Questo particolare, davvero ardito per certi versi, fa del romanzo un vero capolavoro.

Questa è dunque una storia di amicizia, di crescita, di maturità, di formazione. E nella storia c’è ampio spazio per una deviazione, una stortura, un terribile inciampo, che fa di un ragazzo un assassino. E la crudezza di alcune immagini, il dolore, la deviazione umana sono oasi di buio in un mare azzurro di confortante amicizia. A tratti il buio oscura la vita dei nostri personaggi, a tratti la loro giovinezza, la loro semplice vita riporta serenità, quotidianità e normalità in un oceano di sofferenza e di follia.

Ma c’è anche spazio per un puro sentimento familiare che salva un giovane orfano dalla solitudine, per i primi battiti del cuore, per la solidarietà e per l’amore.

Insomma, avrete capito che Antonio Lanzetta ha confezionato un grande romanzo!

Vi do appuntamento tra qualche giorno per leggere la recensione del secondo romanzo della trilogia “I figli del male”.

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